Questa notte sotto l'immensa nevicata c'era un fantasma che si aggirava lassù, su, in cima al Montepratello e sulla neve fresca, immacolata, non violata dai cingoli dei gatti, è sceso giù. Curve strette, serpentine, raggio corto sul muro della Direttissima e poi con un sol piede a collaudare la piccola variante “mondiale”; continuando al cospetto di nessuno si è infilato sul tratto centrale della grande e lunga pista con curve più lunghe da gigante e poi da super G e poi ancora qualche centinaio di metri in libera discesa. Era una poesia vederlo scendere, l'eleganza dei gesti sportivi sublime. Le piante cariche di neve si sono inchinate al suo passaggio, l'armonia dei gesti si è impressa sulla neve con due solchi paralleli. Alla fine del percorso, come per incanto, quei solchi avevano scritto delle parole, dapprima indecifrabili, poi un unico raggio di luna ha bucato le nubi tempestose e ha illuminato quelle parole con un percorso veloce, come quello tracciato in quel pezzetto di discesa libera: DIRETTISSIMA LEO GASPERL. Questo ha scritto il fantasma, queste parole ha illuminato velocemente il raggio di luna.

Lo so, è un sogno, è un sogno bellissimo, riservato a pochi, a pochissimi, anzi a nessuno, ma che dico, solo a me.

 

 
 
 
 
E poi consentitemi di aggiungere, collegato con l'articolo che segue, quello di stamane del giornale Nuovo Molise, dove Ugo è stato dipinto così: