Per l’amore che ha verso i nostri Altopiani, verso la nostra gente, Ugo su Facebook ha creato un gruppo dal nome: ALTOPIANI MAGGIORI D’ABRUZZO: idee, parole e fatti per un unico intento. Le prime parole che ho scritto agli “amici” sono così.
 
 
Ieri sera ho ricevuto la telefonata di un caro amico, il dott. Ascanio Di Giacomo, medico condotto di Rocccaraso per dodici anni, dal 1963 al 1975. Ascanio vive da allora a Roma, dove ha continuato la sua professione e così è diventato membro dell'Associazione Abruzzese della Capitale; è in pensione e si diletta, con gli altri soci ad organizzare eventi nell’ambito dei fini istituzionali dell'Associazione. Il dottore ha telefonato per invitarmi il 9 febbraio ad una serata all’insegna di Teofilo Patini, il pittore nato a Castel di Sangro, ma di genitori roccolani, che lì si erano trasferiti intorno alla metà dell’Ottocento. Nel 2005 ero stato ospite dell’Associazione, dove fui chiamato a presentare il mio libro 1943 Roccaraso kaputt!
Il dott. Di Giacomo, mentre mi illustrava la sequenza degli interventi della serata romana, ad un certo punto, come suo solito, è scivolato sui ricordi roccolani e mi ha edotto su una iniziativa che assunse quando era presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Roccaraso. In estrema sintesi, lui propose di riunire le tre Aziende, di Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, in un’unica azienda, che rappresentasse i nostri Altopiani Maggiori ed operasse in un unico intento per la nostra industria dell’ospitalità. Non riscosse successo, perché semplicemente da allora ad oggi nulla è cambiato nel modo di pensare e di agire tra la nostra gente e soprattutto di coloro che abbiamo chiamato a rappresentarci.
Nobilissima iniziativa quella del dott. Ascanio Di Giacomo, scevra da interessi personali, infatti il 25 novembre del 1975 lasciò Roccaraso per sempre. Io non avevo mai avuto notizia della sua proposta e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso se solo si pensa che eravamo alla metà degli anni ’70 e in quasi quarant’anni se si fosse dato seguito alla unificazione delle tre strutture turistiche, oggi, ne sono certo, non ci saremmo trovati nelle condizioni in cui siamo. Detto molto semplicemente: in posizioni di retroguardia, con tutto quello che ne consegue e che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle a prescindere dalla profonda crisi economica del momento.
Circa tre anni orsono i quattro comuni, compreso quello di Rocca Pia, hanno prima predisposto un Piano marketing per il rilancio dell’offerta turistica, poi si sono dimenticati di averlo fatto ed il piano di promozione turistica è rimasto nei cassetti delle scrivanie dei sindaci. Atto di una gravità inaudita, se solo si riflettesse sul fatto che uno di loro, durante la sua ultima campagna elettorale, non ne ha voluto parlare ai suoi elettori per paura di perderli. A questo punto siamo arrivati? Questa è follia. E’ un atto che accoppiato al disinteresse, poi dimostrato dagli altri e tre, ha portato allo sfascio totale della nostra industria dell’ospitalità. E quel che è più grave che in questa deprecabile situazione si stanno inserendo interessi diversi da quelli che devono contraddistinguere la vita dei nostri quattro paesi, cioè quelli di chi vuole mettere le mani sulle nostre montagne e sui nostri altopiani.
E allora, cari amici, forti dell’insegnamento del dott. Di Giacomo, coscienti di quello che vi ho raccontato, muniti dell’entusiasmo che dovete scovare dentro di voi, della tenacia di montanari incalliti, del vivo desiderio di camminare finalmente insieme, stretti per mani, diffondiamo lo spirito che è necessario per far sì che questi ALTOPIANI MAGGIORI D’ABRUZZO entrino nell’immaginario collettivo dei flussi turistici, che tanto beneficio devono riservare alla nostra economia.
I giovani, sì sono loro che devono incontrarsi, discutere, proporre idee e concretizzarle, assumersi le responsabilità che gli competono dall’alto della loro preparazione culturale. Oggi tutti hanno studiato, hanno aperto le loro menti, moltissimi si sono laureati e nessuno più deve guardare al campanile del proprio paese, se non per apprezzarne le linee architettoniche. I tempi di Ascanio Di Giacomo, purtroppo, si sono allungati fino a ieri sera. Non può essere così, ne va di mezzo la nostra vita, la vita delle nostre famiglie, delle nostre strutture ricettive, commerciali, impiantistiche. Abbandoniamo per sempre quelle stupide rivalità che spesso sfociano in foglietti con scritte offensive, deleterie per la vita della nostra gente. Non è possibile che ciò accada. Chi se ne è fatto carico, abbi la forza di riflettere e di abbandonare questo deprecabile sistema che disgrega ogni cosa e che inevitabilmente si ritorce contro chi ne è stato autore. Basta! Se è vero che ci sono stati fatti che hanno sfociato con episodi che nessuno di noi avrebbe mai voluto accadessero. Roccaraso ne è un esempio lampante.
Stringiamoci le mani e crediamo nel fatto che non è possibile pensare a comunità allargate all’infinito, quando la storia ci insegna che ciò non ha prodotto alcun risultato concreto. Se non riusciamo a dialogare e agire in quattro, sono certo che non riusciremo, per l’ennesima volta, a raggiungere l’obiettivo in un numero maggiore.
E per addolcire e predisporre all'obiettivo evocato i vostri animi, vi offro un pezzetto di dolce virtuale, quello ispirato a un fiore che tra un po’ riapparirà sulle nostre cime. E’ la Pulsatilla. Adottiamola tutti e quattro i paesi quale simbolo degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo.
Un fiore, candido come la neve, col cuore giallo come il sole. Cosa c’è di meglio da offrire ai nostri ospiti?
 
P.S. E non chiedetemi il gioiello, perchè anche se virtuale è prezioso, e come tale...