Umberto di Savoia, con la sua presenza assidua a Roccaraso, aveva imparato a conoscere queste montagne, le aveva salite e discese con gli sci infinite volte insieme ai nostri bravi ed esperti sciatori, ma lo fece anche e soprattutto con gli altri pionieri dello sci, nobili, professionisti, gente importante
che frequentava Roccaraso o che insieme a lui incominciarono a frequentarla. Tutti insieme diedero lustro alla nostra industria dell’ospitalità e con la loro presenza contribuirono a collocarla tra le primissime località della montagna italiana. Svizzeri, austriaci, tedeschi, scandinavi, vennero qui per gareggiare nelle importanti manifestazioni che si svolgevano; il Principe era quasi sempre presente e la coppa per il vincitore portava il suo nome. Egli sollecitò la costruzione della slittovia e la inaugurò compiendo la prima discesa sulla pista “Napoli”. Voleva bene alla nostra gente e la gente voleva bene a Umberto.
Per tutte queste ragioni il Consiglio Comunale nella seduta del 31 marzo 2003, con la deliberazione n. 1, ha conferito al Re Umberto II di Savoia la Cittadinanza Onoraria di Roccaraso alla memoria.
Verso la metà degli anni settanta la Signora Giacinta, moglie di Gianni Scapagnini, uno dei pionieri napoletani dello sci a Roccaraso, andò a visitare la città di Madrid. Erano con lei alcuni amici napoletani, tra i quali il conte Tommaso Leonetti e la moglie Laura che frequentavano il Principe di Piemonte e la consorte Maria Josè ai tempi della loro permanenza a Napoli.
Incontrarono il Principe di Siringano, chiamato amichevolmente Lupetto, il quale conduceva una vita mondana che lo portava a frequentare ambienti aristocratici, donne avvenenti e luoghi rinomati per il turismo d’élite. Egli organizzò una cena presso il circolo tennis locale, per far incontrare con gli amici napoletani di un tempo, Umberto di Savoia, esule in Portogallo, anch’egli in soggiorno a Madrid.
Ci furono le presentazioni, ognuno ricordò al Principe il suo status nobiliare e i momenti felici trascorsi insieme negli anni trenta a Napoli. La signora Scapagnini non potendo vantare titoli nobiliari si trovò un po’ in imbarazzo. Quando giunse il suo turno disse semplicemente: “Sono la signora Giacinta Vicinanza, moglie di Gianni Scapagnini”. E mentre stava per aggiungere: “Colui che a Roccaraso la accompagnava a sciare insieme agli altri amici napoletani”, fu bloccata da un immediato e caloroso abbraccio del Re, che la strinse per alcuni istanti. Quando Umberto si sollevò, alcune lacrime scendevano sul suo volto e una forte commozione fu subito notata nei suoi atteggiamenti. “Roccaraso… Gianni, Mario, Emilio…”e così via dicendo pronunciò molti dei nomi con i quali si incontrava sulla “montagna di Napoli”.
Si accomodarono e durante la cena, oltre alla nostalgia per il periodo napoletano, l’argomento che il Re trattò con maggiore passione fu il ricordo di Roccaraso. Raccontò delle liete giornate trascorse sulla neve ed in paese; parlò dell’Albergo Savoia e delle serate trascorse a parlare di sci, quando analizzavano, scherzando, le capacità tecniche di ognuno di loro; parlò delle gare di fondo e di salto alle quali aveva assistito. Anche il ricordo di donne leggiadre, che frequentavano Roccaraso e il “suo” albergo, riempì quei discorsi. Racconta la signora Giacinta che un particolare pensiero il Re lo rivolse ai Roccolani. Ricordò come essi erano premurosi e affettuosi nei suoi confronti. Egli dimostrò che non lo aveva dimenticato. Disse che Roccaraso la portava nel cuore. Lì aveva passato alcuni dei momenti più belli della sua vita. Momenti di divertimento, di sport, di incontri indimenticati, di fatica. Si, di fatica sportiva. Un nome quella sera fu ricorrente: la “Selletta”. Il culmine della montagna per raggiungere l’Aremogna. Il culmine della fatica. Una fatica che rendeva esausti, ma felici. Dove presso il piccolo rifugio di Egidio Del Castello si fermava a bere qualcosa prima di scendere verso il Piano dell’Aremogna; e quel rifugio, posto a quota 1.650, su una distesa incontaminata ed accecante di neve e sovrastato da un incomparabile manto azzurro, non era il miraggio della fatica.
Qualche tempo fa, dopo che avevo già pubblicato il libro Roccaraso la stagione della neve, mi ha raccontato il Sig. Berardo Tassoni di Teramo, il quale in quegli stessi anni era stato a Cascais, che il Re durante un incontro gli chiese notizie sull’Abruzzo e sull’intitolazione di una strada di Teramo al Prof. Raffaele Paolucci. Poi aggiunse: Ma lei conosce Roccaraso? Ci và? Il Sig. Tassoni rispose che ci era passato solo una volta per andare a Napoli. A quel punto il Re, con lo sguardo perso nel vuoto, pronunciò commosso alcune parole: “Bella piazzetta, bravissima gente e bianca, bianca di neve”.
Grazie Umberto, anche Roccaraso non ti ha dimenticato.