E’ ormai inverno e ” la stagione della neve” sta per incominciare, speriamo al più presto, per tutti: per le montagne e gli altopiani che vogliono indossare il candido abito della festa; per i ragazzi che incominciano a sognarla sempre più di frequente; per i maestri di sci e gli allenatori, quelli delle scuole e i liberi professionisti; per gli atleti dello sci; per gli impiantisti, per gli albergatori, per i commercianti e i ristoratori, per gli occhi e il cuore di tutti noi.
Scendi o neve, immacolata e avvolgente, entra nel nostro respiro e toglici il fiato; stendi il tuo soffice e spesso mantello, ricamato di una miriade di fiocchi, in ogni luogo, porta con te tanti sciatori. Rinnova o neve il rito centenario originato dai fratelli Smith, facci rivivere i ricordi di un tempo e allieta il nostro sguardo verso uno splendido futuro. Lì, o neve, oltre i tuoi mille e mille fiocchi io già vedo i velocisti dello sci scendere in picchiata sulla Direttissima di Monte Pratello per le prossime gare Europee e ancora più in la i giovani, i cosiddetti Juniores dello sci Alpino Mondiale, scendere in mille e mille curve, strette o arrotondate, tra i pali degli slalom o veloci come saette tra quelli radi delle velocità, sulle piste del Lupo, sulla Cielo Alto, su quella che speriamo da Direttissima si chiamerà Leo Gasperl.
Quei “due solchi sulla neve lunghi 100’anni” si moltiplicheranno di nuovo, s’intrecceranno sulle montagne del Comprensorio delle Cinquemiglia, dove a primavera qua e la spunteranno come sempre le Pulsatille.
Sì, è il bianco che ci piace, quello freddo e soffice della neve abbagliato dal sole o quello candido e punteggiato di un giallo solare come quello dei nostri fiori.
E’ il mistero della natura che si rinnova, che deve rinnovarsi e io sono fiducioso che presto accadrà. Accadrà ancora una volta.
Ma tu, roccolano devi essere partecipe di questa magia. Devi impegnarti per esaltare ogni cosa e ogni atto di questo rito centenario. Non puoi restare ad aspettare la neve. Non puoi pensare che gli sciatori arriveranno comunque. Devi chiamarli, devi accoglierli, devi dargli tante cose e ancora di più, devi coccolarli, devi farli sentire parte di noi, devi raccontargli il nostro passato antico. E per far questo completamente devi collaborare con gli altri, in una gara dove è importante partecipare tutti, ognuno con le proprie forze, con il proprio sapere e con la propria intelligenza, con la propria fantasia, con la propria intraprendenza, coscienti però che solo tutti insieme potremo vincere, potremo tornare ad essere grandi. E’ questo che oggi ci manca, troppe ruggini intorpidiscono il cervello di tutti. Basta, è ora di scrostare ogni angolo della nostra mente e del nostro cuore.
E poi, la neve, candida, immacolata, non devi sporcarla, trasformarla in qualcosa di indefinito, fa che scricchioli sotto i nostri piedi, insegna al turista che cammina lungo le nostre strade e marciapiedi ad ascoltare la sua sinfonia che si sprigiona prodigiosamente sotto le sue scarpe; sono mille e mille suoni che affermano l’inverno, che affratellano chi la calpesta. Ma se c’è il sale, se stendi ogni dove e ogni dì l’inutile e dannoso cloruro di sodio, tu rovini ogni cosa, tutto diventa appiccicoso e lurido; è un’offesa alla natura, è un’offesa all’immacolata dignità della neve: non ammazzarla, altrimenti rischiamo che non scenderà più, che andrà a cadere in altri luoghi, dove la rispettano, coccolano anch’essa, la spalano dolcemente davanti a ogni casa, la scostano o la rilanciano nell’aria con gli spartineve lungo le strade se il buon Dio gliene manda tanta. Lo facevamo anche noi, eravamo amici della neve, poi siamo impazziti. Non è così che si agisce. Lasciamo che mettano il sale lungo la viabilità principale, ma preserviamo le strade, i marciapiedi, le piazze del paese e i pavimenti delle nostre case dallo sfacelo. Un po’ di neve sotto i piedi è salutare. Montiamo pneumatici appositi o catene a seconda l’occorrenza.
Ricordo la mia maestra che montava le catene sotto le sue scarpe per non scivolare e filava dritta verso la scuola… purtroppo con nostro grande rammarico.
Evviva la neve!
Evviva “la stagione della neve”!

Anni '30, largo Luigi di Savoia.

 Davanti al mitico Caffè Ragno giovanissimi turisti si sono "sporcati" di neve.