Il trenino rosso del Bernina e il nostro che non c'è più
Provate ad immaginare se la nostra gente, operatori turistici, amministratori e politici si impegnassero a fare il loro lavoro, così come lo hanno fatto e continuano a farlo quelli della Valtellina o dell’Alto Adige - ad esempio - per cercare di risollevare le sorti dell'industria dell'ospitalità soprattutto estiva,
ma anche delle cosiddette stagioni di mezzo, e rimettessero in esercizio il treno, praticamente fermo, che sale da Sulmona sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, per arrivare fino ad Isernia, per fini turistici. Si consentirebbe, in una maniera assolutamente originale e attraente, anche attraverso la necessaria attività di marketing, ai turisti, escursionisti a piedi o in mountain-bike, con l’opportuna organizzazione di sentieri, rifugi, attrezzature, di inoltrarsi sui prati, nei boschi e di arrivare sugli stupendi balconi panoramici offerti dalle montagne che ci circondano, per conoscere la flora ricca di fiori e piante inimmaginabili, di inoltrarsi in luoghi toccati dalla storia dei briganti o devastati dalla furia dei soldati della Wehrmacht. Altro che crisi e sofferenza dell’economia di questa zona! Si metterebbe in moto un circuito virtuoso che abbraccerebbe tutto il corso dell’anno, con riflessi positivi soprattutto sulle necessità lavorative delle giovani generazioni, che più di ogni altro soffrono, non solo questo difficile periodo economico generale, ma anche la prospettiva di dover abbandonare la propria terra, nonostante la loro preparazione, capacità, intraprendenza ed entusiasmo di cui ognuno di loro è ricco. Il trenino che da Merano risale la Val Venosta è stato riattivato e già qualche milione di turisti si è recato in Alto Adige per salirci sopra e arrivare a percorrere i sentieri che si snodano in mezzo alle piantagioni di mele o che si inerpicano sui contrafforti alpini.
Il famoso trenino del Bernina sale da Tirano, in Valtellina, fino a St. Moritz attraversando, carico di viaggiatori curiosi e interessati, luoghi incomparabili, tra laghetti alpini, ghiacciai e cascate spumeggianti; alcune carrozze sono scoperte d’estate o chiuse dai vetri d’inverno e consentono ai viaggiatori di arrivare con lo sguardo dove mai immaginerebbero di guardare. Quello che tornerebbe a salire da Sulmona verso Isernia passerebbe sotto le pareti scoscese della Maiella,
del Porrara, dove si possono raccogliere perfino i mirtilli, rari sulle nostre montagne; lascerebbe i turisti alle stazioncine di Palena e Rivisondoli per farli salire sui tanti sentieri tracciati verso Monte Secine e Monte Tocco; attraverserebbe gli Altopiani Maggiori per condurre gli escursionisti alla stazione di Roccaraso e metterli di fronte alle montagne che la circondano per arrivare fino a Monte Greco; consentirebbe ai viaggiatori, magari fermandosi alla stazione intermedia di Sant'Ilario, di conoscere dove passava la Linea Gustav, con i suoi ricoveri, trincee, scavi per postazioni di cannoni e armi antiaeree; porterebbe i più curiosi ed intraprendenti ad inoltrarsi nella “spaccata” di Chiarano per ripercorrere i passi dei briganti fino al laghetto morenico di Pantaniello e poi nel Molise per andare a cercare tartufi, ammesso che abbiano al loro seguito gli indispensabili cani. Non voglio più continuare, perchè desidero lasciare alla immaginazione di chi legge questa pagina il vagare in un mondo affascinante che noi non siamo in grado di mostrare in tutta la sua naturale bellezza. Non ci sono parole per raccontare quello che ci circonda, quanto siano salutari e appaganti le gocce di sudore che non consentiamo che scendano dietro la schiena di chi l’ha girata per recarsi in altri posti più organizzati e accattivanti. Cari concittadini, cari abitanti e politici di questo territorio, se quel treno, oggi praticamente fermo, non corre come in altri luoghi, sui suoi binari, foriero di nuovi orizzonti e di nuovo benessere, la colpa è solo nostra; se l’economia della zona ristagna, mentre in altri posti è rigogliosa,
allora chiediamoci se non è il caso di fare ammenda e incominciare a ricostruire un percorso virtuoso, sulla scia di quella che fu la genialità del nostro illustre concittadino l’onorevole Giuseppe Andrea Angeloni. Lui non sedeva sullo scranno del Parlamento per parlare del nulla o per litigare inutilmente, come oggi accade nelle varie aule intorno a noi, a incominciare da quella della Comunità Montana. "Sorde e grige", le avrebbe definite Mussolini. Il barone Angeloni lottò con tutte le sue forze per far valere idee nuove, efficaci, che riscattassero, attraverso la "sua" vaporiera, la vita magra degli abitanti di queste montagne, ma anche le attività imprenditoriali legate all'industria armentaria.