Una nuova e diversa strada per rilanciare l’industria dell’ospitalità di Roccaraso e degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo.

“Un albergo con 50 stanze, bar, ristoranti, discoteche, piscine e solarium inseriti in un modernissimo centro di equitazione. E’ la Città del cavallo, il nuovo progetto urbanistico che dovrebbe cambiare il volto a Roccaraso… e poi, continuando: un complesso incentrato sull’attività di un grande maneggio dotato di ogni spazio e attrezzatura per gli sport ippici…”.
Letto così l’articolo scritto da Claudio Lattanzio lunedì 5 agosto u.s. sul quotidiano Il Centro, con il titolo – Un centro equestre per rilanciare il turismo – appare, nel suo contenuto, come la panacea di tutti i mali, soprattutto estivi di Roccaraso, che è quasi irrimediabilmente, se non irreversibilmente avviato a vedere peggiorare sempre più l’afflusso turistico, che un tempo fu caratterizzato da una frenetica attività di ospitalità. Se poi si riflette per un attimo sui sostantivi indicati al plurale, dei vari servizi che dovrebbe offrire la “Città del cavallo”, allora veramente c’è da crederci nella rinascita (finalmente!) dell’attività di ospitalità di Roccaraso, così arricchita di nuovi e più moderni servizi; dei quali, in taluni casi, se ne sono perse le tracce (discoteche) o sono apparsi come un lumicino perso nell’oscurità (piscine). Viene da pensare, poi, che il tutto, unito ad una presenza massiccia di variopinti quadrupedi, vedrebbe la frequenza di una clientela di prim’ordine, qual è quella legata indissolubilmente al nobile animale: il cavallo.
Ma… purtroppo si, c’è un “ma”. Infatti ho dimenticato volutamente di trascrivere l’inizio della frase scritta da Claudio Lattanzio.
Che cosa c’era scritto in quell’articolo? Presto aggiunto: “ROCCARASO. Cento appartamenti,…” E qui cade l’asino. Anzi il cavallo. Anzi i cavalli: tutti, e con loro tutti i sospirati turisti “di qualità” che dovrebbero rincominciare a popolare la Roccaraso estiva e perché no, primaverile ed autunnale.
Credo che sarebbe sufficiente fermarsi qui, perché chiunque è in grado di capire che quelli non sono altro che “Cavalli di TROIA”, che riverserebbero, una volta “sbarcati” in una delle zone più belle e incontaminate che congiunge i tre paesi dell’Altopiano: Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, una nuova e devastante colata di cemento, che nulla ha a che fare con il rilancio dell’industria dell’ospitalità degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo.
La bontà dell’iniziativa è vero c’è, eccome! Se ci si ferma alla prima frase che ho riportato, senza la nefasta aggiunta, e soprattutto sarebbe una iniziativa da 30 e lode se invece di quelle 50 stanze se ne costruissero un po’ di più, magari di alta qualità. Insomma qualche “vero” quattro stelle e perché no, visto che parliamo di gente che esercita la nobile e ricca arte equestre, anche di un “cinque”.
Quindi, mettiamoci in testa una volta per tutte una cosa: il rilancio dell’industria dell’ospitalità passa solo ed esclusivamente attraverso la realizzazione di strutture alberghiere, grandi o piccole che siano, ma le sole in grado di assicurare una crescita dei flussi turistici, che attraverso l’ospitalità temporanea in dette strutture si rinnovano continuamente, in un attività che non è più stanziale, ma costantemente in movimento e portata a conoscere velocemente nuove località. Altrimenti accontentiamoci di altre “case chiuse” nella speranza che un giorno, possibilmente vicino, le riaprano, tutte, per ospitare un’altra nobile arte…
O forse, il poco attento cronista non abbia scambiato i 100 appartamenti con le abitazioni per cavalli d’avanguardia? Cioè di un nuovo tipo di stalla munita per la prima volta al mondo di cucina, bagno, camera e salotto, magari con camino per il freddo inverno degli altopiani. C’è da rimanere stupiti. E allora sarebbe necessario predisporre un nuovo e più adeguato piano marketing. L’unico problema sarà quello di: affidarlo a chi? Nelle varie università per il turismo che esistono in Italia, il problema non è stato ancora affrontato e forse sarà necessario finanziare una o più tesi di laurea sperimentale.
Tralascio infine le dichiarazioni di alcuni membri dell’Amministrazione comunale, i quali, del resto, come quelli che li hanno preceduti, chi per una ragione, chi per un’altra, ogni volta che affrontano la questione legata al rilancio turistico di Roccaraso, fermano sempre la discussione su elementi di valutazione che nulla hanno a che vedere con le nuove, necessarie ed indispensabili iniziative volte “finalmente!!!” a cambiare il volto a Roccaraso. Essi sono tutti esperti, ahimè, di “distanze, altezze, volumi, indici, lottizzazioni” e chi più ne ha più ne metta. Mentre sarebbe semplicemente necessario chiedersi: Ancora cemento? E quindi lo scenario potrebbe diventare quello illustrato successivamente. O “ri”dare un indirizzo completamente diverso a quella che fu una delle prime località turistiche della montagna italiana? Paradossalmente si dovrebbe tornare al passato, quando i vari alberghi: Reale, Savoia, Principe, Montemaiella, Palace Regina, Roma, Principessa Giovanna, costituivano l’ossatura portante della cosiddetta e a pieno merito “Cortina del Sud”.
Dove sono coloro che avrebbero dovuto ereditare le felici intuizioni dei vari Angelo Di Sciullo, Giuseppe Del Castello, Raffaele Angeloni, Gregorio Cipriani, Leandro Zamboni, Francesco Lancia, i fondatori dell'industria dell'ospitalità roccolana?
Temo che di questo passo quei cavalli serviranno a rendere meno faticosa la vita dei nuovi pastori di greggi che forse torneranno a popolare questi altopiani e che due volte l’anno riprenderanno, un po’ più agevolmente, proprio con i cavalli, la via della Puglia: il mitico tratturo di dannunziana memoria.
Queste sono, consentitemele, le noiose e ripetitive riflessioni di un povero illuso, il quale pensa che si possa e si debba operare “veramente” per il bene della collettività a cui appartiene e nella quale i giovani abitanti, adeguatamente preparati, non riescono a trovare un lavoro che gli consenta di portare un contributo di crescita che possa assicurargli il giusto e sospirato sostentamento.
Ugo