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Per arrivare dove gli altri non arrivano, bisogna fare cose che gli altri non fanno. (B. Knight, allenatore di basket dell'Indiana University)

Miscellanea

In un tranquillo week end di metà ottobre roccolano...

 
Nevica, nevica, nevica come nelle fiabe, anzi, come nella realtà.
 
 
Piano dell'Aremogna, domenica  9 ottobre, ore 15,00: una pianta di sorbo dell'uccellatore (sorbus aucuparia) carico di frutti e avvolto da una tempesta di neve.
 

 
E' sabato ed è stato affidato a me l’onere e l’onore di preparare il pranzo. Tocca così ad una delle mie impertinenze culinarie arrivare verso le tredici, Dio piacente, sul desco apparecchiato per quattro, manca il figlio di mezzo, restato a passare il week end a Roma, dove lavora.
Rigatoni, speck e zucchine infiammati da un bel peperoncino e innaffiati da un bicchiere di Montepulciano di Tollo, tutto qui e il pasto si conclude con pere e un caffè.
Avevo appena gustato il caffè che suona il telefono. Risponde Giorgio al suo amico Frialdo che chiama dal ristorante Glò, dove tra gli avventori c’è uno della famiglia Angeloni, antica famiglia di Roccaraso, nobili, proprietari da secoli di migliaia di capi di ovini e ettari e ettari di terreni nella Puglia. Erano di quella famiglia i più bei palazzi che arricchivano la mia Roccaraso. Fu uno di loro, il barone Raffaele Angeloni a costruire uno dei primi alberghi, il Savoia. Fu lo stesso barone, da presidente dell’Azienda di Soggiorno a promuovere nel 1937 la costruzione della slittovia.
Fu ancora uno di loro, nel lontano 1688 e poi nel 1698 a donare alla comunità roccolana, prima la statua argentea di Sant’Ippolito, patrono di Roccaraso e poi il teatro, una piccola bomboniera che racchiudeva d’inverno rappresentazioni teatrali condotte dai miei concittadini, che trascorrevano così i gelidi inverni isolati dal resto del mondo.
E poi nel 1897 arrivò la vaporiera per l'impegno politico del Sottosegretario ai Lavori Pubblici Giuseppe Andrea Angeloni.
Chi entra nel ristorante Glò si trova di fronte una bella immagine che raffigura alcuni membri della nobile famiglia agli inizi dello scorso secolo radunati proprio davanti a quella porta e in sosta, con la targa n. 939, una Hispano Suiza con le ruote di legno. In quel luogo una volta c’era il Circolo dei Forestieri, vanto di una Roccaraso che non c’è più e per la quale mancano – o quasi – le sensibilità necessarie a farla rivivere. E’ scomparso il Circolo dei Forestieri e ai forestieri, un tempo così chiamati amorevolmente, nessuno si degna più di ricreare un ambiente familiare, ricco di accoglienti iniziative e culturalmente elevato. Mah! Chissà dove andrà a finire “lamiaRoccaraso”, finita sotto striduli suoni di strimpellatori di piazza, pagati per rovinare quelle che potrebbero essere piacevoli e interessanti giornate estive. Mi sono lasciato prendere e questa è un’altra storia, che mi torna alla mente ogni volta che appare davanti ai miei occhi quella affascinante immagine del ristorante.
“Dì a tuo padre che questi signori hanno sfogliato i suoi libri, riposti nelle nicchie delle pareti e sono rimasti impressionati nel vedere la Roccaraso che non c’è più, quella dei loro avi. Digli di portare qualche copia di quei libri se può, così queste persone tornano felici a casa loro”. Questo è ciò che ha detto Frialdo a Giorgio.
Quando mi capitano queste cose mi muovo sempre con piacere e soprattutto con interesse, perché, trattandosi di persone che hanno a che fare con la Roccaraso di un tempo, penso sempre al fatto che possano conservare immagini, documenti, notizie utili ad arricchire le mie ricerche. Quindi ho preso tre libri, ho chiesto a Giorgio di accompagnarmi e arrivato al ristorante, Frialdo mi ha presentato due coniugi più anziani di me. Mi hanno salutato parlando in inglese e sono rimasto sorpreso, perché avevo immaginato che fossero arrivati da Napoli o da Roma, dove so che vivono alcuni eredi della nobile famiglia. Invece, e la sorpresa è stata ancora maggiore, Mr. e Mrs. Angeloni vivono negli Stati Uniti e precisamente a Sarona nel Wisconsin. Prima di andare a vivere in quella città, abitavano a Brookfield, vicino a Milwaukee.
Io giusti tre anni orsono, in questi giorni, sono stato con Chiara, mia moglie, nel Wisconsin, a Brookfield, ospite di parenti. Mi trovavo in Minnesota, dove Giorgio era andato ad imparare la lingua e da lì, andammo a trascorrere un week end in riva al Lago Michigan e dove abbiamo bevuto un'ottima birra. Ma quando è piccolo il mondo!
Ma c’è di più: l’autista che li accompagna in giro per l’Italia mi ha detto di essere già stato a Roccaraso, appena due anni fa. E’ venuto ad accompagnare Mr. Playboy e due conigliette, le quali a loro volta avevano la nonna originaria di Roccaraso e vennero qui prima di andare al Festival di Sanremo per conoscere il paese della nonna e i parenti che qui vivono. Chi segue questo sito ricorda senza ombra di dubbio l’avvenimento che raccontai, se non altro per l’avvenenza delle due bionde delle quali feci ampio e “interessante” resoconto fotografico. Ma anche questa è un’altra storia.
Anche i coniugi Angeloni sono rimasti sorpresi dalla mia cortesia e cordialità, perché ho soddisfatto ampiamente le loro curiosità; poi mi hanno chiesto del nostro viaggio a Minneapolis e nel Wisconsin, hanno chiesto della mia famiglia e sono rimasti sorpresi di trovare la foto di Giorgio che chiude il libro dei 100 anni di sci con una perfetta curva di slalom.
Poi abbiamo consumato un dolce prelibato, all’insegna dell’autunno che oggi si è mostrato con rigore, visti i cinque gradi all’ombra: budino con farina di polenta cosparso di castagne, crème caramel caldo e scagliette di cioccolato bianco. Brava Gloriana, la mamma di Frialdo, che ci ha "ridotti" a cavia per la sua neonata prelibatezza.
Purtroppo il mio bagaglio di storia roccolana non è stato soddisfatto, ma quello umano è stato arricchito dalla conoscenza di altre persone e circostanze accadute ancora una volta con piacevole sorpresa, mista in entrambe le parti da un pizzico di commozione.
In chiusura è poi arrivato puntuale, come ormai mi capita ogni volta che conosco persone che hanno a che fare con la storia roccolana, l’invito ad andare a trovare i coniugi Angeloni, nel caso in cui dovessi tornare da quelle parti.
Beh! Che dire. Questa estate nella camera dell’albergo newyorkese ho dimenticato i sandali crocs, chissà che non torni a riprendermeli, per fare poi un salto oltre il lago Michigan. E’ improbabile. Anzi lo escludo proprio. Altrimenti confermerei un modo di dire roccolano: Pe na magnata è iute a Coculle. (Per una mangiata è andato a Cocullo)
 
P.S.
Mentre sto scrivendo queste cose e guardo fuori dalla finestra vedo depositare strani aggeggi sul prato di fronte alla seggiovia dell’Ombrellone. Ecco che all’improvviso inizia un fuoco pirotecnico di pregevole spettacolo.
Cosa è successo? Direte voi dall’altra parte dello schermo. Ve lo dico immediatamente: Sono le 16,45 ed è rientrato a casa, proprio lì di fronte, dopo circa tre mesi di convalescenza, il paracadutista della Folgore Simone D’Orazio, ferito gravemente in uno scontro a fuoco tra le montagne del Afghanistan. In quella occasione perse la vita il parà David Tobini e rimase ferito lievemente il parà Francesco Arena.
Simone fu operato nell’ospedale della NATO a Kandahar, trasferito successivamente, prima alla base aerea di Ramstein, in Germania, e poi all’ospedale militare del Celio a Roma, dove ha proseguito il recupero delle sue condizioni, che per diverso tempo sono rimaste critiche, date le devastanti ferite causate da due proiettili conficcatisi nell’addome e nel torace. Auguri di presta guarigione Simone.
 
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