La polveriera degli Altopiani.
Ecco l’articolo conservato dalla mia maestra alle scuole elementari, Girolmina Tristani Del Vecchio, e pubblicato sul quotidiano IL TEMPO del 12 luglio 1969, alla pagina 5, a seguito del ritrovamento sotto la sede stradale del bivio che collega la S.S. 17 con la S.S. 84, tra Roccaraso e Rivisondoli, di un quantitativo
enorme di cariche esplosive di ogni tipo, collocate in quel posto dai Genieri della 1^ Divisione Paracadutisti della Wehrmacht per contrastare un eventuale sfondamento della Linea Gustav sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo da parte degli Alleati.
Il lettore può meglio informarsi sul lavoro svolto da quei soldati leggendo il racconto di Carl Bayerlein, uno di loro, che si trova nel menù principale tra – I miei articoli – Roccaraso al centro della Linea Gustav.
Il salotto del villino del Principe d'Avalos, sito sul Viale Roma di Roccaraso. Durante la occupazione tedesca il villino fu destinato a sede del comando del 1° Reggimento della 1^ Divisione Paracadutisti del generale Richard Heidrich, prima con il colonnello Karl-Lothar Schultz, poi con il maggiore Wolf-Werner von der Schulemburg.
Un pericolo per 25 anni.
Roccaraso e Rivisondoli, due cittadine famose in Abruzzo e fuori dell’Abruzzo per essere due rinomate stazioni climatiche, hanno vissuto per 25 anni su di una polveriera.
Questa la sconcertante scoperta, fatta soltanto ieri, che ha fatto allibire gli stessi artificieri, subito accorsi sul posto da Pratola Peligna.
Al di sotto della sede stradale, infatti, proprio alla confluenza tra le arterie stradali per Roccaraso e Rivisondoli, ad una profondità neppure di un metro, è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale di bombe di aereo, grosse mine e innumerevoli barili di tritolo.
La cosa veramente spaventosa – per le conseguenze che avrebbe potuto provocare – è che tutti gli ordigni erano perfettamente collegati tra di loro, tanto che l’esplosione di uno solo di essi avrebbe messo in moto una irrefrenabile catena di scoppi, che avrebbero distrutto almeno la metà delle due cittadine (è quanto hanno sostenuto gli stessi esperti artificieri).
L’aspetto ridicolo della vicenda – siamo costretti ad usare il termine ridicolo pur trovandoci di fronte ad un fatto veramente mostruoso – è che la scoperta è stata fatta per puro caso da un operaio edile che, con la sua ruspa stava eseguendo gli scavi per l’allargamento della sede stradale. La lama della ruspa ha improvvisamente toccato qualcosa di metallico. Immaginiamo la faccia del poveretto quando si è accorto di avere rischiato di provocare un vero e proprio “fuoco di artificio” che avrebbe decimato le popolazioni di Roccaraso e Rivisondoli.
Comunque, immediatamente è stato formato un cordone di protezione circoscrivente tutta la zona e sono arrivati gli specialisti artificieri, con le loro perfette attrezzature, per “bonificare” la zona.
Quel che ci meraviglia e che, allo stesso tempo, ci sdegna è che questa operazione è stata fatta solamente dopo. Solamente dopo che tutta la popolazione ha rischiato di essere falcidiata da residui bellici che si trovavano lì dal lontano 1944.
Ci domandiamo come possa essere stato possibile che mai nessuno abbia saputo niente della esistenza di questa enorme quantità di esplosivo celata appena sotto la crosta asfaltata della strada che immette al Piano delle Cinque Miglia. Ci chiediamo come mai nessuno si sia accorto, all’epoca, della messa a punto di questa trappola di morte pronta a scattare. E si, perché – dicono sempre gli esperti – sarebbe bastato un incidente stradale sul posto che avesse alterato anche leggermente lo stato di pressione, per provocare un irreparabile disastro.
Naturalmente, non si sapeva niente. Si è dovuti andare vicinissimi ad una catastrofe, per appurare l’esistenza del giacimento dell’esplosivo.
Non possiamo pensare alle conseguenze che avrebbe potuto procurare una simile forma di leggerezza, altrimenti saremmo costretti a esprimere giudizi non proprio lusinghieri. Sta di fatto, che le popolazioni della zona non hanno ancora superato lo stato di choc provato dalla terribile rivelazione.
Certamente non riacquisteranno il sonno fin quando non saranno riassicurati sulla totale bonifica della zona. Si, perché, una indagine veramente accurata, estesa a tutto il territorio, si impone al fine di scoprire la eventuale esistenza di altri giacimenti analoghi.
E’ il minimo che si possa fare, pensando che finora non sempre si è tenuto nella giusta considerazione il destino di migliaia di abitanti.
Cartina tedesca pubblicata sul libro di Paolo Paoletti, edito dal Comune di Roccaraso: L' Eccidio dei Limmari di Pietransieri (Roccaraso): una operazione di terrorismo.
Nella cartina, in basso, a sinistra della linea verticale nera, ci sono due linee affiancate che partono dalla strada statale 17 proveniente da Roccaraso. Questo è il punto dove è stata rinvenuta la polveriera. La linea più in alto indica la strada statale 84 che appena dopo si dirama per Rivisondoli; mentre quella precedente rappresenta un fossato alto alcuni metri, che doveva bloccare gli automezzi alleati in caso di sfondamento della Linea Gustav sul Valico di Roccaraso. Questo fossato si fermava tra i primi tornanti della strada statale che sale verso Pescocostanzo e la tagliava di netto; in quel punto ancora oggi è visibile. La linea tratteggiata indica invece una fascia minata che precedeva il fossato e la statale 84 fino alla stazione di Palena.