66 anni fa nel mese di novembre del 1943 iniziarono le fucilazioni perpetrate dai soldati tedeschi sulla inerme popolazione di Pietransieri e culminate con un massacro di massa il 21 novembre.

 

Questo è il racconto di Italino Oddis, guardia comunale, quando ritrova la sua famiglia massacrata sull’aia del casolare.

  

“… Nel giro di poche ore in quella mattinata furono uccisi 110 pietransieresi oltre ai 18 uccisi nei giorni precedenti.

Domenica 21 la giornata pareva serena, ma era molto rigida e verso sera incominciò a piovere…

… Era buio e nebbioso e nel casolare non vidi nessuno; allora riuscii fuori, mi girai intorno ed ecco che ad una trentina di metri dal casolare vidi uno spettacolo orrendo; tutti cadaveri riversati a terra a forma di cerchio intorno a un tronco di albero che non esisteva quasi più, bruciato dallo scoppio della mina. Piangevo e il cuore mi diventò di pietra, le gambe mi tremavano ed affannosamente cercavo i miei, ma non riuscivo a trovarli in quanto era molto buio. Giunse anche il Cristofaro con altri pochi uomini che erano alla macchia e con il lume riconobbi mia moglie e mio figlio Evaldo rimasto in ginocchio con gli occhi aperti e lo sguardo in su. Gli presi la testa tra le mani, pareva volesse dirmi qualcosa ma una pallottola gli aveva forato la tempia; l’abbracciai, lo baciai e ribaciai e lo stesi poco lontano dal cerchio; poi presi mia moglie e la misi accanto a lui. L’altro mio piccolo bambino, Orlando, era sotto la madre in una pozza di sangue; presi anche lui e lo stesi vicino alla madre e al fratello.

Non mi usciva più una lacrima e tutti pensavano di dare sepoltura ai cadaveri. Il casolare antistante, era zeppo di foraggio, divampò all’improvviso forse a causa di qualche cosa rimasta fino ad allora soffocata, ed illuminò tutta la zona. Fu uno spettacolo indescrivibile in tutti i sensi e mentre l’ammiravo sentimmo che tornavano i tedeschi da tutti i lati sparando come pazzi.

Ci demmo alla fuga a valle, ma prima di allontanarmi riabbracciai di nuovo mia moglie e i due figli e li baciai imbrattandomi di quel mio stesso sangue…”

 

Il 21 novembre 1943, in località Limmari (Valle della Vita) nella frazione Pietransieri di Roccaraso, un plotone di Paracadutisti tedeschi comandati dal capitano Georg Schulze, perpetrò sulla inerme popolazione che lì si era rifugiata, e costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini, uno dei più efferati eccidi avvenuti in Italia durante l’ultima Guerra Mondiale. Un eccidio ai più sconosciuto, forse perché non legato a rappresaglia a carico di partigiani. In quel periodo, all’inizio dell’occupazione tedesca, le formazioni partigiane non si erano ancora costituite ed organizzate e comunque in questa zona, non ce n’era traccia. E’ stata questa la ragione perché la Strage dei Limmari è stata poco propagandata? E’ probabile. Ma i morti non hanno bisogno di pubblicità politica. E’ stata più che sufficiente la concessione della Medaglia d’Oro al V.M.. Vale molto di più il ricordo delle genti locali, che ogni anno la sera precedente la ricorrenza, in una silenziosa processione illuminata dalle fiaccole, salgono dalla Valle della Vita per raggiungere il Sacrario di Pietransieri dove riposano i caduti e dove vengono letti, casolare per casolare, i nomi dei morti trucidati, mentre le luci del paese sono completamente spente. E’ un momento struggente in cui la commozione dei presenti emerge in un silenzio tombale e ognuno nel suo intimo prega il Signore di vegliare su quei morti. Il giorno successivo si svolge la cerimonia ufficiale.

Anch'io il 20 novembre del 2007 sono stato presente la sera della fiaccolata e dopo la lettura dei 128 nomi, tornato a casa commosso e turbato come tutti, di getto ho scritto i versi che seguono. Il filo conduttore degli avvenimenti di quei giorni si srotola lungo la strada del non ritorno, intriso di smarrimento, di ordini, di crudeltà, di tristezza, di ferocia e di dolore, ma anche di vita che fortunatamente resta, forse a indicare ai posteri che la vita di quelle sfortunate persone continua vicino al Signore.

Chi legge le seguenti parole se è credente può solo pregare, se non crede deve tacere e riflettere.

 

Ancora la neve


Perchè dobbiamo lasciare le nostre case, si chiesero.

Un “diavolo verde” (*) lo ha ordinato.

Ma chi è costui?

Rispose ancora gelida la bocca del mitra:

E’ la guerra! Andare via! E’ un ordine!

Scritto sui muri vetusti dal tempo, sugli alberi privi di foglie,

fuoriuscito dalla tromba del banditore,

urlato in una lingua incomprensibile: Raus! Raus! Raus!

Caricarono qualcosa sulle spalle flesse dalla pena e lasciarono il borgo natio.

Il sagrestano come mulo attaccato al carretto li guidava.

I bambini in fila come birilli, pronti per cadere;

le madri perse nell’oblio del tempo trascorso e grevi sul ventre i neonati;

i vecchi contorti sul bastone, le nonne nere ed austere.

Fremiti di paura ghiacciati sulla strada che non torna.

I padri smarriti nelle macchie, colpevoli di esistere.

La vecchia Barbara malata e bruciata.

Scesero nella Valle della Vita, ma la vita non era più lì.

Gli ultimi respiri, ansimanti dal dolore dentro le masserie umide e fredde.

Farina intrisa di lacrime, pane arso al fuoco crepitante nel fosco autunno.

La piena mormora idiomi sconosciuti raccolti sulle rive silenziose di odio.

Stivali conficcati nell’argilla; elmetti allacciati su teste impazzite;

cinturoni carichi di proiettili e legati nell’aquila di ferro;

ferri rombanti pronti a colpire.

Raus! Raus! Raus!

Incomprensibili parole; terrore nel cuore; attaccamento alla terra.

Via! Via! Via! No qui!

Crepitare di proiettili;

schegge stridenti, roventi, conficcate nelle carni e sbrandellate;

sangue scorrente gelato dagli urli.

Occhi stravolti e rivolti al Signore; mani legate nel vuoto;

anime innocenti salite verso il cielo cupo e nero di rabbia. Perchè?

Maledetto Schulze!

Il Signore pianse.

E le sue lacrime come per incanto, prima di toccare terra,

si trasformarono in tante stelle piccole e bianche.

Ancora la neve!

Una coltre pietosa stese il Signore.

Benedetto il Signore!

Ma c’è una bimba! E’ la vita.

Nella valle morta di vite è rimasta una vita.

Una giovane vita il Signore sottrasse alla morte: Virginia.

Oh! Vergine immacolata come quella neve,

veglia su di loro nella Valle della Vita, eterna.

Ugo Del Castello

(Pietransieri, 21 novembre 2007)

(*) I diavoli verdi sono i paracadutisti tedeschi