La visita di Kesselring al centro della Linea Gustav e la morte di Claudio Mori

da: 1943 Roccaraso kaputt!

di Ugo Del Castello

Michele Biallo Editore 2005

 

 

Il Feldmaresciallo Kesselring quando lasciò il luogo dei lavori di fortificazione della Linea Gustav, sotto rivisondoli, arrivò a Roccaraso e la notte del 31 ottobre 1943 alloggiò presso il comando del 1° Reggimento Paracadutisti installato alla Villa d’Avalos.

Gli Alleati, la mattina successiva, forse avvisati da qualche spia dislocata sul posto, fecero alzare da un aeroporto pugliese due caccia che seguendo il Mare Adriatico, avevano prima sorvolato il Massiccio della Maiella, dove non c’erano batterie contraeree che potessero colpirli, poi dal Monte Calvario, sopra Rivisondoli, in picchiata, raggiunsero a volo radente la sede del comando. Uno di essi sganciò uno spezzone sul villino, dove il Felmaresciallo teneva una riunione di comandanti della zona, l’altro mitragliò lungo tutto il Viale Roma, dove diversi soldati tedeschi che stavano svolgendo alcune operazioni logistiche riuscirono a salvarsi. Lo spezzone sfiorò il bersaglio e cadde tra il villino e il Viale Roma, dove proprio in quel momento passava un bambino napoletano, Claudio Mori, accompagnato dalla balia, Palmira Mattacola, e da due sorelle più grandi. La loro famiglia, fuggita da Napoli, si era rifugiata nella villa di proprietà sita poco distante, tra il Viale e la stazione ferroviaria. Lo spostamento d’aria fece saltare tutti i vetri delle finestre e scardinò la porta d’ingresso del villino d’Avalos, ma alcune schegge colpirono a morte il bambino e la balia. Le sorelle, benché ferite, si salvarono, riparate dal corpo della stessa balia. Angelo D’Onofrio, la guardia del paese, che fu informata immediatamente, chiamò mio zio Goffredo, vigile del fuoco di stanza a Castel di Sangro. In quei giorni si trovava a Roccaraso al servizio delle truppe germaniche e portava sul braccio una fascia con la scritta “I.H.D.W.” (Im Hilfe der Deutschen Wehrmacht – In aiuto dell’Esercito Tedesco). Egli, con l’aiuto di alcuni soldati, raccolse i corpi delle vittime, li caricò su un automezzo militare e li portò nell’ambulatorio comunale in Largo Luigi di Savoia. Il bambino e la balia furono seppelliti nella cappella degli Angeloni dentro la chiesa di san Rocco, dove la famiglia, dopo la guerra, eresse un piccolo monumento con un angelo in preghiera.

Anche i roccolani vollero ricordare quel triste episodio intitolando a Claudio Mori una delle strade principali del paese ricostruito.