Fu proprio tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre che Roccaraso, minata alle fondamenta dai genieri dei Paracadutisti tedeschi, finì in un cumulo di macerie.
Chi ha letto il mio libro 1943 Roccaraso kaputt! ha sicuramente notato l'apprensione e il mio desiderio nel cercare di capire perché Roccaraso fu distrutta totalmente dai Paracadutisti tedeschi alla fine di quel tragico novembre 1943.
Non poteva essere diversamente, perché la sua posizione strategica al centro della linea Gustav, con la strada statale e la linea ferroviaria l’avevano posta all’attenzione della Wehrmacht come uno dei tre possibili punti di sfondamento da parte degli Alleati per arrivare in Germania da Sud: sulla costa tirrenica, direttamente verso Roma; oltre il massiccio della Maiella sulla costa adriatica; al centro, proprio attraverso il valico di Roccaraso. Quindi il punto di varco degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo fu uno dei punti più sensibili sottoposti all’ordine di Hitler di farne “terra bruciata”.
Riflettendo sui risultati ottenuti viene spontaneo chiedersi il perché di tanta efferatezza, oserei dire di precisione maniacale. Restò in piedi una chiesa e una piccola fila di case, occupate dai soldati nel punto più nascosto dai colpi di artiglieria sparati dagli Alleati dall’altra parte del fiume Sangro. Perciò mi sono sempre chiesto quale fosse stata la ragione del valore aggiunto dato a quell’ordine crudele ed ho ipotizzato nel mio libro una causa suggestiva, che qualche esperto ha definito possibile, frutto della rabbia e della ferocia con cui i tedeschi occuparono l’Italia dopo l’otto settembre.
Roccaraso fin dall’inizio dello scorso secolo era frequentata dai Reali di Savoia, in particolare da Umberto II (a centro nella foto a fianco a spasso per il paese) che veniva con assiduità su queste montagne ed alloggiava all’albergo Savoia. Lui contribuì in maniera notevole allo sviluppo sciistico e turistico di Roccaraso e la sua presenza coinvolse in questa zona nobili, professionisti e gente comune, tutti uniti dalla passione e dal desiderio di sciare.
Diversi alberghi di Roccaraso portavano nomi che facevano riferimento ai Reali, ma anche alcune strade e piazze, perciò ho immaginato che quando arrivarono i soldati tedeschi e trovarono tanti riferimenti abbiano infierito con più determinazione nella distruzione del paese.
Ma era solo un‘ipotesi e quindi ho sempre cercato qualche indizio che potesse soddisfare la mia esasperata curiosità, qualche documento, improbabile, qualche testimonianza, forse possibile, anche se chi si trovò in questi luoghi, oggi ha almeno ottantacinque anni, ammesso che ne fosse giovane di venti all’epoca.
Ho pensato quindi di scrivere al sodato tedesco che incontrai nel maggio del 2004 a Ortona, lì giunto insieme ad una ventina di commilitoni ed al loro cappellano per commemorare i sessant’anni della battaglia che si svolse in quella città nel periodo natalizio del 1943. Carl Baierlain ha scritto ad un dirigente della DMCV e segretario generale dell’Unione Veterani nel mondo di Monte Cassino; questo gli ha risposto, rivelando l’arcano che immaginavo esistesse, oltre all’idea originaria e improbabile del riferimento ai Savoia.
Scrive il soldato, che durante l'inverno del 1944 rimase bloccato con i suoi commilitoni a causa delle intense nevicate tra Pizzoferrato e Gamberale; poi quando il tempo glielo consentì si trasferì a Pescocostanzo per ricongiungersi ad una parte del comando che era rimasto in quel paese (una staffetta e il generale Molitor). Successivamente il generale Molitor gli rivelò che il capo della Compagnia di stanza a Roccaraso avrebbe dovuto comunicare dopo un ultimatum i nomi dei colpevoli che compirono… Ma questo non accadde e il generale Heidrich, comandante della 1^ Divisione Paracadutisti ordinò di distruggere i più importanti edifici di Roccaraso e successivamente l'intero paese.
 
Continua.