“…Oggi ho visto un vecchio, in Chiesa, assorto. Le lagrime gli scorrevano lente lungo le guance. Non le asciugava neppure. Aveva chiesto a Dio la grazia di non morire prima di rivedere la Chiesa dove era stato portato neonato, dove Dio aveva benedetto il suo amore e dove aveva accompagnato il cadavere dei genitori. Adesso non gli importava nemmeno di morire. Era felice e ringraziava Dio con un pianto di gioia”.

Rocco della Rocca

 

Lettera del Parroco pubblicata sul Bollettino parrocchiale di Roccaraso.

Carissimi parrocchiani,

a conclusione di questo numero straordinario della “ROCCA” che esce a ricordo della solenne consacrazione della ricostruita Chiesa Parrocchiale, permettetemi di esprimere la mia profonda soddisfazione, e di elevare il mio vivo ringraziamento a Dio.

Quando nel lontano 28 ottobre 1946 arrivai per la prima volta a Roccaraso, ebbi una stretta al cuore nel contemplare lo scempio che la guerra aveva consumato del vostro paese. Insieme alle vostre abitazioni anche la chiesa giaceva distrutta ed il campanile s’era reclinato come inutile pennone, ed infrante erano le campane, disordinate reliquie erano le avite chiese di S. Nicola, del Purgatorio e di S. Antonio, mentre S. Rocco e S. Bernardino erano gravemente danneggiate. Nel vortice tremendo erano scomparse anche le preziose opere di assistenza, create nel tempo con tanto amore, il Ricovero per i vecchi inabili ed il giardino per l’infanzia.

La miseria e la disperazione aleggiavano cupe nelle strade desolate e nei tuguri dove avevano trovato riparo i primi reduci dallo sfollamento.

Mia prima preoccupazione fu di riparare alla meglio la Chiesa di S. Rocco per poter celebrare la Santa Messa, perché l’Ostia divina si elevasse ogni giorno come una speranza sulla povertà degli uomini affranti.

Chi non ricorda, come un’immagine leggendaria, il Natale del 1946, col fuoco crepitante in mezzo alla chiesa nuda e fredda!

Intanto la fiducia rinasceva lentamente nei cuori, come un tenero germoglio, con una decisa volontà di sopravvivere, non solo, ma di rinascere. Il piccone mordeva il grembo della terra e rifiorivano le nuove opere, in tutto il paese lentamente si spandeva un fremito di resurrezione.

Col vostro aiuto generoso e dei vostri parenti che pur nella lontananza di paesi stranieri avevano conservato la memoria del paese natio e dell’Amministrazione comunale, cominciammo a ricostruire la casa di Dio: rifondemmo le prime campane, riavemmo le statue dei nostri santi, provvedemmo agli arredi indispensabili per il decoro e la dignità delle sacre funzioni.

Così sono trascorsi tanti anni, di ansie, di delusioni, di speranze e anche di fatica, spesso silenziosa e taciuta, ma forse più grave.

Oggi sull’ermo colle dove già gli avi vostri avevano edificato la casa di Dio, sulle stesse fondamenta, sorge maestosa e solenne la nuova Chiesa Parrocchiale, linda nel suo decoro, nobile nella sua classicità.

Il nostro impegno, il mio e il vostro, non si è esaurito dopo che è stata cementata l’ultima pietra e che è stata unta l’ultima croce; decorosa è la casa di Dio, degli ornamenti semplice preziosi, degli arredi fastosi, dell’architettura robusta. Ma non è tutto, questo tempio materiale; edificare e riconnettere indissolubilmente la chiesa vivente, la comunità parrocchiale, nella fortezza della fede e nell’ardore della carità, è la nostra missione di oggi e del nostro avvenire, di voi, fedeli nella religione dei padri, di me, Sacerdote di Gesù Maestro. “Tremendo è questo luogo; qui c’è la casa di Dio e la porta del cielo” dice la S. Scrittura, e questa nuova Chiesa parrocchiale dedicata alla Madre di Dio la Vergine Assunta in cielo, sia la vostra vera casa nella quale ritrovare la provvidenza amabile del Padre celeste e la consolazione di ogni vostra tristezza.

Adesso non mi resta che ringraziarvi tutti, quelli più vicini ogni giorno, e quelli lontani oltre i confini della Patria che pur sento tanto intimi per la continua confidenza delle loro lettere.

E devo ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato con il loro consiglio, la loro opera, il loro contributo: le Amministrazioni comunali succedutesi in questi anni, che hanno sostenuto con comprensione la mia iniziativa, l’on.le Giuseppe Spataro, da cui ho ricevuto continuo e prezioso aiuto, tutti i Parlamentari, le Autorità comunali e provinciali, e soprattutto il Provveditore alle OO.PP. Comm. Santuccione, gli Ingg. Ruberto e Giannini, ed infine tutti i generosi benefattori, roccolani e amici di Roccaraso.

Perciò vi confermo, per tutti, per le vostre famiglie, per le vostre speranze, il ricordo dell’Onnipotente Dio al Quale con questa intenzione ho offerto la prima messa dopo la consacrazione, in pegno della sua divina ineffabile benedizione.

Il vostro arciprete, Don Edmondo.