L’albergo Savoia un fiore all'occhiello degli Altopiani Maggiori d'Abruzzo - Verso la metà degli anni venti dello scorso secolo arrivò a Roccaraso al seguito del Giro d’Italia un colonnello degli Alpini in pensione. Leandro Zamboni, piemontese di Cuneo. Egli rimase affascinato dalle montagne e dagli altopiani e si rese conto che la zona era il luogo ideale per la pratica dello sci. Del resto per lui fu un ritorno in quanto era già stato qui nel febbraio del 1910 per dimostrare e gareggiare in occasione del Convegno di Ski organizzato dal Touring Club Italiano per diffondere la pratica dell’attività sciistica. Terminato il Giro d’Italia, dopo qualche mese, tornò e si stabilì in paese con tutta la famiglia. Durante l’inverno incominciò a profondere notevole impegno nell’organizzazione di manifestazioni sciistiche, nell’attività dello Sci Club Roccaraso e soprattutto nella preparazione dei giovani all’attività agonistica. Zamboni, rendendosi concretamente conto delle potenzialità di sviluppo dell’attività turistica e sciistica di Roccaraso e soprattutto dell’Aremogna, incominciò a collaborare con le autorità locali e con coloro che avevano buone capacità finanziarie. Era ancora fiorente l’allevamento degli ovini che faceva capo soprattutto alle famiglie Angeloni; queste avevano migliaia di capi ed importanti proprietà nella Puglia e nello stesso territorio comunale. Fu così che iniziò la collaborazione tra il colonnello ed il barone Raffaele Angeloni, il quale insieme ad altri tre soci aveva deciso di costruire una albergo lungo il viale Roma, che collegava la stazione ferroviaria al paese. Nacque così, nel giro di un paio di anni, un albergo moderno, dotato di 75 posti letto, con uno stile architettonico semplice ed elegante (nel 1939 la pensione costava L. 32-46). Era dotato di ogni comfort e il termosifone fece la prima apparizione in paese. Fu chiamato Savoia in onore dei Reali che ormai frequentavano Roccaraso assiduamente. La gestione fu affidata a Leandro Zamboni. Nel 1927 l’albergo fu inaugurato alla presenza dell’intera famiglia reale. Fu l’unica volta che Vittorio Emanuele III venne a Roccaraso. Memorabile fu il ricevimento dato sia per l’avvenimento che per la prima visita del Re, sulla cui venuta fece leva, non solo la Regina Elena, ormai affezionata al paese, e il nome dato all’albergo, ma anche le conoscenze che aveva il colonnello. L’albergo diventò il punto di riferimento del soggiorno di Casa Savoia e in occasione dei loro soggiorni gli veniva riservato l’intero primo piano.

Il colonnello Zamboni qualche anno più tardi lasciò Roccaraso per il Terminillo e l’albergo continuò ad ospitare la migliore clientela che si recava a Roccaraso per sciare o per trascorrere un periodo di vacanza d’estate. Soprattutto durante l’inverno il Principe Umberto divenne un ospite fisso dell’albergo e la nobiltà più in vista del Centro-sud si riuniva insieme a lui. Si arrivò così all’estate del 1943 quando con l’Italia in guerra la situazione divenne sempre più difficile e l’attività turistica si ridusse enormemente.

Durante il mese di agosto alcuni ufficiali tedeschi, che giravano la penisola in lungo e in largo per rendersi conto delle varie zone che il Comando Supremo Tedesco aveva già deciso di occupare in caso di un abbandono dell’alleanza da parte dell’Italia, alloggiarono per alcuni giorni all’albergo Savoia. La mattina uscivano di buon ora e rientravano il pomeriggio. Essi perlustravano tutta l’area intorno a Roccaraso, fino a Pietransieri per affacciarsi sulla valle del fiume Sangro, quella che sarebbe diventata la direttrice della Linea Gustav verso Est, e percorrevano anche i sentieri impervi per raggiungere i punti panoramici più importanti. La sera quando rientravano si riunivano davanti al camino dell’albergo e discutevano su quanto avevano rilevato. Armando Ridelli, aostano, arrivato in paese per caso con la moglie Elisabetta Lagou, era l’attuale proprietario dell’albergo Savoia e conosceva molto bene la lingua tedesca. In paese si racconta che ascoltava in silenzio i discorsi degli ufficiali e così comprese in maniera precisa quello che sarebbe potuto accadere a Roccaraso. Si guardò bene dal renderlo noto e decise che se avesse dovuto lasciare il paese sarebbe stato meglio vendere tutto l’arredamento dell’albergo per recuperare quanto più denaro possibile dalla sua proprietà.

Quando gli ufficiali lasciarono l’albergo lui incominciò a spargere la voce tra i dipendenti roccolani che per la nuova stagione invernale aveva deciso di rimodernare tutto l’arredamento e il mobilio, quindi voleva vendere a prezzi convenienti quello esistente. Molte persone acquistarono quello che più gli era necessario. Chi per la propria casa, chi per la propria attività di affittacamere. Fu così che nel giro di pochi giorni, tra la fine di agosto e i primi di settembre, l’albergo assunse un aspetto lugubre. Il personale si muoveva in un ambiente irreale, le ombre dei facchini, dei camerieri, degli inservienti, si proiettavano sui muri spogli; il personale aveva quasi paura di girare lì dentro.

I bei ricordi della migliore aristocrazia del Centro-meridione, che si era seduta su quei divani, su quelle poltrone, che aveva dormito in quei letti e riposto pellicce e abiti preziosi in quegli armadi, svanirono nel nulla. Svanì anche il ricordo dei cadetti della Scuola Militare della Nunziatella che d’inverno trascorrevano un periodo di soggiorno per le loro esercitazioni formative concludendolo, ogni anno, con una serata di gala che richiamava in quei giorni a Roccaraso illustri personalità.

I mobili del primo piano, che avevano confortato i soggiorni di Umberto di Savoia e di Maria Josè, lasciarono l’albergo per qualche migliaio di lire.

La gente pensò di aver fatto un affare. Qualcuno aveva anche litigato per accaparrarsi il pezzo migliore. I ragazzi che avevano ricevuto la cameretta nuova le prime notti quasi non dormirono. Fu un avvenimento. Un triste avvenimento, quando passando sui camion dei tedeschi, in marcia per Sulmona a causa dello sfollamento, molti di loro guardarono per l’ultima volta l’albergo Savoia non prevedendo quello che sarebbe ancora accaduto.

Quei roccolani, quando tra l’estate del 1944 e quella del 1945 tornarono sul viale Roma e non videro più l’albergo e soprattutto le loro case, rase al suolo dai tedeschi, maledissero l’incauto acquisto. Maledissero quell’uomo che aveva approfittato della loro disinformazione. Quei soldi che avevano speso, frutto dei loro risparmi, avrebbero confortato in maniera meno grama la loro vita di sfollati.

L’elegante linea architettonica dell’albergo Savoia è solo un ricordo impresso sulle cartoline di un tempo. Oggi in quel luogo c’è uno dei tanti mostri che hanno devastato verso la metà degli anni sessanta e fino ad oggi la “mia Roccaraso” risorta dalle ceneri della guerra e allora caratterizzata dalle nuove case degli abitanti, dai nuovi alberghi e dalle tantissime ville costruite con graziosi giardini tutt’intorno.

La Roccaraso odierna non mi piace e temo che quella del futuro sarà peggiore...