L'elogio del termosifone.
da: CINQUE MIGLIA DI NOSTALGIA
di Ugo Del Castello e Stefano Buccafusca
Michele Biallo Editore - 2007
L’elogio del termosifone
Permettete che vi faccia l’elogio del termosifone.
Sento già una buona quantità di sciatori di vecchio pelo alzare la voce scandalizzati e trattarmi con infinito disprezzo.
“Il termosifone fa venire il raffreddore” – essi dicono – ed è indice di rammollimento.
Può darsi. Però, quando rientrate al coperto dopo avere compiuto dei chilometri sotto la neve (o la pioggia, magari) e siete bagnati fino alle midolla, quant’è comodo e come dà piacere togliersi i guanti e metterli sul termosifone, la giacca e collocarla sul termosifone, il berretto, i calzoni, la maglia, la camicia, le mutande e via, tutto sul termosifone! Vi ci mettereste a sedere sopra, se non fosse per il timore di scottarvi...
Indossate dei calzoni sport, una maglia fantasia ed una casacca argentina e scendete in sala da pranzo a ristorarvi; le donne vi guardano e dicono:
“Ah, com’è elegante!”
Intanto i vostri capi di vestiario si asciugano; e quando avete terminato il lauto pasto, preso il caffè e fatto il chilo e vi sentite venire la voglia di recarvi a dare una dimostrazione della vostra abilità sul vicino campetto, non dovete far altro che indossare gli indumenti dinanzi indicati ed andarvene per i fatti vostri.
Se invece il termosifone non c’è, allora i casi sono due: o vi spogliate e mettete a letto, aspettando un paio di giorni che la roba si asciughi, oppure restate come siete ed in tal caso è inutile illustrarvi la delizia di tenervi addosso tutta quella umidità.
Mi si potrà osservare che è sufficiente cambiarsi ed indossare gli abiti asciutti. Ma, da quando in qua la massa degli sciatori – quei sciatori cioè che filano in montagna il sabato a mezzogiorno o la domenica mattina e debbono tornare in ufficio il lunedì alle nove antimeridiani – porta seco un guardaroba?
Giuseppe Sabelli Fiorettti