Sulla neve tra gare, elogi e sotterfugi

Nevica, nevica, nevica. Come nelle fiabe – e come del resto nella realtà – i fiocchi di neve vengono giù turbinando, ma non a larghe falde, bensì in dimensioni minime: veloci, fittissimi, implacabili. Tutto il giorno così. E il grosso strato di neve gelata già esistente, s’è rapidamente rivestito di una nuova coltre soffice, secca, eccellente. Gli sci vi volano sopra rapidissimi: ma non trovano anche qualcosa da mordere, nelle frenate e negli arresti. E’ soprattutto servita questa nevicata (che, tra parentesi, stasera accenna ad aumentare d’intensità) ad attenuare quanto più possibile, le buche ed i dislivelli a carattere squisitamente dopolavoristico, eseguiti e lasciatici in eredità dalla torma partenopea che ha invaso domenica Roccaraso.

Esaurita così rapidamente la parte lirica della giornata, passo alla descrizione delle vicende agonistiche delle gare di obbligata, e di salto, fase conclusiva della interessante manifestazione sciatoria indetta dalla Società Sportiva Parioli.

Tuttavia, prima d’iniziare tale descrizione vi parlerò di Camillo. Questo Camillo non è quell’antico romano, celebre per aver fatto ciò che tutti sapete: il Camillo di Roccaraso è un milanese passato con assoluta ed encomiabile disinvoltura dal dinamismo della natìa metropoli alla monotonia della Maiella invernale.

“E cosa fa questo Camillo” – mi direte – per meritare fama e onori?

Che cosa fa, Camillo?! Fa tutto. Qualunque sciocchezzuola vi occorra – dal punto di vista tecnico ed organizzativo, naturalmente – voi non dovete far altro che rivolgervi a Camillo, il quale, attorniato dai fedeli satelliti dello Sci Club Roccaraso, provvede tosto ad accontentarvi. C’è un proverbio che dice: “A Roccaraso non c’è gara, se Camillo non la prepara”.

E i proverbi, lo sapete bene, sono la saggezza dei popoli.

Possiamo quindi tranquillamente ritornare alle nostre competizioni “parioline”, le quali – è superfluo dirlo – hanno avuto una riuscita eccellente in quanto anche Camillo ci ha messo il suo zampino.

“Ogni cosa alla perfezione” è il motto della ditta. E tutto si è così svolto secondo il programma prestabilito e con la massima regolarità, ad onta delle non lievi avversità atmosferiche.

La gara di obbligata, svoltasi stamane sul ripido pendio che da Conca d’Oro scende a fiancheggiare il Cimitero, ha avuto addirittura nuove caratteristiche tecniche.

Obbligata su ghiaccio: competizione di nuovo conio, per vincere la quale occorre avere i fianchi molto robusti e venire da un severo allenamento contro i “bottacci”. Riporta il successo colui che è dichiarato guaribile nel minor numero di giorni.

In questa prima edizione, il fortunato mortale, che comunque ha riportato contusioni multiple ed ecchimosi varie, è un certo signor Collevatti, la cui superiorità in tal genere di acrobazie è apparsa chiaramente evidente. Pellissier e Ardini l’hanno seguito nell’ordine dei valori, tra le file decimate dapprima dalle timorose diserzioni e poi dai ritiri per cause di forza maggiore.

 Nel pomeriggio s’è avuta una gara di grande e meritata importanza tecnica: ed ogni lettore evoluto e cosciente afferrerà a volo che si tratta di una gara a coppie. Tanto per la precisione e poiché il mio dovere di cronista obiettivo me lo impone, vi dirò che la classifica delle coppie era data dalla somma dei tempi realizzati in due singole gare – maschile e femminile – disputate nell’ormai famosa Valle delle Forcine: su percorso più breve per le donne femmine, più lungo (ma non tanto) per gli uomini maschi.

Non è senza motivo che vi parlo di donne femmine. Egli è che è accertato che nella gara femminile è scesa in lizza anche una concorrente che aveva labbra di donna (impiastrate di rossetto), gote di donna (vale a dire dipinte), petto di donna (almeno così a prima vista), ma donna non era.

Enne e nè, indovinate cos’è? Era nominato Pedacchia, donna maschio, che s’era abilmente truccato ed aveva imbottito, il costato – orrore! – con alcune paia di pedalini di lana. Pedacchia è il suo casato, ma non conosciamo il nome di battesimo; e siamo indecisi tra Furfante, Gaglioffo, Birbaccione ed altri peggiori, con i quali fu chiamato, in nostra presenza, alla scoperta dell’imbroglio.

Avrebbe dovuto essere una gara seria, data la formula di svolgimento. Ma con l’eterno femminino non si può mai essere sicuri.

Presentivo che ci sarebbe stato da ridere; ragione per cui scelsi un punto sopraelevato, preludente alla cunetta che immette sulla pista del trampolino Roma e mi assisi, beato, nonostante la temperatura parecchio al di sotto dello zero. Mi tennero gradita compagnia Luciana Guidoboni e Marcella Conte, belle ed eziandio abili sciatrici: quest’ultima, dopo il deprecato ritiro di Giulia Orazi dallo sport attivo, è la più quotata aspirante al titolo di campionessa del rione Macao.

Vi assicuro, cari ed affezionati lettori, che mi sono inteso male dal troppo ridere. Se fossi un gerarca, immortalerei quella cunetta con una lapide, nella quale dovrebbe essere inciso: “In questo posto – addì 11 febbraio 1935 – XIII – crollarono le mie ultime illusioni – sul progresso tecnico – dello sci femminile – in Roma – ed adiacenze. Una lacrima e un fiore”.

Questo scriverei sulla lapide; e mi recherei spesso a Roccaraso, in pietoso pellegrinaggio, per ricordare una mezz’oretta di schietta e genuina ilarità.

Tutte le gamme del “cascatone”, si sono susseguite innanzi ai miei occhi esterrefatti. Le concorrenti giungevano velocissime sulla cunetta: e lì eseguivano le più impensate piroette, tutte concluse nella stessa maniera. Ho ammirato delle sfumature di caduta, che mi erano incredibilmente sfuggite nella mia non breve vita invernale. Alcune concorrenti, molto furbe, giungevano sulla cunetta a velocità ridottissima. Buon per noi, spettatori obiettivi ed imparziali, che cadevano lo stesso. Altre, ancora più furbe, cadevano prima; il che significa, in parole povere, che in tal caso avevamo la fortuna ed il piacere di assistere a ben due “cascatoni”, anziché ad uno solo.

Da tutta questa serie di acrobazie è uscita la vittoria di Laura Roveda e Del Grosso; e Rosina Provenzani, che aveva superato indenne la famigerata cunetta e realizzato il miglior tempo, stasera, nel segreto delle mura casalinghe, litigherà col fratello, per cui demerito è stata relegata al secondo posto.

Giuseppe Sabelli Fioretti

da: CINQUE MIGLIA DI NOSTALGIA

di Ugo Del Castello e Stefano Buccafusca

Michele Biallo Editore – 2007