Gregorio Cipriani, un piccolo grande uomo.
Gregorio Cipriani, un piccolo grande uomo.
Questa è la breve ma significativa storia di un uomo – piccolo di statura, ma grande nell’ingegno e nell’intraprendenza – e di un albergo – il Reale – che, vivendo in simbiosi, contribuirono in maniera
significativa allo sviluppo dell’attività di ospitalità di Roccaraso e degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo nel periodo che va dagli inizi degli anni ’30 dello scorso secolo al novembre del 1943. Dopo la distruzione dell’albergo Reale, avvenuta ad opera dell’esercito tedesco, Gregorio Cipriani, per nulla sconfitto, pose opera alla ricostruzione del nuovo Albergo Reale, di fronte a quello distrutto, e sulle ceneri di quello distrutto costruì il Grande Albergo; ma quel percorso non finì così, i figli costruirono altri alberghi, oggi condotti dai nipoti.
L’idea espressa, di dedicare a Gregorio Cipriani l’Istituto Professionale Alberghiero di Roccaraso, sarebbe un atto di riconoscimento al coraggio che egli ebbe in quei tristi momenti, quando le macerie e lo sconforto regnavano sovrani e quel primo albergo, immediatamente ricostruito nel 1946, consentì la ripresa dell’attività turistica a Roccaraso. Gregorio Cipriani, fu anche socio della Società SITAR che realizzò la seggiovia del Colle Belisario, la prima costruita nel dopoguerra a Roccaraso e sull'intera catena dell'Appennino, collaudata dall’Ing. Umberto Nobile, l'esploratore del Polo Nord; fu inaugurata nel 1949.
da: ROCCARASO, la stagione della neve
di Ugo Del Castello – Michele Biallo Editore, 2003
Agli inizi degli anni venti tornò a Rivisondoli dagli Stati Uniti, dove era andato a trovare fortuna. Gregorio Cipriani detto Papitto. Uomo intraprendente, che segnò anch’esso, successivamente, lo sviluppo turistico di Roccaraso.
Egli acquistò l’albergo Reale di Rivisondoli e lo condusse per alcuni anni fino a quando, migliorata la conoscenza del costante sviluppo turistico degli altopiani natii, si rese conto che lo stesso era determinato in maniera prevalente dalla pratica dello sci, e proprio a Roccaraso, collocata in un corollario di montagne adatte a questo sport, era assicurata alle strutture alberghiere una continua frequenza di sciatori e quindi una buona redditività.
Gregorio Cipriani lasciò i figli più grandi a gestire l’albergo e si trasferì a Roccaraso. Acquistò un suolo lungo il viale Roma e costruì un nuovo Albergo Reale; era dotato di 110 posti letto (nel 1939 la pensione costava L. 32-44). Curiosa è la deliberazione n. 16 del 9.3.1940 (XVIII), con la quale il Podestà Francesco Lancia soddisfò la sua originale e ingegnosa domanda. Egli chiese di realizzare a proprie spese l’allargamento della strada turistica che portava ai campetti di sci di Conca d’Oro, per ricavare dalla roccia le pietre utili al completamento della sua struttura alberghiera.
L’albergo, affiancato al Savoia, svolse anch’esso un ruolo primario nell’ospitalità turistica di allora e verso la fine degli anni trenta vi soggiornò, per ben tre mesi d’estate, il piccolo Juan Carlos di Borbone, futuro re di Spagna. Per rendere più agevoli e sicure le passeggiate che il piccolo Juan Carlo intraprendeva, accompagnato dagli educatori, il Comune aveva provveduto a sistemare i sentieri che dal paese conducevano sulle alture circostanti e nella folta pineta. Il personale dell’Albergo Reale fu munito di guanti bianchi e le scale e i corridoi furono arredati con tappeti scarlatti. Il Principino alloggiava nella suite al primo piano, sopra l’ingresso, dotata di un ampio terrazzo.
“La neve laggiù è diversa…” scrive Rolly Marchi nell’articolo “Omaggio a Roccaraso e alle sue nevi”, pubblicato sulla rivista LA BUONA NEVE di gennaio 2003.
Quando c’è! Ma anche a quell’epoca, come accade oggi, (sembra che non sia cambiato nulla, o forse poco), il clima era spesso dominato per diversi giorni dallo scirocco e di conseguenza la neve o mancava completamente o si riduceva notevolmente.
Si racconta che in quelle occasioni, l’infaticabile Papitto, dopo giorni di attesa, dopo essere passato per il negozio di Giovanni Giancola, dove acquistava alcune candele, si recasse in chiesa per accendere i ceri e pregare Sant’Ippolito, protettore di Roccaraso, nella speranza che facesse girare il vento ed arrivasse la tanta sospirata perturbazione nevosa. Quando non arrivava, il grande barometro, posto su una colonnina in pietra nella villa comunale era oggetto di calci ed improperi per le poco rassicuranti notizie che continuava a fornirgli e non contento tornava molte volte. Con la carenza di neve era sempre la solita storia.
Poi, nel novembre del 1943 i suoi sacrifici e le sue soddisfazioni si persero nella polvere delle macerie che si alzò ad opera delle mine fatte brillare anche sotto il suo albergo dai tedeschi, che per un paio di mesi avevano occupato destinandolo a residenza degli ufficiali che operavano in questo tratto centrale della Linea Gustav.
Roccaraso: rinasce la vita
… Fu proprio in quella parrocchia, sulle sue vestigia frantumate, quasi polverizzate, che il primo Capo dello Stato Italiano, l’on. Enrico De Nicola, ci additò, sgomento, un troncone di crocefisso che spuntava tra due scheggioni dell’altare. E quando ci avvicinammo per raccoglierlo, dovette apparirgli in tutta la sua immensità il disastro della guerra perduta: egli, così schivo di manifestazioni esteriori, si avvicinò alla balaustra che sorge lì presso, guardò in giù, scrutò ai lati e non vide che rovine. Ci è restato impresso quel suo gesto disperato che vedemmo fargli slargando le braccia e volgendo gli occhi al cielo in segno di orrore per tanta rovina. Si incaricò Papitto, il buon Gregorio Cipriani capostipite dell’attuale famiglia di albergatori, di rassicurarlo con un atto di fede. Avvicinatosi al Presidente chiese di parlargli. Gli parlò, ma non di appoggi o favori. Gli disse, semplicemente, che la jeep ferma lì davanti con il motore acceso serviva non da traino, ma per tirar su il materiale: il materiale per l’albergo, il primo degli alberghi che egli intendeva ricostruire, uno per ciascuno dei figli. De Nicola restò commosso, ci disse che con gente di quella tempra c’è da sperare e che lui sarebbe ritornato, ad inaugurazione avvenuta. Quando? “Tra un anno” fu la risposta. E l’anno dopo ritrovammo Enrico De Nicola, cessato il mandato presidenziale, ospite del nuovo Albergo Reale.
Renato Caniglia
Giornalista del quotidiano IL TEMPO