Umberto II di Savoia fu amico della mia gente e qui passò alcuni dei suoi momenti di vita sportiva più intensi. Lo sci era la sua passione e a Roccaraso veniva spesso. Sciava con i nostri giovani e con gli amici napoletani. Le gare sciistiche avevano sempre come primo premio la Coppa del Principe. Quando il Principe di Piemonte venne la prima volta a Roccaraso all'età di due anni, nel 1906; era insieme alla madre, la Regina Elena, e alle due sorelle Jolanda e Mafalda. nell’estate del 1943 lasciò per l’ultima vota Roccaraso, alzò lo sguardo verso le montagne che ci circondano e una commozione intensa fu letta nei suoi occhi.

Tornò da solo agli inizi degli anni ’20, quando da giovane frequentava la Scuola Militare di Modena e la facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Padova. Fu ricevuto in municipio dalle autorità e con loro fece un giro del paese per visitare la Terra Vecchia, il cuore antico di Roccaraso, il teatro del 1698, la chiesa parrocchiale e poi vicoli, scale e rampe che dividevano una moltitudine di case strette tra di loro per difendersi dal freddo. Si fermava ogni tanto a parlare con la gente e la gente era sorpresa e timorosa, ma immediatamente conquistò la loro simpatia con i suoi modi gentili. Andò a visitare anche la chiesetta di san Nicola dentro la Terra Vecchia; la madre gli aveva raccontato di avercelo portato piccolino. Lì, attorniato da tanta gente, s’inginocchiò e pregò; uscendo si fece il segno della croce con l’acqua santa, proprio dove all’età di due anni fu benedetto dalla Regina. In quei giorni fu ospite del generale dell’esercito Carlo Angeloni, che aveva una casa patrizia lungo via Salvatore Tommasi.

Il Principe arrivava con il treno e a volte con l’automobile; alloggiava sempre all’albergo Savoia e si recava spesso nella zona dei trampolini di salto per assistere alle gare che si svolgevano ogni inverno e dove la coppa per il vincitore portava il suo nome. Ma veniva a Roccaraso soprattutto per esercitare il suo sport preferito: lo sci. Sciava instancabilmente tutte le mattine e il pomeriggio lo dedicava alle passeggiate lungo il viale Roma o in paese, dove destava l’interesse delle ragazze che durante le prime visite lo guardavano da dietro gli usci delle case o dalle finestre. Il principe era alto, vestiva in modo ricercato, elegante e portava sempre un foulard al collo.

Quando nelle successive occasioni si recava a passeggiare, le ragazze roccolane avevano preso il coraggio di uscire e brulicavano in ogni luogo. Nei periodi in cui c’era la frequenza dei turisti le strade del paese sembravano quelle di una cittadina, ma la discrezione regnava sovrana, le guardie del corpo di Umberto non dovevano intervenire per nessuna ragione e tutti erano felici di trovarsi e incontrarsi in un posto divenuto così accogliente e perfino famoso. Si racconta che un giovane di Roccaraso, Flaminio Del Castello, tentò di emulare il suo portamento, si mise anche lui un foulard al collo, ma con le ragazze non ebbe successo.

Umberto andando a sciare compiva dei lunghi tragitti con gli sci da fondo. Era accompagnato da due guardie del corpo e da alcuni sciatori roccolani: Giuseppe Di Vitto precedeva tutti, Salvatore D’Alessandro portava lo zaino con le vivande e le bevande e Matteo D’Alesio chiudeva la fila. Le guardie avevano imposto ai tre montanari di non rivolgere la parola al Principe, il quale se ne accorse e un po’ per la curiosità di conoscere i posti dove passavano, un po’ per indispettire le guardie, ogni tanto si fermava e chiedeva loro notizie, oppure faceva in modo di farli parlare comunque. I primi tempi i tre, imbarazzati, non sapevano che fare, ma poi lentamente incominciarono a rispondere, fino al punto di intrattenere lunghi discorsi, ai quali in seguito parteciparono anche le guardie. Giuseppe, Salvatore e Matteo erano dei fondisti e quando arrivavano al culmine della Selletta, il valico che immette al Piano dell’Aremogna, Umberto da provetto discesista si divertiva a scendere velocemente a valle lasciandoli indietro, ma alla fine si ricongiungevano ed alle successive discese accadeva sempre la stessa cosa, fino a quando non rientravano in paese. Dopo quelle prime esperienze, quando tornava a Roccaraso, faceva sempre avvertire i tre fondisti di mettersi a disposizione per accompagnarlo. Loro erano sempre pronti ed ogni volta inventavano percorsi diversi, che il Principe mostrava di gradire sempre con estremo interesse. I tre incominciarono anche ad imparare come si sciava in discesa e spesso Umberto si fermava per dargli i consigli adeguati. Pian piano un sentimento di amicizia le legò al Principe.

Ogni tanto gli amici napoletani del principe sostituivano quelli roccolani nelle lunghe sciate sui monti e sugli altopiani.

La gente di Roccaraso quando vedeva la bandiera italiana sul pennone dell’albergo Savoia capiva che Umberto di Savoia era arrivato; infatti, il proprietario dell’albergo, il colonnello Zamboni, prese l’abitudine di esporla proprio per diramare il messaggio del suo arrivo.

Spesso Umberto arrivava con donne bellissime. A volte, quando il tempo lo permetteva, di pomeriggio andava con loro a Rivisondoli ad acquistare le famose mozzarelle, direttamente nelle case delle persone che avevano le mucche e che le preparavano apposta per lui. Qualcuno ricorda una fila di slitte, trainate da cavalli, ferme davanti al Savoia e in attesa di condurre gli ospiti al paese vicino. Furono le prime volte che sugli altopiani si videro le pellicce di visone.

Molte famiglie nobili frequentavano Roccaraso e spesso venivano quando sapevano dell’arrivo del Principe. Allora la presenza di donne nobili, giovani e belle rendeva ancora più “interessante” il soggiorno di Umberto.

Una di quelle sere Umberto, stanco di essere seguito dovunque dalle guardie del corpo, fece accomodare un militare del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari) di spalle, davanti alla finestra. Quell’uomo era Ugo Gentile, un capitano di Bojano, che lo accompagnava spesso e con lui aveva più confidenza degli altri, gli rassomigliava anche un po’ e avevano studiato insieme alla Facoltà di Giurisprudenza di Padova. Le guardie che presidiavano l’ingresso dell’albergo, erano tranquille, il Principe lo vedevano seduto al suo posto, dove ogni sera, ad una certa ora, leggeva sempre il giornale. Umberto uscì dalla porta di servizio dietro l’albergo e… si recò in paese, da solo, a fare “quattro passi”.

Ugo Gentile, finita la guerra, tornò a Bojano e appena entrato in casa fu avvertito che alcuni inglesi ed americani erano stati lì a cercarlo. Egli si rifugiò immediatamente sulle montagne che sovrastano la cittadina molisana e vi rimase per alcuni mesi, fino a quando ebbe la certezza di essere lasciato in pace. Il Capitano non ha mai raccontato la ragione precisa di quella visita, neppure alla famiglia, ma è certo che volevano interrogarlo. Sicuramente i suoi rapporti con Umberto erano stati importanti, tant’è vero che continuarono successivamente, ma solo in maniera epistolare. Una telefonata di Ugo riunì per l’ultima volta le loro voci, quando nel 1983, ormai in fin di vita, il Principe di Piemonte era ricoverato in ospedale a Londra. E’ certo che Roccaraso è rimasto nel cuore del Re e del Capitano, che lo ha testimoniato più volte ed è anche tornato in paese ogni tanto per incontrare il suo amico Guido Liberi.

Agli inizi del 1937 il Principe andò a sciare a Cortina d’Ampezzo, dove salì sulla slittovia delle Tofane costruita l’anno prima; si rese immediatamente conto che quell’impianto, del quale ne erano dotate pochissime località sciistiche, avrebbe favorito rapidamente lo sviluppo dello sci alpino. La tecnologia incominciava a mettere a punto impianti leggeri, che meglio si adattavano ai pendii sciabili. Le funivie erano troppo costose ed inutili per la maggior parte dei percorsi sciistici. Venivano, utilizzate, infatti, e lo sono tutt’ora, per arrivare su punti panoramici difficili da raggiungere, o come impianti di arroccamento per raggiungere zone sciistiche in alta quota.

Durante quell’inverno Umberto venne a Roccaraso e ricordandosi dei discorsi intrattenuti in passato con il barone Angeloni, presidente dell’Azienda di Soggiorno, sui progetti di sviluppo di Roccaraso, lo invitò a cena all’albergo Savoia e gli parlò dell’impianto delle Tofane, gli spiegò il suo funzionamento, gli disse che quell’impianto rispetto alle funivie costava molto meno, data la sua semplicità tecnica, gli disse che durante l’estate a Cortina ne avrebbero costruito un altro sul Col Drusciè. Il barone Angeloni nella sua mente fece quadrare immediatamente il cerchio. Il progetto di realizzare un impianto di risalita fino in cima al Monte Zurrone, forse stava per avverarsi e quella spesa ingente da sostenere per una funivia, che non si riusciva a mettere insieme, non era più necessaria, sarebbe bastato molto meno per far compiere a questo centro sciistico e a tutta la zona un salto di qualità. Fu così che Roccaraso alla fine di quell’anno ebbe il suo primo impianto di risalita, che fu inaugurato da Umberto di Savoia.

 Da: ROCCARASO - La stagione della neve

Ugo Del Castello

Michele Biallo Editore, 2003