Sotto le macerie della Seconda Guerra Mondiale sono finite anche le numerose tradizioni e il folklore di questo paese. E’ finito un modello culturale che individuava e distingueva Roccaraso non solo nei confronti dei paesi limitrofi, ma anche dagli altri paesi della regione.

Il breve racconto che segue ci illustra una rappresentazione molto originale che si teneva in occasione della festività di San Rocco e riproposta anche ai primi turisti che arrivarono a Roccaraso agli inizi dello scorso secolo.  di: A. De Nino, “Usi Abruzzesi ”, Vol. I pagg. 196-197; Firenze 1879

  Alcune bande musicali giravano per le vie dell’alpigno Roccaraso, poiché si celebrava la festa del Santo di Montpellier. Ma, con tutta la festa, alcuni padri di famiglia se ne fuggivano nei paesi vicini; indovinate perché? Per non fare la cavalcata.

Gli altri che si rassegnavano a subirne il sacrificio, vestivano di gala le loro bambine; mentre i parenti dalla parte loro approntavano un asino con la bardatura e con le corone di campanelli e di nastri e di fiori.

L’asino co’ suoi parenti o, per meglio dire, co’ suoi padroni, si ferma innanzi a una casa. Tutti chiamano il tale di tale, il padre di famiglia che deve fare la cavalcata; e anche l’asino chiama, solfeggiando a modo suo. Il padre di famiglia esce e reca in braccio una pomposa bambinella.

Appena monta sull’asino, la turba grida: “Salute e figli maschi!” E questo grido si ripete più volte mentre si fa il giro del paese e si tormenta la docile bestia scotendo la briglia e tirandogli la coda. Il padre con la bambina scende sempre alle case dei parenti, dove si ferma un poco per ricevere confetture o rosolio o pizze e vino. E poi di nuovo: “Salute e figli maschi!”

Ed ecco dunque come in Roccaraso è trattato un povero marito, a cui la moglie, dentro quell’anno, regalò una figlia femmina.

E’ scherno o non è piuttosto una festa nuziale anticipata? Io non credo che sia uno scherno.

Finito il giro di un padre, tocca all’altro. E, con tutti questi giri, la festa di San Rocco diviene più allegra e, starei a dire, più solenne. Fecero dunque bene quegli altri padri di famiglia a svignarsela? Ma che! Il giorno dopo, come essi tornarono al paese, i parenti ripresero l’asino e costrinsero i fuggitivi a fare il giro delle nozze anticipate.