Il breve racconto di un viaggiatore nel 1909.
Gli alberghi di cui si parla nel racconto che segue furono costruiti già ai primissimi anni del secolo scorso: il Palace Maiella e il Montemaiella. Quest’ultimo risultò dalla trasformazione e l’ampliamento della vecchia Stazione di Posta dove si fermavano le diligenze della ditta Fiocca di Castel di Sangro, che svolgevano servizio tra Napoli e Pescara. La stazione sorgeva appena dopo il curvone della statale che immetteva verso l’alto, al centro del paese ed era una sosta obbligata, dopo la lunga ed erta strada che arrivava da Castel di Sangro; sia la stazione di posta che il successivo albergo erano di proprietà della mia famiglia, furono costruiti da Giuseppe Del Castello. Siamo agli inizi dello scorso secolo e l’attività di ospitalità è già buona e lo evidenzia in maniera felice il racconto di uno dei gitanti giunti in automobile.
di: A. Tortoreto, “Attraverso gli Abruzzi in automobile”, pag. 58; Roma 1909
Diamo un ultimo sguardo alla valle del Sangro; le cime dei monti appaiono leggere, aeree nel sole che tramonta: si profilano le une dietro le altre, sino alle ultime, quelle del Molise.
Un’ultima svolta e siamo a Roccaraso: fa freddo!
E’ Roccaraso la prima stazione climatica abruzzese: su questa giogaia dell’Appennino, dove nel cuore di luglio vediamo gli uomini girare avvolti in pesanti mantelli e le donne vestite di lana greve, sono sorti come per incanto due, tre bellissimi alberghi che accolgono, nella stagione buona, i villeggianti.
A due passi dal paese, corre vittoriosa la vaporiera: le passeggiate di montagna sono suggestive: un’escursione al prossimo, famoso, Piano delle Cinque Miglia è quanto di più incantevole si possa desiderare: e l’aria fine, frizzante pone, grazie a Dio, un appetito!... Figuratevi che anche ne sentiamo gli stimoli, noi che da due giorni non facciamo che mangiare, tanto che l’amico Montani giustamente nota: “Si marcia con una velocità media di trenta chilometri all’ora, o, per essere esatti, di venti pasti al giorno, tra grandi e piccoli!”
Anche qui accoglienze entusiastiche, cordiali: pranziamo nella sala maggiore dell’Albergo Maiella: poi a tarda notte, ci ritiriamo nelle linde camerette preparate per noi nei diversi alberghi e benediciamo le soffici coperte imbottite che proteggono dal freddo dei milleduecentocinquanta metri sul livello del mare.
Alle sei – un’alba serena, radiosa, come ne ho viste poche – sotto i nostri sibila il fischio implacabile del duce della nostra carovana: pronti! Le nostre già fremono impazienti di riprendere la corsa. Una capatina in paese: c’è da vedere una interessante torre, alla cima della quale hanno, da poco, posto un orologio; la parte antica, chiusa nella rocca, e gli avanzi di un teatro che il Prof. Cena scova, rimontano al seicento.
Il che proverebbe che anche anticamente Roccaraso fu tenuta in pregio quale residenza estiva.
L’attento viaggiatore non si era sbagliato nell’affermare che forse anticamente Roccaraso “fu tenuta in pregio quale residenza estiva”, infatti leggiamo nel – RAGGUAGLIO ISTORICO DELLA TERRA DI ROCCARASO E DEL PIANO DELLE CINQUEMIGLIA – di Vincenzo Giuliani, Medico e filosofo. Edizione critica dell’autografo a cura di Mons. Edmondo De Panfilis (Parroco di Roccaraso dal 1946 agli inizi degli anni ’80), alla pagina 99, anno 1991. Deputazione Abruzzese di Storia Patria:
Il Cardinale D. Trojano Acquaviva dopo il Concordato riapassato colla Santa Sede in Roma insieme col Principe D. Marino Caraccioli, e la Principessa Buoncompagni di S. Buono unitamente con D. Costanzo caracciolo, e D. Pasquale Acquaviva, che indi l’un, e l’altro vennero decorati, della Sacra Porpora, e Cappello Cardinalizio in tempo di primavera venne per più giorni a diporto in questa Terra e tanto di essa si compiacque delle sue campagne che vide erbate, e del suo riposo per il respiro dell’aria aprica, e montuosa. Anche il Cardinale D. Antonio Sersale, Arcivescovo di Napoli, nel mese di Aprile dell’anno 1763 andando alla visita della Santa Casa di Loreto, quantunque vi capitasse in tempo che nevigava, volle onoralla di sua dimora. E qui a compimento di quanto si è detto di questa Terra non è da ommettersi, che più volte andando in Napoli, e nell’Aquila si vide beata dalla presenza di S. Giacomo della Marca, di S. Giovanni da Capistrano, e di S. Bernardino da Siena, che non appena santificato, a quest’ultimo in memoria ricevendolo per suo particolar Protettore nel 1690, volle erigere devoto Tempio fuori le mura siccome rilevasi dall’iscrizione che ne fu scolpita su la porta di esso:
Quod facies iter hic sis Bernardine refectus
(*) Rasinides renovant quod posuere Patres
Anno Salutis MDCCLI
(*) Rasinides, gli abitanti di Roccaraso, oggi Roccolani.
Quanto riportato poc’anzi può farci affermare, senza ombra di dubbio, che sebbene la nascita del turismo a Roccaraso, inteso nella accezione più attuale della parola, deve farsi necessariamente risalire agli anni immediatamente successivi all’arrivo alla stazione di Roccaraso del primo treno sulla nuova linea ferroviaria Sulmona-Isernia (18 settembre 1897), una primordiale attività di ospitalità risale ai tempi più remoti, quando la natura amena e l’aria frizzante invitavano i viaggiatori a fermarsi a Roccaraso, sicuramente ospiti nelle case dei Baroni Angeloni.