1906. La Regina Elena a Roccaraso.
Una piccola parte della vita dei Savoia, a partire dai primi anni del secolo scorso, si intreccia con la vita di Roccaraso. L’origine di questo rapporto è dovuto ad una visita fugace della Regina Elena con tre dei suoi figli e continuò, agli inizi degli anni ’20, quando tornò insieme alla figlia Giovanna. Successivamente furono Giovanna fino ai giorni del matrimonio avvenuto nel 1930, e soprattutto Umberto a frequentare con assiduità Roccaraso, per esercitare la loro passione per lo sci.
da: ROCCARASO La stagione della neve. di Ugo Del Castello – Michele Biallo Editore, 2003
Tutto ebbe inizio a Roccaraso nel 1906 con una fugace apparizione della regina Elena di Montenegro, consorte del re Vittorio Emanuele III. Giuseppe Di Clemente, che da giovane era stato stalliere e maniscalco presso le stalle di Corte dei Savoia a Napoli, con il suo mulo si stava recando pensieroso e a testa bassa al terreno, che aveva coltivato a fagioli, per rimuovere le erbacce che erano cresciute. Si trovava a metà della strada che in discesa conduceva dalla piazza principale fuori al paese e alzando la testa da terra, con indescrivibile sorpresa, riconobbe la Regina nell’elegante signora che aveva davanti. Incominciò a battere le mani e quasi urlando diceva alla gente che stava lì d’intorno: “La Regina! La Regina! La Regina è venuta a Roccaraso!” In un attimo s’inginocchiò ai suoi piedi ed emozionato, quasi balbettando, la salutò porgendole il benvenuto e si presentò. Fu riconosciuto. Sua Maestà aveva con sé le due figlie Jolanda e Mafalda e la balia portava il piccolo Umberto; avevano lasciato gli autisti con le automobili, sbuffanti per la faticosa salita, appena dopo l’ultimo curvone sotto il paese, davanti all’albergo Montemaiella. La gente presente aveva visto la scena e si era avvicinata incuriosita per l’accaduto. Appresero che quelle persone facevano parte della famiglia reale e subito divulgarono la notizia. Nel frattempo la Regina continuò a salire e giunse sulla piazza. Lì, intanto, dal vicino municipio era arrivato trafelato il Sindaco accompagnato dalla guardia comunale. La Regina lo salutò e disse che voleva visitare il paese. Salendo con la macchina da Castel di Sangro era rimasta incantata da quel pugno di case appiccicate sulla roccia, intorno alla chiesa e avvolte da un cielo limpido e azzurro. Fu accompagnata al
municipio, s’inoltrò per i vicoli stretti tra le case; entrò nella chiesa madre; visitò il teatro fatto costruire nel 1698 dal barone Donato Berardino Angeloni e dalla moglie Agata Florini; si affacciò sulla balconata della piazza che domina la valle del Sangro e l’altopiano fino alla Maiella. Apprese dell’esistenza della chiesetta di san Nicola e le tornò subito in mente la chiesa di Bari, dove nell’ottobre del 1896, prima delle nozze aveva abiurato la religione ortodossa per abbracciare quella cattolica; un pensiero lo dedicò al padre Nicola I di Montenegro e così volle andare a visitarla. Ci arrivò attraversando la Porta a Monte che introduceva alla Contrada di san Nicola, la quale era all’interno della Terra Vecchia la parte più antica del paese che dominava il torrente Rasine e la strada statale. Era costituita da un intreccio di case e di vicoli, di rampe e passaggi coperti. La chiesetta fu costruita nel XIV secolo e conservava il gruppo ligneo del Santo di Bari con i Putti (sec. XVII). Si fermò alcuni minuti in raccoglimento e fece pregare anche le due figlie; Umberto aveva solo due anni e gli benedì la fronte con l’acqua santa. La piazzetta di fronte al punto dove Giuseppe incontrò i Savoia da allora fu intitolata alla regina Elena.