Cittadini di Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e Rocca Pia, non dimenticate di essere concittadini degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo. C’è qualche sconsiderato che vorrebbe negarcelo, ma noi non dobbiamo permetterlo.
 
Mi piacerebbe tanto creare un’associazione culturale che riunisca le nostre genti per far sì che riflettano sull’argomento e agiscano di conseguenza.
 
Propongo di nominare il presidente dell'auspicata associazione nella persona del Prof. Francesco Sabatini, esimio presidente onorario dell’Accademia della Crusca, nato a Pescocostanzo.
Ugo Del Castello
 
 

 
 
 

L’inverno si avvicina. Come al solito c’è chi dice che sarà nevoso e chi è diffidente, come sarà? Di certo solo Iddio lo sa. Ma noi sappiamo che tanti e tanti inverni sono stati nevosi, tanto, ma proprio tanto e le bufere imperversavano sul Piano delle Cinquemiglia infierendo su chi azzardava a percorrerlo incautamente.

 

 
La lotta tra Spagna e Francia per il possesso del Regno di Napoli, dopo la grande vittoria spagnuola del 1503, si riaccese brevemente, con nuovi protagonisti Carlo V e Francesco I, nel terzo decennio del Cinquecento; l’Abruzzo, come al solito, subì i danni maggiori.
Odetto di Foix, signore di Lautrech, generale dei Francesi in Italia, varcò la frontiera del Tronto il 10 febbraio 1528, con un esercito composto anche delle milizie di Pietro di Navarra e di Berlingiero Caldora (ultimo discendente della stirpe del grande Giacomo), mentre le truppe del marchese di Saluzzo, quelle assoldate dai Veneziani al comando del duca d’Urbino e le Bande Nere dei Fiorentini forzavano  i passi a nord di Aquila. Occupate le principali città d’Abruzzo, il Lautrech puntò verso Napoli, ma, per le difficoltà opposte dalla stagione invernale al trasporto delle artiglierie e al vettovagliamento, non seguì <<il cammino più dritto>> (cioè la tradizionale via di Sulmona e del Piano delle Cinquemiglia) <<bensì quello più lungo… accanto alla marina>>, per dirla con il Guicciardini.
I nostri paesi furono salvi, perciò, dal rovinoso passaggio della massa degli armati. Ma non rinunciò a seguire la via dei monti il Caldora, che mirava a recuperare le terre avite e riuscì a conquistare Castel di Sangro. Dietro di lui si misero la cavalleria e la fanteria al sondo dei Veneziani, e su quest’ultima, appena giunta sul Piano delle Cinquemiglia, si scatenò una fitta bufera di neve che costò la vita a circa trecento fanti, forse di nazionalità tedesca (marzo 1528). Lo storico Paolo Giovio, vissuto in quel tempo, tramanda la notizia del fatto, che suscitò in Italia profonda impressione.
L’anno seguente accadde anche di peggio. Il principe Filiberto d’Orange, capo degli imperiali, dopo la morte di Lautrech sotto le mura di Napoli (15 luglio 1528) era rimasto vincitore in Campania, ma dovette preoccuparsi di ristabilire l’ordine nell’Abruzzo ribelle. La via d’Abruzzo, ch’era controllata dai francesi, fu liberata da un corpo di seicento fanti che il d’Orange inviò, nel settembre del ’28, al comando di Sciarra Colonna. Questi presidiò le città abruzzesi, ma nel febbraio del ’29 lo stesso principe dovette accorrere con rinforzi per domare una furiosa rivolta scoppiata all’Aquila e ad Amatrice. Nel viaggio d’andata il d’Orange attraversò speditamente i valichi più difficili e giunse a compiere nefande repressioni e saccheggi  nelle città rivoltose. Ma al ritorno, nel mese di marzo, una bufera di neve lo colse sul Piano delle Cinquemiglia: il principe e pochi seguaci riuscirono a salvarsi raggiungendo l’abitato di Roccaraso, ma lasciarono sepolti nella neve circa seicento fanti. In seguito alla grave perdita subita dal d’Orange, lo stesso Carlo V avrebbe fatto erigere nel deserto e tempestoso altopiano cinque torrioni <<con entro legna, focaie, focile, esca, zolfanelli, onde fuoco appicciare e sostenere la vita>> nelle tormente, per il mantenimento dei quali venne istituito un dazio sulle derrate di passaggio, da pagarsi all’Osteria del Cantelmo di Pettorano.
Dopo i due disastri militari del 1528 e ’29, il Piano delle Cinquemiglia acquistò una fama sinistra che si tramandò per secoli, accresciuta dalle terribili gesta dei banditi e da sempre nuovi casi e sciagure, che un erudito settecentesco, Giuseppe Liberatore, rammenta in un suo curioso Ragionamento topografico-istorico-fisico-ietro sul Piano Cinquemiglia (edito  a Napoli nel 1789); il libro, dedicato alla descrizione di questa strada e allo studio dei problemi del traffico, è pieno anche di stravaganti fantasie sui fenomeni naturali e sugli orrori del luogo. Al Liberatore dobbiamo anche il primo rilevamento accurato di una pianta topografica del Piano.
 
da: La Regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo – Roccaraso e Pescocostanzo
di Francesco Sabatini, 1960, Ed. Sigla Effe Genova

Una foto di sciatori degli anni '30. Sullo sfondo il Piano delle Cinquemiglia

Roccaraso 1910, l'origine dello sci ebbe culla sul lato sud del Piano delle Cinquemiglia