da: La Regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo – Roccaraso e Pescocostanzo
di Francesco Sabatini, 1960, Ed. Sigla Effe Genova
 
Un complesso di costruzioni medievali era abbastanza ben conservato a Roccaraso prima della totale distruzione avvenuta durante l’ultima Guerra Mondiale. La Terra Vecchia, come da tempo la chiamavano i cittadini, era cinta da buone mura, che integravano la validissima difesa delle pareti di roccia.
Un’agile torre, munita di cinque piombatoi su beccatelli in pietra sagomata, s’innalzava sulla porta con arco acuto che costituiva il principale accesso al fortilizio; lo stemma dei di Sangro, sovrapposto all’arco, fa pensare all’epoca di più sicura dominazione di questi signori sul paese, quindi al pieno Trecento.
Era questo uno dei più tipici e ormai rarissimi esempi di “porta turrita” in Abruzzo, dove lo sviluppo dell’architettura militare trovò buone ragioni nelle continue ribellioni dei baroni all’autorità reale.
All’interno della Terra Vecchia s’intrecciava un vero labirinto di vicoli, rampe, passaggi coperti: due stradette principali (la Contrada dentro la Terra e la Contrada di San Nicola) mettevano capo ai due accessi, quello settentrionale, già descritto e quello che si apriva a Mezzogiorno, sotto un bastione cinquecentesco.