Nella utile noia dei ricordi, una sorpresa. Commovente? Ma sì, lo è stata.
Mi piacerebbe scrivere un diario, non per fatti che andrei a vivere da oggi in futuro, ma postumo, cioè fatto ora per allora, ad incominciare dagli inizi del 2001, quando intrapresi quasi per scherzo un viaggio affascinante nel mondo dello sci, della storia dello sci, quella del mio paese, la storia centenaria dello sci di Roccaraso.
Questo diario dovrebbe raccontare però la mia storia, quella che ho vissuto quotidianamente alla ricerca delle fonti: documenti, racconti, cartoline, fotografie, immagini varie; i kilometri percorsi con l’automobile o con l’incommensurabile lunghezza dei fili telefonici; l'interminabile passaparola; le dita gioiose e impolverate mosse con delicatezza tra i reperti di bancarelle di antiquariato alla ricerca di improbabili rarità. Documenti avvolti in fragili buste cotte anch’esse dal tempo o rinchiusi in pagine di giornale portatrici pure loro di notizie che furono o ripassati nelle moderne buste di cellophane, ma tutti importanti e pieni di notizie, fatti e racconti di ski e skiatori, di neve e nevi fredde di tramontana o arrossate dallo scirocco, ma tutte sciolte dal sole e rinnovate negli anni dalla storia.
E con le fonti le persone incontrate, contattate, presentate da chi magari, non avendo nulla da darmi o raccontarmi, mi ha indirizzato verso parenti o amici, custodi di tanti piccoli tesori. Foto conservate con il dovere di non disperdere ricordi di famiglia, a volte di fatti non vissuti direttamente, ma raccontati da un genitore, da un nonno o uno zio e ascoltati solo per il rispetto che si deve tenere in tali circostanze, poi basta. Quelle immagini sono passate nell’indifferenza del tempo, di un tempo odoroso di muffa, o tutt’al più ravvivato o sbiadito, a seconda dei casi, dalla trasformazione degli agenti chimici nel color seppia o nelle impercettibili tonalità del grigio segnato da un reticolo di screpolature; spesso, però, conservate con diligenza maniacale e allineate geometricamente e bloccate agli angoli da tanti piccoli triangolini incollati sulle pagine robuste di un album con la copertina in pelle.
Ma quello che più di ogni altra cosa ha lasciato un segno indelebile in questi anni della mia vita è stato il contatto umano, in tutti i sensi, che come ogni cosa che ci capita ti gratifica, il più delle volte, e ti mortifica, ti lascia dentro un dispiacere, per fortuna in pochissime occasioni. La prima situazione, spesso vissuta con persone sconosciute, inaspettata è arrivata per caso, mi ha sorpreso, è stata portatrice non solo di atti e di fatti, ma soprattutto di apprezzamento, di curiosità, di voglia di scoprire con me i mille e sconosciuti, inesplorati, avvenimenti, che provocarono quegli atti e quei fatti. La seconda situazione, inaspettata anch’essa, è stata perpetrata con il dispetto e l’invidia di chi pur avendo cose da darmi o da dirmi, non mi ha voluto aiutare, ha compreso l’importanza del lavoro che stavo svolgendo e mi ha mortificato negandomi ogni cosa in suo possesso, ha negato alla storia del mio paese un altro tassello importante. Gli amici, spesso sono stati gli amici o le persone che conoscevo a comportarsi così; forse pensavano che mi arrendessi, che senza i loro documenti mi sentissi perso e avrei abbandonato l’impresa, invece non hanno capito, non hanno inteso con chi avessero a che fare: con un testardo, con un montanaro testardo, innamorato incommensurabilmente del suo paese e forte della voglia di raccontarlo.
Ecco, questo è ciò che ho voluto rendervi noto con queste quattro righe. Riuscirò a scrivere la mia storia vissuta insieme alla testimonianza della storia dello sci roccolano? Non lo so, forse sarà solo un desiderio a cui non darò seguito, forse sarà solo un insieme di sentimenti che resteranno chiusi nella mia mente e nel mio cuore, forse tutto ciò avrà solo contribuito ad arricchire la storia della mia vita, ma una cosa è certa: il mio paese, il mio piccolo paese ha avuto la sua storia bianca, bianca di neve, di neve solcata da migliaia e miglia di sci, di sci di personaggi importanti e di gente comune, di gente che mi auguro e che auguro a Roccaraso di continuare a vedere nel corso della sua vita sciistica, turistica ed economica, che io fino ad oggi ho avuto l’onore di raccontare. A me basta così, non c’è gratificazione più grande di averlo fatto.
E poi, sentirsi chiamare o chiamare ogni tanto per telefono o incontrare nuovamente le persone che si sono messe a disposizione per aiutarmi è la cosa più bella della mia vita.
E a tal proposito voglio raccontarvi cosa mi è successo ieri mattina.
Ero in ufficio con il revisore dei conti del Comune di Roccaraso, impegnati nella complessa stesura del questionario che lei deve inviare alla Corte dei conti e mentre sono uscito per trovare dei documenti in archivio, fuori della porta c’era un signore al quale ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa.
“Cerco Ugo Del Castello” mi ha risposto.
“Sono io, in che cosa posso aiutarla?”
“Mi chiamo Albino Bazzana e sono stato un saltatore con gli sci, ho saltato sul vostro trampolino, sono originario di Tarvisio, ma vivo a Predazzo, dove ho un albergo e sono anche maestro di sci. Sono venuto a far visita ad alcuni amici di Orsogna, i quali producono componenti idrauliche per cannoni sparaneve e perciò, arrivando qui vicino, sono voluto tornare a rivedere dopo una cinquantina di anni i luoghi teatro di avvincenti gare di salto cui ho partecipato. Il trampolino c’è ancora? E la pensione Italia con i loro proprietari; sono sempre gli stessi? Voglio salutarli. E la chiesa di san Rocco è ancora lì vicino. E poi, posso avere il suo libro Cinque miglia di nostalgia, sa, in una foto ci sono anch’io, me lo ha fatto vedere un altro saltatore, un combinatista.”
Mi ha detto il nome ma non lo ricordo, non ricordo neppure di aver dato un libro ad una persona che avesse quel nome, chissà come lo avrà avuto; ormai i libri su questa bella storia hanno girato l’Italia e chissà chi glielo avrà donato.
Mi sono commosso. Ma ci pensate? Un altro saltatore che è venuto a trovarmi dopo Mario Faustinelli: un altro saltatore che ho conosciuto dopo che sono stato a incontrare a Ponte di Legno Igino Rizzi, Giacomo Aimoni, Leonardo Bulferi, Salvatore Ferrara; a Predazzo Dino De Zordo; e per telefono Agostino De Zordo, Aido e Flavio Olivotti.
Poi, non potendomi muovere dall’ufficio, ho fornito a Albino tutte le informazione che mi aveva chiesto e gli ho fatto dono di quel libro e del libro dei cento anni di sci. Ho aperto il libro alla ricerca della foto dove c’è lui, gliene ho mostrata una e gli ho chiesto se avessi indovinato. Quello col numero 77 è proprio lui. Peccato non averlo saputo prima, nella didascalia ci avrei messo anche il suo nome che allora ignoravo.
Albino Bazzana mi ha dato un biglietto da visita invitandomi al suo albergo a Predazzo, mi ha stretto la mano e soddisfatto si è recato a salutare i proprietari della pensione e a rivedere il trampolino Roma.
Questa mattina l’ho chiamato al telefono per scusarmi ancora con lui per non averlo potuto accompagnare in giro per Roccaraso, ma aveva compreso la situazione in cui mi aveva trovato e ha risposto di non preoccuparmi, aggiungendo che ha in animo di tornare a Roccaraso in una prossima visita ai suoi amici abruzzesi.
Che bello!

A sinistra il saltatore roccolano Achille D'Alesio, più anziano degli altri due, qui con le funzioni di preparatore del trampolino insieme all'altro roccolano Tonino Strizzi. Il 77 è ovviamente Albino Bazzana. Il 78? Ho dimenticato di chiedere il suo nome ad Albino, lo farò e completerò i nomi del quartetto.