La battaglia del grano fu una campagna lanciata durante il regime fascista da Benito Mussolini allo scopo di perseguire l'autosufficienza produttiva di frumento dell'Italia. Nel 1925 il Regno d'Italia risultava importatore netto di 25 milioni di quintali di frumento, su un consumo totale di 75 milioni di quintali. Per ribaltare questa situazione, che provocava un enorme passivo nella bilancia commerciale italiana, venne studiata la Battaglia del grano, campagna che aveva lo scopo di far raggiungere la completa autosufficienza dall'estero di questa fondamentale fonte alimentare per la nazione, nell'ambito della politica autarchica inaugurata dal regime. Essa venne proclamata durante la seduta notturna della Camera dei deputati del 20 giugno 1925.
Sarà stata questa la ragione che spinse il Podestà di Roccaraso dell’epoca a far scrivere a caratteri cubitali “DUCE”sul muro di quella casa al centro della foto, ben visibile dall’aia dove si svolgeva l’ancestrale rito della trebbiatura, per ricordare che alla battaglia del grano era chiamata anche la comunità roccolana?
A Roccaraso, come in tutti i paesi di montagna il rito della trebbiatura si svolgeva in ritardo rispetto ai luoghi più bassi e perciò più caldi; di norma accadeva ad agosto, all’inizio o verso la fine del mese a seconda di come l’estate aveva riscaldato i pianori coltivati sui versanti assolati delle montagne.
La bella foto di Roccaraso, che ritrae i covoni assiepati sull’aia in attesa di essere trebbiati, è esposta da tanto tempo lungo il corridoio della Casa comunale e tantissime persone l’avranno guardata con interesse per scoprire un altro scorcio della Roccaraso che non c’è più. Io invece, ogni tanto, allungando lo sguardo su quell’immagine, tornavo con la memoria ad una foto della bottega di fabbro di mio padre che ho visto da bambino, finita chissà dove e che mostrava anch’essa sotto una finestra i caretteri cubitali della scritta “VOLERE è POTERE”. Quel ricordo mi ha infuso sempre un po’ di nostalgia, al pensiero di aver perso molto presto mio padre e con lui tutto ciò che avrei potuto apprendere della sua vita roccolana, del suo lavoro, delle sue rappresentazioni teatrali, di quella Roccaraso che tanto mi ha incuriosito e che mi ha spinto a condurre una ricerca avvincente che si è consolidata con la pubblicazione di alcuni libri sulla storia sciistica, turistica e della sua distruzione. Ma non è di questo che voglio parlarvi.
Boris, l’uomo dal grembiule un po ingrassato dalla carne alla brace e una tovaglia bianca, si fa per dire, sulle spalle di gestore del piccolo ristorante della Baita, sita all’inizio del Piano dell’Aremogna, l’altro giorno è venuto in ufficio per espletare delle pratiche e camminando insieme lungo il corridoio dove c’è la foto della trebbiatura, mi ha detto: pensa che questa foto è stata scattata un agosto di tanti anni fa e sai perché, perché la trebbiatura non potè iniziare a causa di una fitta, quanto improvvisa ed estemporanea nevicata. Guarda la neve sui covoni, sul prato intorno, sui tetti delle case. Sorpreso dalla rivelazione, mi sono avvicinato alla foto, ho incominciato a guardarla con occhi diversi dal solito e non credevo ai miei occhi. Io fino ad allora ci avevo letto solamente DUCE e ho dovuto approfondire lo sguardo per convincermi che era proprio così, che c’era la neve, perché l’immagine modificata dal tempo fino ad allora mi aveva fatto intendere quel bianco diffuso come la risultanza di prodotti della lavorazione dei covoni di grano.
 
Ecco, sono stato fermo per un po’ di tempo con notizie, curiosità, immagini e opinioni sulla mia Roccaraso, lasciandovi sicuramente un po’ delusi, ma credo di essere tornato bene con questa “chicca”, simpatica, interessante, soprattutto perché conferma il raccontato degli anziani di Roccaraso, quando affermano che la sera di un 13 agosto di tanti anni fa, alla festa del nostro protettore S. Ippolito, la banda non potè suonare perché il freddo e la neve avvolsero ogni cosa.