Il paese e le sue storie
Il clima si ripete e gli inverni ogni tanto fanno tribolare l'attività turistica e sciistica.Era il 1955 e si doveva svolgere una importante manifestazione internazionale di sci. Chi legge tra questi articoli la breve storia di Gregorio Cipriani, detto Papitto, ma anche altre storie pubblicate sui miei libri, può notare come spesso nel passato il clima rassomigliava a quello attuale: inverni colmi di neve e inverni in cui la neve si lasciava desiderare o veniva rovinosamente devastata dallo scirocco. Si può quasi affermare che nulla è cambiato e chissà se gli allarmismi sul clima forse sono esagerati. Nel secolo diciannovesimo, dal 1850 al 1880 circa, le stagioni “impazzirono” e furono molto simili a quelle dei nostri giorni.
Il Campionato Internazionale dei Ferroviari Nell’anno 1955, cinquantenario delle ferrovie italiane, toccò a Roccaraso organizzare il 2° Campionato internazionale di Sci dei Ferrovieri. Il Regolamento in lingua italiana e francese, che gentilmente mi ha offerto in copia l’amico Aldo Scelli di Sulmona, all’art. 1er citava: L’Union Sportive Internazionale des Cheminots (U.S.I.C.) annonce le 2e Championnat Européen de Ski, organisé par le Bureau Central du “Dopolavoro Ferroviario” italien, avec la collaboration de la Fédération Italienne des Sports d’Hiver, du “Dopolavoro Ferroviario” de Sulmona et du Ski Club Roccaraso. En relation au règiement de l’U.S.I.C. , la direction de la manifestation sera prise par une Commission forme del Délégués des Nations partecipantes. Mentre l’art. 2e indicava il programma delle gare: Le programme des épreuves est le suivant: Fond 18 Km – Descente – Slalom – Saut – Combiné fond-saut – Combiné descente-slalom – Relais Km 10x4. Si iscrissero e si presentarono nove squadre: Italia, Germania dell’Ovest, Svezia, Austria, Svizzera, Norvegia, Francia, Finlandia e Jugoslavia. C’è un particolare molto significativo che a Roccaraso molti ricordano: gli atleti della Jugoslavia erano accompagnati e seguiti a vista dagli agenti del regime di quel paese, che temeva la richiesta di asilo politico da parte dei propri atleti. Quell’anno la neve cadde abbondante solo oltre quota 1600 e al disotto di tale quota il colore marrone, tipico dell’autunno, regnava sovrano dappertutto. Altro che pelli di foca per raggiungere l’Aremogna, alcuni camion e jeep residuati dall’ultima guerra durante l’inverno facevano la spola, salendo per la Selletta, tra Roccaraso e i campi di sci, per trasportare gli sciatori a compiere i sacri riti invernali agganciati con i piedi e gli scarponi alle due assi cornute. Con l’avvicinarsi dell’importante manifestazione i nasi dei miei concittadini, durante il giorno erano di norma rivolti all’insù e di notte, alla prima folata di vento importante, qualcuno sbirciava dietro i vetri della finestra per scoprire se arrivava la sospirata nevicata. Niente, nevicò solo oltre quota 1600. Cosa accadde? Accadde che i Campionati si svolsero. L’organizzazione trovò posto al Rifugio Principessa Giovanna per essere presente in maniera più efficace sui campi di gara vista l’imprevista situazione. Anche gli atleti, come i comuni sciatori, furono trasportati all’Aremogna su quegli automezzi e nonostante lo scherzo della natura alla fine ci furono i complimenti di tutti gli ospiti, che in particolare furono rivolti agli uomini del Dopolavoro Ferroviario di Sulmona e a quelli dello Sci Club Roccaraso, con a capo l’abile ed infaticabile parroco di Roccaraso, Don Edmondo De Panfilis. Qualche lamentela, giusta, ma praticamente isolata, fu espressa anche in maniera vibrante dagli atleti scandinavi che non erano abituati a gareggiare a quote così elevate. Ma tutto finì per il meglio. Come spesso accade per le manifestazioni sportive che si svolgono a Roccaraso, anche negli anni successivi quei fatti e quelle gare furono oggetto di un ricordo positivo e i racconti di ciò che accadde entrò a pieno titolo nella leggenda della importante manifestazione. Proprio in questi giorni ho trovato la cartolina ricordo della manifestazione e pertanto ho voluto dedicare queste parole agli uomini dell’organizzazione che sudarono le proverbiali “sette camice” per far sì che Roccaraso fosse ancora una volta all’altezza della situazione. Ugo
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