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“La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili” (Giambattista Vico)

Il paese e le sue storie

Dal mio libro: Roccaraso due solchi sulla neve lunghi 100'anni

 

l’origine dello ski
con l’inverno del 1910 arriva la novità
 
Sugli altopiani la coltre bianca ogni anno si appropriava della vita delle persone, relegandole in casa per mesi, isolandole dal resto del mondo. Solo la chiesa, il teatro e qualche cantina riuscivano a riunire i roccolani per pregare, recitare o bere qualche bicchiere di vino giocando a carte. Così da secoli. Il primo cambio avvenne all’inizio del ‘900 quando alle solite, poche attività invernali, si aggiunse l’attesa dei forestieri che sarebbero arrivati con il treno solo dopo lo scioglimento delle nevi. Ma durante l’inverno del 1910 un evento stravolse la vita di tutti. Con il treno arrivarono degli personaggi strani, mai visti prima di allora: gli skiatori. Sembrò che quel lungo binario di ferro si fosse allungato oltre, sulla coltre bianca ed immacolata quasi per violarla, modificandone la consistenza e la struttura. Per renderla compatta e scivolosa e farla diventare teatro di un altro spettacolo, che avrebbe diffuso l’immagine di queste montagne capaci di attirare sempre più skiatori. Che nel tempo non sarebbero stati più strani, ma accolti con interesse, affetto e rispetto, ai quali ogni anno si sarebbero offerti nuovi servizi.
I roccolani a quel tempo erano vestiti di nero. Per proteggersi dal freddo gli uomini indossavano una pesante e avvolgente mantella e le donne, sopra lunghe gonne di panno, si coprivano con uno scialle di lana spesso e morbido. Anche gli skiatori erano vestiti di nero, almeno fino agli inizi degli anni ’50, quando Leo Gasperl diede un tocco di colore al rinnovato abbigliamento per lo sci mondiale. Insomma, i roccolani furono presi da un vero fermento, quando seppero che il Touring Club Italiano avrebbe organizzato nei giorni 26, 27 e 28 febbraio, il primo Convegno invernale sportivo del Mezzogiorno e che sarebbero arrivati i soldati alpini e i fratelli norvegesi Smith per tenere esercizi preparatori e istruzioni pratiche di ski, nonché gare di velocità e di salto dal trampolino, che nessuno riusciva ad immaginare cosa fosse e gare libere in toboggan, un grosso slittone. La notizia fu comunicata al sindaco e divenne subito l’argomento principale in paese, dalla piazza alla chiesa, dai negozi alle cantine: un continuo interrogarsi sull’evento annunciato, una curiosità genuina per quegli attrezzi insoliti chiamati ski. Il Touring invogliò quelle poche persone che all’epoca in questa parte d’Italia si dedicavano all’alpinismo e all’escursionismo ad apprendere i primi rudimenti dello ski; furono invitati alcuni nobili facoltosi delle maggiori città del centro-sud iscritti all’associazione, per avvicinarli al nuovo sport, da diffondere anche sugli Appennini. Gli uomini del paese, al sevizio di alcuni soldati arrivati nei giorni precedenti il convegno, lavorarono per preparare il trampolino di salto. L’ufficiale alpino, responsabile della logistica scelse il luogo dove si sarebbero svolte le diverse attività: furono individuati i pendii al margine sud del Piano delle Cinquemiglia, in località Impiso. Per il posto di ristoro, dove sarebbe stato offerto the caldo agli uomini coinvolti nelle operazioni di gara e ai partecipanti alle competizioni, fu scelto un albero solitario, subito ribattezzato Casa del The dagli skiatori del club di Roma, esausti e infreddoliti.
Era necessario preparare la dovuta accoglienza, quella tipica delle genti abruzzesi. La sera del 26 febbraio 1910 nell’albergo Palace Maiella si tenne un sobrio ricevimento con ballo. Furono offerti dolci prelibati preparati dalle donne roccolane: pizzelle con marmellata di susine, mostaccioli al cioccolato, ciambelloni e pizze dolci, il tutto unito a rosolio e vino abboccato fatto portare appositamente dalle colline sotto la Maiella. Per finire, i confetti di Sulmona.
Il ritrovamento delle cronache di quella serata è un racconto nel racconto. Grazie alle pagine per collezionisti di Internet, dal quale è riemerso il resoconto del convegno in forma di una copia del Giornale d’Italia di tanti anni fa, con una non meglio specificata indicazione del contenuto di un articolo su Roccaraso. Acquistato il giornale, tra le pagine ingiallite dal tempo, ma ben conservate, si è rivelato non un breve articolo, ma uno spazio importante in prima pagina per il “Primo Convegno di cimenti invernali tra la neve delle alte montagne abruzzesi”. Un colpo di fortuna nelle lunghe analisi dedicate alla storia sciistica e turistica di Roccaraso. Alla ricerca si è aggiunto il regalo di un amico, Enrico Del Pizzo, che dopo il supporto nell’acquisto della copia de Il giornale d’Italia, mi ha fatto un dono del numero di marzo del 1910 di Regina-rivista per signore e signorine, pubblicata a Napoli, con il resoconto del convegno scritto dal principe Luigi Pignatelli. A rendere ancor più prezioso il documento una ventina di fotografie mai viste che illustravano: una passeggiata degli ospiti sotto la neve in attesa della riunione per il ricevimento, la partenza per Cinquemiglia, le difficoltà di un’automobile in mezzo alla neve, le esercitazioni, le gare, i salti, i momenti di riposo dei personaggi convenuti, la partenza per la gita verso le Toppe del Tesoro e perfino l’albero della Casa del The.
Ero riuscito quindi a scovare tutto ciò che si era rivelato necessario per coniare lo slogan commemorativo del centenario. Cosa ho pensato però in quei giorni in cui le mie ricerche forse hanno raggiunto il punto più alto?
Presto detto: i tedeschi in quel novembre del 1943, nonostante avessero ridotto il mio paese in un orrendo cumulo di macerie, non riuscirono a distruggerne l’anima.
Grazie a questi documenti e a tanti altri, Roccaraso può dimostrare che la sua storia sciistica e turistica viene da molto lontano, quando segnò anche alcuni primati della storia dello sci italiano, inimmaginabili questi, ma veri perché divulgati da illustri personaggi che hanno frequentato il mio paese nel tempo.

 
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100 anni di sci e
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Data Inizio: 29-09-2009