I quattro sindaci degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo hanno partecipato insieme e per alcuni anni alle processioni dei Protettori nei giorni della loro ricorrenza, a Rivisondoli, a Roccaraso, a Pescocostanzo e Rocca Pia.
Quando la prima volta parteciparono con la fascia tricolore e il gonfalone al sacro rito la gente restò sorpresa, i turisti restarono sorpresi, tutti piacevolmente e tutti fiduciosi che una nuova alba si sarebbe aperta radiosa quassù. Qualcuno in maniera entusiastica esclamò: finalmente! Tra questi c'ero anch'io.
Nei giorni seguenti fu subito messo qualcosa in pentola, qualcosa di importante, da pranzo natalizio. Il Primo Piano Marketing di questo territorio fu approvato dai comuni. Si doveva imbandire la tavola per festeggiare lo storico avvenimento e dare il via alle attività programmate, ma la pietanza non raggiunse la cottura, il calore fu debole e poco convinto di cuocere il  prelibato piatto, così la tavola restò vuota. Furono gettate posate e bicchieri, fu strappata perfino la tovaglia della festa con le frange di tombolo pescolano.
Però qualcuno approfittò della momentanea defaillance e si insinuò di soppiatto, strisciando sugli Altopiani come il serpente. Il primo punto debole, il tallone, fu morso e restò paralizzato. Il corpo del paese posto più a sud, Roccaraso, assuefatto al veleno e indebolito dagli enzimi, divenne il più vulnerabile alle brame del rettile, ammalianti e avvolgenti come la nebbia che si stacca dal fiume vallivo. Il primo obiettivo fu quello di far scomparire il logotipo "Altopiani Maggiori d'Abruzzo", per sostituirlo con quello più altisonante di  "Alto Sangro". Quel serpente si è trasformato come per incanto in due mani protese ad introdursi dappertutto. Mani maledette che infilano le dita nelle piaghe dei problemi atavici di quassù, ma non per aiutare a risolverli, bensì per peggiorarli, per far sì che dilaniate le ferite poi debba necessariamente salire il chirurgo a porvi rimedio. Gli altri paesi continuano amorfi a pensare che quelle mani mai si insinuassero oltre la barriera del Rasine, loro sono abituati a stare rinchiusi in se stessi, vivono un mondo appartato: quelli di Roccaraso sono più aperti, da sempre, al punto che hanno un invisibile apertura nel cavallo dei pantaloni e chiunque, purché forestiero, può accedervi indisturbato. Nessuno di loro ha pensato stupidamente che quelle mani sono più lunghe e pericolose di quanto si possa immaginare e lo sono perchè non dipendono da un corpo normale, dal corpo di un uomo normale, che ha la statura giusta per sorreggerle. E' un corpiciattolo, alto poco più di un palmo, ma abile a rendere assatanati quelli che lo ascoltano: li ha plagiati tutti con la sua malefica pozione. Che orrore!
Ma, ma, ma, quella nebbia malefica, intrisa dei colori grigi, sfumati e maledetti della speculazione edilizia, che sale dal Sangro River, non sa che quassù l'aria è asciutta e quando spirerà la tramontana con l'angolazione giusta e il sole illuminerà radioso ogni anfratto, quella nebbia color cemento, non può immaginare che è destinata a scomparire, a svanire nel nulla.
Sappino costoro che la gente di quassù, nonostante i mille difetti e l'atavica apatia che li contraddistingue, è capace alla fine, con un deciso soffio liberatorio, di ridare senso compiuto alla propria vita, alla vita dei propri luoghi, quelli delle montagne e degli altopiani, diversi dalle valle e dal fiume che sovrasta. Due territori differenti e contigui che devono incontrarsi solo quando è necessario per il bene di tutti, non per quello di qualche spregiudicato avventuriero.
Si, cacceremo il nemico oltre quelle rive. Cercheremo ogni maniera per rinsavire gli assatanati. Ci ricompatteremo a Roccaraso e Roccaraso con Rivisondoli, Pescocostanzo e Rocca Pia. L'antidoto c'è, dobbiamo solo inocularlo, con pazienza, con maestria.
Il tempo è galantuomo e i quattro sindaci torneranno ogni anno a seguire i loro Protettori. Ma questa volta li seguiranno religiosamente, convertiti definitivamente al credo degli Altopiani Maggiori d'Abruzzo. Ecco, questo è il film che presto vedrete proiettato sui teli innevati e bianchi degli Altopiani. Scompariranno serpenti e veleni, quelle mani saranno tranciate e una bianca colomba farà la spola ogni mattina per far sì che il tocco argentino di quattro campane salutino la vita rinnovata delle genti che vivono sui sei Altopiani, quello del Prato, dell'Aremogna, delle Cinquemiglia, del Quarto Grande, del Barone, di Santa Chiara.
Vedo Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e Rocca Pia prese per mano a camminare verso il futuro. Non è un sogno. Presto sarà realtà. Molto presto.