L’incontro con Tony Vaccaro fotografo di guerra e non solo

  

Tony fotografato durante un suo recente reportage sui campi di battaglia della II Guerra Mondiale

L’appuntamento con Angelo, il marito della cugina di mia moglie, è per le undici e mezza davanti la casa di mio cognato in Astoria, presso la quale ero ospite della Grande Mela. Destinazione il ristorante Manducatis Rustica in un crocevia del Queens, 46-35 Vernon Blvd., dove ad un lato c’è la casa di Angelo e ad un altro quella di Tony Vaccaro, un vecchietto, si fa per dire, di 86 anni. Tony è uno dei fotografi più famosi degli States. Non lo nascondo, ero un po’ emozionato, ma soprattutto molto curioso di conoscerlo, di parlare con lui e di ascoltare qualche storia curiosa che ha vissuto durante il suo straordinario lavoro.
Ero seduto ad un tavolo del ristorante e leggendo il menù di piatti italiani immaginavo la bontà delle pietanze, quando, perso nella luce retrostante, apparve nella bussola della porta colui al quale immediatamente detti il nome di Tony. Mi alzai e quasi ci conoscessimo già ci salutammo e lui mi abbracciò. La prima cosa che mi disse e ne rimasi stupito fu che aveva molto apprezzato il libro dei 100’anni dello sci roccolano, che quest’inverno gli avevo spedito. Poi aggiunse che leggendolo gli era tornata alla mente una sua visita a Roccaraso nel lontano inverno del 1955 e terzo: tornerò a Roma intorno al 10 di settembre per una mostra di fotografie che raccontano la storia del World Trade Center di New York, aggiungendo che sarebbe stato molto contento se mi fossi recato al palazzo della Provincia per assistere alla inaugurazione della mostra organizzata dal professore di storica contemporanea all’Università di Teramo, Umberto Gentiloni.
Porca miseria! Una consumata mitraglia di guerra che in meno di tre minuti mi ha sparato addosso un bel po’ di cose, ma ben altro sarebbe arrivato dai suoi racconti.
Poi Tony ha ringraziato Angelo per avermi portato lì e rivolto a Gianna, la brava e robusta proprietaria del locale ha detto: Mangiamo un primo e beviamo un buon bicchiere di vino rosso, che ci consigli? Dopo un po’ è arrivato un vassoio con orecchiette, cime di rapa e fettin e di salsiccia. Una delizia, sembrava di essere in Italia, anzi in Puglia e il vino, un Valpolicella robusto, ha completato la breve ed efficace colazione, inusuale a quell’ora per le abitudini americane.
Tony si è alzato, ha preso sopra un’antica madia alcuni suoi libri, che ha regalato con tanto di dedica a Gianna e seguendone le tracce, si è rivelato un fiume in piena nel raccontare la sua proficua vita di fotografo di guerra, di fotografo di dive, attori e personaggi illustri, della sua attività lavorativa svolta in Italia per la rivista americana LIFE ed ultima, la storia di una foto che lo ha esaltato nel cuore della gente americana, allorquando, l’11 settembre di dieci anni fa, scese per strada e di rimpetto a Manhattan cercò di immortalare quella funesta mattinata newyorkese, mettendo al centro dell’obiettivo le due torri gemelle che ardevano davanti agli occhi di tutto il mondo. Mi disse che non riusciva a trovare la giusta prospettiva, perché un grosso cartellone pubblicitario, dove c’era scritta una frase con un punto interrogativo, gli rovinava quell’immagine spettrale. Cercò in tutti i modi di evitarla, poi, ad un certo punto dei concitati movimenti, si fermò concentrato su quella frase e si accorse, leggendola, che sembrava fosse stata scritta proprio per quella situazione. Restò estremamente colpito dal suo significato, e capì che, includendola nel soggetto, avrebbe potuto dare un’anima a quella drammatica immagine. Scattò molti fotogrammi, da diverse angolazioni per scegliere il migliore, ma sempre con quel cartellone che ammoniva lui e sicuramente tutti coloro che l’avrebbero visto successivamente. Infatti gli americani tributarono, ancora una volta, a Tony un plauso di apprezzamento alla sua indiscussa arte fotografica. Mi aggiunse un proverbio pronunciato in inglese il cui significato è a noi ben noto: “Aiutati che Dio ti aiuta”. Poi, continuando: Questo è stato sempre il motto che ha guidato il mio dito in migliaia e migliaia di scatti, molti di essi fortunosi e fortunati per la professione che ho esercitato. Io gli risposi che un altro motto, simile a quello, ha sempre stimolato le mie umili e modeste ricerche sulla storia del mio paese: “Memento audere semper”. Egli, con la bocca colma di orecchiette, approvando senz’altro la frase, ha annuito muovendo più volte la testa.
Tony ha raccolto in diverse immagini la storia delle Torri Gemelle, da quando le progettarono l’architetto giapponese Minoru Yamasaki e l’ingegnere Leslie Robertson, fino a quella poc’anzi citata.
Nei giorni scorsi ho ricevuto una e-mail di conferma per l’inaugurazione della mostra, che avverrà venerdì prossimo alle ore 19. Spero proprio di mantenere l’impegno e di essere presente, anche perché vorrei conoscere di persona il Prof Gentiloni, con il quale mi sono sentito un’oretta fa ed ho scoperto che è uno sciatore assiduo di Roccaraso. Ma guarda un po’!
La foto che segue è stata scattata da Tony Vaccaro in una piazza di Parigi nel 1945 ed è intitolata “The kiss of liberation”, il bacio della liberazione. Per i francesi è una foto emblematica di quella guerra, tant’è vero che stanno realizzando al centro della piazza un monumento che rappresenta appunto il soldato che bacia la bambina francese.
Dovrei raccontarvi tanti altri aneddoti che Tony, tra un’orecchietta, una cima di rapa e una fettina di salsiccia mi ha reso edotto. Ci sarebbe da scrivere un bel po’ di pagine di un ipotetico libro, ma già altri lo hanno fatto, con perizia certosina, in più parti del mondo. Quindi vi lascio la curiosità su un personaggio straordinario, che potrete soddisfare in parte cercandolo sulle pagine di Internet, dove a corredo ci sono alcune sue fotografie.
A proposito, nella e-mail che mi ha scritto ha aggiunto che forse, in viaggio per la sua Bonefro, dopo l’inaugurazione della mostra, passerà qui, per rivedere dopo più di cinquant’anni Roccaraso.
Venerdì gli chiederò se vorrà fermarsi un po’. Se così fosse, cercherò di organizzare un incontro con la mia gente, al quale incontro darò questo titolo: “Tony Vaccaro, velocemente si racconta”.
Spero proprio che accada. Chissà!