A fine luglio, prima di partire per la vacanza a New York, pubblicai su Facebook, strumento informatico assiduamente frequentato dai giovani – dove sul gruppo “Roccolani” se ne scrivono di tutti e inutili colori, ma nessuno è capace di indicare idee e progetti su come tornare a collaborare per dare un nuovo impulso allo sviluppo della principale attività economica che è quella dell’industria dell’ospitalità – e su questo sito, l’annuncio che il giorno 17 agosto, alle ore 17, ci sarebbe stata nella sala consiliare una conferenza organizzata dal Prof. Francesco Sabatini, tra l’altro anche relatore, sulla figura del nostro concittadino Salvatore Tommasi, voluta per portare anche a Roccaraso e da Roccaraso un contributo agli eventi celebrativi del 150° dell’Unità d’Italia. Quando il Professore, durante l’inverno, mi illustrò il suo intento,
immediatamente gli assicurai la mia collaborazione e interessai prima Armando Cipriani, poi Francesco Di Donato, a lui succeduto come sindaco dopo la tornata elettorale primaverile, affinchè dessero la propria disponibilità, la disponibilità dell’Amministrazione per ricordare in maniera adeguata il Tommasi.
E’ accaduto tutto come previsto e il pomeriggio di mercoledì sono trascorse ben tre ore con i tre esimi relatori che hanno erudito il pubblico presente sugli ultimi fatti che portarono all’incontro di Taverna Catena, vicino a Teano tra Giuseppe Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II, e sulla pregevole attività politica e patriottica che condusse il nostro concittadino.
Adesso voglio scrivere una frase diventata celebre sia per il personaggio che l’ha pronunciata, Indro Montanelli, sia per l'estrema verità che essa racchiude: “Un popolo che non conserva la memoria del suo passato non ha futuro”. Il futuro si afferma, e senza ombra di dubbio è così, non può che essere così, è dei giovani. E allora? Dove erano i giovani quel tardo pomeriggio di mercoledì? Ma dico di più: dove erano i cittadini di Roccaraso a quell’ora? In sala di giovani non ne ho visti, tranne il Sindaco, e di persone più mature ce ne erano un po’, ma proprio un po’, si potevano contare sulle dita delle due mani. Mentre c’erano molti turisti, e alcune persone arrivate da Rivisondoli, Pettorano sul Gizio e Castel di Sangro, tale era l’importanza dell’avvenimento.
In molti obbietteranno sicuramente: ma siamo nei giorni in cui si lavora. E’ vero in parte, se solo pensiamo che poi tutta questa folla non c’era proprio e comunque molti concittadini o erano liberi da impegni o si erano appena liberati, data l’ora quasi vespertina.
Quindi, cari giovani di Roccaraso, tutti compresi, senza escluderne neppure uno, propugnatori di un cambiamento
della vita civile ed economica di Roccaraso, dove eravate? Se il compito assegnato al sindaco Francesco Di Donato è stato quello di porgere agli astanti il benvenuto, si è aggiunto per lui anche il tema di parlare del “Cittadino più illustre di Roccaraso” e questo era scritto nel mio avviso. Cari signori di Roccaraso non più giovani, detrattori di Pulsatille, di libri pubblicati sulla storia sciistica e di guerra di questo paese e di idee e proposte concrete espresse per cercare di contribuire affinchè il livello di questo centro turistico si elevi, dove eravate? Illustri associazioni culturali e pseudopolitiche, funzionate si o no? Roccaraso”è” o non è? Come mai non avete attuato quella “Zona di Contatto” tanto auspicata? Roccolani, siete veramente roccolani o no?
Quella frase di Montanelli grida vendetta, e mi sento di affermare che voi non siete, tutti, senza lasciarne alcuno, di Roccaraso, voi non siete roccolani. Ecco perché scrissi su Facebook dalla hall dell’Hotel Fairfield di NY: “Chiacchiere e tabacchiere é legne, o Banche e Napule nun piglia pegne”. Come pensate di impegnarvi per questo paese, senza degnarvi di conoscere la sua, la vostra storia? E questa era un’occasione ghiotta per sviscerare e quindi conoscere meglio il cittadino più illustre di Roccaraso.
O forse perché la manifestazione, essendoci nell’organizzazione lo zampino di Ugo, doveva essere “out” per tutti voi? Forse doveva riproporsi quell’ostracismo nei confronti dei miei impegni civili, volti a ridare un volto a questo paese, che si è oscurato con il disastro della Guerra? O, perdonatemi se ho ecceduto, non ho capito il senso della ulteriore, grave e ripetuta defezione, quale altra ragione vi porta a disquisire sulle pagine di Facebook con tanta boria e poi dimenticare i passaggi essenziali, concreti e formativi per definirvi a pieno titolo “Roccolani”, con la “R” maiuscola? Lo scorso anno si sono festeggiati i 100’anni di sci e la sera del 25 febbraio pochi erano i roccolani
raccolti sotto quel tendone, molti erano i turisti e forestieri arrivati da ogni parte della nostra regione e perfino da Roma per parteciparvi, tra questi il giornalista sportivo Massimo Caputi e l'autore televisivo di Domenica in Toni Cosenza. Voi non c’eravate. Mi correggo: la maggior parte di voi non c’erano.
Ma guardiamo avanti e lo affermo per l’ennesima volta con una proposta concreta.
Tra due anni si potrebbe festeggiare il bicentenario della nascita di Salvatore Tommasi e io qui vi chiedo di riscattarvi, tutti, insieme per costruire una celebrazione degna di chi vuole veramente sentirsi roccolano. Incominciamo a pensare, a raccogliere idee e documenti, a costruire per i forestieri che ci saranno in quella estate, momenti interessanti di partecipazione. Celebriamo degnamente la nascita di Salvatore Tommasi.
Nessun dorma! Il tempo dell’immobilismo è passato anche per voi.
Scusatemi, mi sono lasciato andare per l’ennesima volta. Quando leggeranno queste parole, sono certo che mia moglie mi redarguirà come sempre, i miei figli lo faranno ancora, ma, ma loro, anche loro, come voi devono tacere e battere le mani sul petto in segno di pentimento.
Vostro affezionatissimo Ugo (chiamatemi pure Veleno, se vi fa piacere, a me non dispiace se con l’appellativo di veleno si vuol contraddistinguere chi scrive così e soprattutto si comporta da roccolano, vero, genuino, autentico.) UDC