Meraviglia delle meraviglie: esiste un fenomeno meteorologico chiamato neve, che blocca pure la circolazione stradale.
A seguito delle ordinanze dell’ANAS n. 64/2010 e dell’Amministrazione Provinciale dell’Aquila n. 68494/2010, che intimano agli automobilisti, che percorrono diverse strade della nostra provincia, di montare sulle auto gli pneumatici da neve o di tenere le catene a bordo, la Polizia stradale e i Carabinieri si stanno adoperando con diligenza per informare gli utenti della strada che sussiste tale obbligo a partire dal 15 novembre e fino al 15 aprile.
Però, visto il clamore che sta suscitando la notizia, sembra che solo da questo anno un fenomeno atmosferico che pare si chiami neve incomincerà a cadere dal cielo e, meraviglia delle meraviglie, al contatto col suolo e quindi con il manto stradale, abbia la capacità di rimanere intatta e di accumularsi fiocco su fiocco, fino a costituire uno strato che riesce a far scivolare le auto e bloccare la circolazione. Perciò acquisita tale evenienza gli enti proprietari delle strade si sono preoccupati di obbligare l’uso di strumenti antisdrucciolo e gli agenti incaricati della vigilanza di far sì che tale obbligo sia rispettato pena una sanzione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 75 Euro.
C’è da dire meravigliati per la sensazionale “scoperta meteorologica”: finalmente!
Una contraddizione. Perché?
Insomma, la neve è più antica dell’uomo e le auto dalla loro nascita se la sono trovata sotto le ruote fin dal primo inverno. E da tanti anni, quando la circolazione stradale è aumentata a dismisura, ogni inverno le strade che ci circondano, comprese quelle all’interno dei nostri paesi, sono rimaste spesso bloccate perché nessuno si è preoccupato di fermare le auto prima che raggiungessero il limite iniziale della neve, obbligando così gli automobilisti a munirsi di catene da neve. Risultato, il blocco della circolazione per ore intere, con il personale di soccorso congelato in mezzo alla strada, impotente a risolvere immediatamente il problema, che se solo si fossero mossi in tempo, avrebbero evitato il peggio per loro, per gli automobilisti più avveduti e per l’indice di gradimento dell’organizzazione delle nostre zone che si sarebbero così allineate agli standard delle località alpine più serie e preparante in merito.
Mi raccontava un amico, diversi anni fa, che recatosi al Sestriere a metà novembre, incontrò uno spartineve che saliva davanti a lui sulla strada appena bagnata e si meravigliò molto intravedendo l’inverno ancora lontano, nonché infastidito per non poter superare il mezzo lampeggiante. Ma non averlo superato si rivelò ben presto provvidenziale, perché da lì a poco una fitta nevicata lo avrebbe bloccato, invece dietro lo sgombraneve riuscì ad arrivare in cima.
Qui, invece i mezzi sgombraneve sono sempre usciti quando la neve era già alta un palmo e le auto e i camion bloccati perché nessuno li aveva fermati in tempo.
Poi c’è il sale, quello che per antonomasia si indica come il mezzo per rinsavire le teste poco accorte e che serve pure per sciogliere il ghiaccio e il verglas, cioè quello strato invisibile e subdolo di ghiaccio che si forma negli interstizi dell’asfalto rendendolo altamente pericoloso, mentre per lo strato nevoso l’unico rimedio efficace è solo la lama incurvata dello spartineve.
Se è giusto e necessario che il sale venga sparso sulla grande viabilità è oltremodo dannoso spargerlo all’interno dei centri abitati, dove una organizzazione più accorta e capillare dovrebbe eliminare costantemente la neve dalle strade e dai marciapiedi. Invece, il servizio di sgombero del manto nevoso, viene maldestramente affiancato da uno spargimento costante di sale, che allunga i tempi di scioglimento della neve e imbratta così ogni luogo, distrugge ogni interstizio in cemento delle strade di porfido, dei marciapiedi, dei cordoli, dei muretti di contenimento e delimitazione, con il risultato che le opere di viabilità e le infrastrutture annesse subiscono nel giro di pochi anni un deterioramento irrimediabile che costringe le pubbliche amministrazioni, con dispendio di mezzi finanziari ingenti, al rinnovo di opere da poco costruite e che avrebbero dovuto resistere al tempo per diversi decenni.
C’è poi una pretesa assurda e generalizzata delle forze economiche, che vuole lo spargimento del sale al fine di evitare al turista di montare gli pneumatici da neve o di tenere a bordo le catene. Insomma di evitare inutili fastidi al turista per favorire, si fa per dire, la sua salita in montagna anche in condizioni proibitive. E qui abbiamo toccato il fondo, un fondo comunque scivoloso, melmoso di neve salina, ingiallita e appiccicosa, che in un vortice ineludibile di stupidità ha fatto sprofondare strade e marciapiedi e ha costretto il turista a restare in mezzo alle intemperie.
I vigili urbani, nascondendosi dietro muretti e siepi, sono buoni solo a far multe con l’autovelox oppure a controllare minuziosamente lo scadere dell'ora del grattino. Ne avessi visto uno comminare una multa perché un automobilista non aveva montato le catene da neve, mai.
A dire il vero mi è capitato solo una volta assistere alla scena che sto per raccontarvi e che ha visto protagonista un vigile urbano finto; finto perché la sua mansione era di usciere, ma in quei giorni in carenza di vigili fu incaricato di sopperire a tale esigenza.
Era un giorno d’inverno dei primi anni ’70 e insieme al sindaco di allora, Mario Liberatore, sotto una fitta nevicata, accompagnavamo il Presidente della Repubblica Giovanni Leone a messa. Stavamo risalendo a piedi via Salvatore Tommasi quando all’improvviso una macchina che ci precedeva incominciò a slittare, sollevò una nuvola di neve, si mise di traverso e bloccò la strada. Il vigile urbano L. R. che ci seguiva, si avvicinò all’autista, portò la mano al cappello per un rudimentale saluto militare, lo invitò ad aprire il finestrino e appena il vetro scese di qualche centimetro gli gridò prontamente: “Ma lei le catene quando le mette, a Sant’Ippolito?” E’ il caso di ricordare che Sant’Ippolito è il patrono di Roccaraso e ricorre appena due giorni prima di Ferragosto. Il Presidente Leone, conoscendo bene la ricorrenza, sorrise divertito per l’ironia “napoletana” del vigile, si avvicinò all’autista che non aveva capito il significato del rimprovero e gli suggerì: “Mi raccomando, metta le catene almeno a Sant’Ippolito”, poi si girò e ci invitò a risalire la strada per arrivare in tempo a partecipare alla Santa Messa.
Ecco, tornando alle ordinanze e allo zelo encomiabile della Stradale vien da dire ancora una volta: Finalmente! Anche grazie al nuovo Codice della strada si sono accorti che esiste la neve, che la neve blocca la circolazione da sempre e che, almeno per i periodi invernali trascorsi, se si fosse arruolato quell’usciere e con la sua evocazione di Sant’Ippolito si sarebbero evitati tanti problemi di traffico. E poi, sono anche convinto che se si fosse data la disponibilità del sale, sempre a quel vigile temporaneo, il sale non lo avrebbe sprecato per rovinare ogni luogo, ma ne avrebbe usato solo un po’ per rinnovare il rito battesimale sulla testa di diverse persone.
Non è mai troppo tardi, speriamo che anche i Sindaci adottino le stesse ordinanze e riducano drasticamente l’uso del cloruro di sodio, favorendo contemporaneamente un più oculato e tempestivo intervento dei mezzi sgombraneve all’interno dei paesi.
Abbiamo educato il turista a salire in montagna attrezzato solo con gli sci e non anche con le catene da neve. Rimediare ora è difficile. Sarà arduo fargli capire che se uno va sulla spiaggia bollente d’estate non può pretendere che ci mettano i tappeti, deve munirsi di ciabatte per non bruciarsi il fondo dei piedi. Così come per raggiungere la montagna, in caso di neve è necessario montare gli pneumatici da neve o almeno tenere a bordo le specifiche catene.
Lo so, sono un incorreggibile rompico…, ma che ci posso fare? Io la montagna la vedo e la vorrei vivere così. Ma una rondine non fa primavera e quindi per arrivare alla primavera credo che dovremo sorbirci ancora i consueti disagi dettati dagli pneumatici “caldi”, del sale in ogni dove e delle file stressanti sotto una fitta nevicata, che speriamo il buon Dio voglia comunque regalarci più di una volta quest’inverno.

Febbraio 1910. E' l'automobile del barone Federici giunto a Roccaraso per il "Primo convegno invernale di ski". Allora non c'erano gli spartineve, il sale e si doveva usare solo olio di gomito, che era molto efficace, bruciava il colesterolo, non inquinava le strade e non bruciava le piante lungo il Piano delle Cinquemiglia.

Come vedete il problema fu risolto e gli ospiti si apprestarono a celebrare l'uso dei primi sci sulle nostre nevi.