Nel 1910 la parola sci ha ancora un sapore straniero, grazie anche ai fratelli norvegesi Harald e Trygwe Smith, convocati a proprie spese in Italia dallo Ski Club Torino per effettuare un corso d’istruzione (dimostrativo) di sci per i propri soci. Si parla di “ski” e di “skiatori” in questi preziosi documenti estratti dalla

Rivista del Touring Club Italiano, da Il Giornale d’Italia e dalla rivista napoletana Regina, che riportano, anche con toni trionfalistici, quella che a tutti gli effetti è la prima iniziativa di rilievo nazionale ospitata dalla piccola località abruzzese. Nonostante la crisi economica incombente l’Italia sta scoprendo gli sport invernali. Comincia così per le cronache di allora la lunga avventura che farà di Roccaraso la meta preferita dei già numerosi appassionati che nei primi anni del nuovo secolo arrivano principalmente da Roma e Napoli.

 

da: CINQUE MIGLIA DI NOSTALGIA

di Ugo Del Castello e Stefano Buccafusca

Michele Biallo Editore – 2007

 

Lo “ski” in Abruzzo. Il concorso di Roccaraso del 1910

dalla: Rivista Mensile del Touring Club Italiano.

La bella idea di organizzare a Roccaraso nei giorni 26-27-28 febbraio un concorso di ski è stata accolta con entusiasmo. Gli abruzzesi si preparano a ricevere con la loro tradizionale ospitalità quelli che converranno, e si prevede che questa prima riunione invernale skiistica abruzzese sarà coronata con successo. I ricchi premi – fra i quali le medaglie del Touring – e la bellezza dell’Appennino abruzzese richiameranno numerosi i nostri soci, gli amatori degli sport invernali, e la interessante manifestazione turistica segnerà l’inizio della nuova ed immancabile vita sportiva nella regione “forte e gentile”.

Programma:

- 26 febbraio – Esercizi preparatori ed istruzioni pratiche impartite dai signori Smith, dagli ufficiali e dai soldati alpini.

Gare libere in toboggan. (*)

- 27 febbraio – Gara di velocità per skiatori iscritti a Clubs sportivi ed Ufficiali alpini. (Medaglie offerte dal T.C.I.).

Gara di velocità in ski per Signore. (Oggetto d’arte offerto dal Comitato).

Gara di velocità in ski fra soldati alpini. (Tre premi in denaro).

Gara di salti in ski. (Coppa e medaglie).

Gara di salti fra soldati alpini. (Un oggetto).

- 28 febbraio – Gita in ski alle Toppe del Tesoro.

Il Convegno fu promosso dal Comm. L.V. Bertarelli del T.C.I.; dal Cav. Michele Oro e dal Duca Pio Grazioli. Fu presente l’ex Ministro degli Esteri Tommaso Tittoni.

(*) Slitta di legno a trazione umana o animale, molto diffusa in Canada.

 

IL GIORNALE D’ITALIA del 28 febbraio 1910

 

Romba la bufera

Roccaraso, 27 febbraio.

Stamane imperversa furiosa la bufera sul Piano delle Cinquemiglia. Pare che un ciclone improvviso si sia scatenato su dalle forre dell’Appennino per venire a urlare quassù, a intimidire le signore che non trovan più difesa contro il freddo e a disturbar le gare che debbono aver luogo tra breve.

Sulla neve s’agitano i primi mulinelli irridescenti, i primi inizi di quello che deve essere la valanga tumultuosa nei burroni impraticabili delle montagne vicine. Già ieri sera c’eravamo coricati con questa minaccia sul capo: in mezzo ad un ballo animatissimo, che improvvisato come per incanto in un albergo di qui parve avesse virtù di far rivivere in questo canto nevoso d’Abruzzo uno dei più brillanti e mondani saloni cittadini, sentimmo improvvisamente l’ululo furioso del vento sulle case del paese, seguito poco dopo da un uragano di spaventosa violenza.

Molte delle dame più eleganti ne furono rattristate e andarono a poggiare il visino accaldato sui vetri dell’hall sui quali scrosciava violentissima la pioggia. Gli skiatori, gli uomini esperti della montagna e dei suoi mutamenti, avvertirono: “Domani le gare saranno compromesse; la pioggia scioglierà la neve e renderà impossibile la manovra degli “sky”. E il ballo fu rattristato dalla minaccia. Non è simpatico difatti pensare di essere venuti quassù per sogguardare dalle finestre e dalle porte dell’albergo la montagna corrucciata sotto un fitto velo di nuvole e di pioggia!

Di fatti stamane non c’è stato possibile affrontare la montagna; l’acqua veniva giù a torrenti riducendo le vie del paese dei veri e propri torrentelli.

La quale poco felice condizione di ambiente m’ha dato agio di passare in rassegna, nel tepore delle sale dell’albergo, quasi tutti coloro che alla prima manifestazione sportiva invernale organizzata tra le montagne dell’inesplorato Abruzzo, sono intervenuti con sincero entusiasmo: vidi la duchessa Graziosi-Lante con le graziosissime figliuole donna Marcella e donna Anna, la marchesa Centurione-Lavaggi, la marchesina Ines Telfener, le signore Sereni, Ascarelli e fra gli uomini il duca Riccardo Filangieri di Candida, il duca Luigi Pignatelli della Leonessa, l’onorevole Brunialti, l’assessore comunale Sereni, il dottore Attilio Ascarelli, il dott. Corbi, il comm. Corner, il comm. Nardi, il signor Giulio Zotrù, l’avvocato Cavasola, Giobbe Arnoldi, ecc. E con essi molti altri che son dispersi negli altri alberghi e locande improvvisate di Roccaraso e di Rivisondoli e che son giunti un po’ da ogni luogo a godersi due giorni di montagna. Ieri sera giunsero da Napoli e Roma delle vere carovane d’automobili che dovettero faticare non poco a valicare la montagna; i treni riversarono anch’essi spettatori numerosissimi.

E intanto piove, piove senza tregua. Tutti i volti sono appuntati verso le balze nevose di Cinquemiglia, a spiare uno sprazzo di sereno che tolga gli aspettandi da un’inazione penosa che comincia a divenire un incubo. Nel salone dell’albergo un napoletano ha tirato fuori un paio di pattini a rotelle e se ne va scivolando sul pavimento con aria trionfante, in mezzo all’attenzione semi-ironica di un gruppo di rotelle. Ma, santo Dio, esser venuti quassù per assistere ad una seduta di “skating-ring”!

Mi si annunzia che per lo sgelamento della neve a causa della pioggia, le gare dovranno essere ad ogni costo rinviate; dovevano iniziarsi a mezzodì e sono ormai le undici e mezza, senza che vi sia grande speranza di un mutamento atmosferico. La pioggia però comincia a diminuire: che Giove Pluvio voglia impietosirsi dinanzi a così generali e insistenti lamentazioni degli amici della montagna...?

 

In attesa delle gare

Roccaraso, 27, ore 13.

Verso mezzodì la pioggia è cessata; ma, ahimè, come buio e nebuloso è rimasto il cielo sulla cresta della montagna. Continua pure a soffiare un vento turbinoso, così frizzante, così gelido, da far desiderare a signore e ad uomini uno di quei costumi di pelle d’orso, che abbiamo ammirato nei ritratti di Cook e di Peary!...(*)

Si stava già per partire, si organizzavano i drappelli dei più volenterosi, quando ha cominciato a cader la neve. Successiva ritirata e nuove ed attente speculazioni da tutte le finestre sugli umori dell’orizzonte e della montagna. Finalmente è cessata anche la neve!

In questo momento corre voce che le gare avranno luogo in ogni modo e si organizzano le più svariate ed amene spedizioni per attaccar la montagna. Partono le prime slitte, partono i primi concorrenti, gravate le spalle dal peso degli “ski” lunghi e sottili...

E partiamo anche noi, con una sola speranza ne cuore: quella di veder qualcosa e di non esser sepolti dalla bufera di neve, per cui talvolta è rinomato il Piano delle Cinquemiglia. Dalla montagna giungono fioche col vento le voci delle prime comitive che s’incontrano con i drappelli di Rivisondoli, e tutta la montagna è gaia del suono di mille grida di richiamo e di saluto.

Per la strada s’odono i primi commenti e le prime previsioni sull’esito delle gare. La maggior parte degli spettatori parteggia naturalmente per i norvegesi. Ieri vedemmo volare – è l’unico termine proprio! – i fratelli Smith in alcuni salti emozionanti e quasi miracolosi da 35 a 40 metri!

(*) Robert Edwin Peary – esploratore statunitense – compì diverse traversate della Groenlandia e conquistò il Polo Nord il 6.4.1909. La sua vittoria gli fu aspramente, ma invano, contestata da Frederick Albert Cook, anch’egli esploratore statunitense, che rivendicò la priorità della conquista.

 

Sul campo di neve

Oh! chi non ha visto almeno un paio di quei salti, che fan pensare ad una risurrezione magica e prodigiosa del classico volo d’Icaro, non può intendere tutto il significato di una riunione di “ski”.

Bisogna essere lì riuniti , sotto questo enorme e bianchissimo precipizio, e attendere ansiosi che l’uomo si mostri sul trampolino inaccessibile per poi precipitare come un bolide al basso, per esser compresi dall’emozione sublime di questo audacissimo fra gli audaci “sport” invernali.

Ho pensato alla larghissima dose di audacia e di coraggio che deve occorrere per compiere uno di quei salti, che hanno tutto l’aspetto di una caduta in un precipizio. Perchè lo “skiatore” che giunge sul trampolino ad una velocità elevatissima, vien proiettato su quella specie di stretto canalone a picco ch’è la zona di salto, con un volo di trenta o quaranta metri.

E l’arrivo? Il momento in cui, trascinato dalla forza bruta della velocità e della caduta, il pattinatore precipita sulla neve, pare che vi si debba ridurre in pezzi o quanto meno riuscirne con una gamba o una costola rotta! Invece lo vedete, nel maggior numero di casi, scorrer via lieve e sicuro sino alla pendice d’arresto, come se un fascio di potentissime molle, in virtù della soffice neve, lo avesse respinto dal roccioso terreno. Ma non mancano talvolta le cadute che son comiche quanto mai! Ieri ne vedemmo alcune, che suscitarono dei prodigi di schietta ilarità. Il bello si è, che dopo aver visto un concorrente precipitar giù follemente per il pendio, con le gambe a sgimbescio, il corpo rattrappito, il capo affogato nella neve, in mezzo a un polverio denso come di faville d’argento, si corre là turbati e sicuri di ritrovarlo mezzo morto sul terreno. E invece si ha sempre la consolazione di ritrovarlo sano e vegeto come se nulla gli fosse occorso e come se sulla neve fosse semplicemente scivolato.

In sostanza, codesto “sport” che addestra mirabilmente ogni muscolo alla più dura fatica e che infonde coraggio ed audacia incredibili, è d’immenso giovamento ai suoi cultori come pure di sicuro gradimento per coloro che ne rimangono spettatori.

 

L’esito delle gare

Roccaraso, 27, ore 17,30.

Finalmente siamo andati, dopo mezzodì, sotto la minaccia del cielo nuvoloso. Ho visto quest’oggi sulle balze di Cinquemiglia i costumi più fantasticamente architettati contro la gelida temperatura, dalle pelli di capra dei montanari abruzzesi alle grandi sciarpe di lana annodate intorno al capo delle più freddolose signore.

E poi al Piano delle Cinquemiglia ci attendeva una sorpresa: tutto l’ampio piano nevoso, simile a un candido lago addormentato, pullulava di ombre incrociante si e scivolanti in ogni senso. Pattini, ski, slitte primitive e rudimentali trainate con ogni mezzo umano e animale: un paesaggio di aspetto polare, indimenticabile.

Il tempo s’era rimesso, in paragone della notte e della mattinata, ma tuttavia continuava a urlare fastidiosamente il vento, che qua e là, sullo squallido pianoro, sollevava dei mulinelli accecanti di nevischio. Ma vidi tuttavia rimanere imperterrite, con i piedi gelati sulla neve, fino a quando calò il sole dietro la cresta della montagna, quasi tutte le signore che si son trascinate quassù. Vidi anche molti spettatori indigeni, che, silenziosi com’è loro costume, sembrarono tuttavia prender vivo interesse alle gare. Le quali non riuscirono forse così animate come si prevedeva, a cagione della cattiva condizione della neve, che la pioggia abbondante della notte aveva resa fangosa e poco consistente. Tuttavia assistemmo a bravure e ad audacie memorabili: lo spettacolo fu sempre gradito ed assai interessante.

Vi partecipo quindi l’esito delle gare: GARA DI SALTI – 1. caporale degli alpini Refusco; 2. soldato degli alpini Corti; 3. tenente degli alpini Gatto. Il vincitore della gara riportò la palma con un salto di dieci metri. Fuori gara fece invece mostra della sua eccezionale, mondiale valentia il norvegese Harold Smith, il quale riuscì a compiere un salto strabiliante di ventotto metri, e con quella neve! GARA DELLE SIGNORE – 1. marchesina Ines Telfener; 2. duchessina Anna Grazioli-Lante. Ambedue le vincitrici che dimostrarono di saper pattinare con non comune eleganza e con grande maestria, furono assai applaudite. GARA DEGLI ALPINI – 1. Errero; 2. Refusco; 3. Bagaglio; 4. Perottini; 5. Migliorini. Anche gli alpini, che dimostrarono di essere allenati a fortissime prove skiistiche, furono molto complimentati. La riunione fu chiusa dalla GARA DILETTANTI, della quale riuscì vincitore Allievi e secondo Salerni.

E alle cinque pomeridiane la carovana degli ski e delle slitte si precipitò giù per il piano nevoso verso Roccaraso e verso Rivisondoli, mentre tutta la montagna echeggiava di un solo grido: “Arrivederci al prossimo anno!”

Momo

 

REGINA, Rivista per le signore e le signorine – Marzo 1910

 

Convegno invernale di ski a Roccaraso

Piena di contrasti la notte del sabato!

Negli alberghi, le comitive di alpinisti, giunte poche ore prima da Napoli e Roma – inebriate dalla natura dei luoghi e dall’imminenza della festa sportiva – intrecciavano quadriglie tumultuose, salutando con risa e canti la rigida aria dei monti.

Piccolo, addossato timidamente alla pendice che lo difende dalle furie del libeccio, situato proprio al limite dell’alta valle e come desideroso di scendere al piano, che è lieto di più mite clima, il villaggio di Roccaraso riposava tranquillo e abbastanza sorpreso di scoprire nei signori un’allegria così romorosa e inesplicabile... Il vento? La neve? Il freddo?... Sono tristi nemici essi, che interrompono talvolta per lunghe settimane ogni sorta di comunicazioni, che obbligano la gente a penetrare dalle finestre nelle case bloccate e sospingono i lupi, rabbiosi di fame, sin presso l’entrata del paese!... E vi son uomini e donne che amano il vento, la neve, il freddo? Che, potendo fuggirli in città, salgono a cercarli in montagna?... Strano!... La stupita anima contadinesca era quasi dolente che l’inverno mitissimo rendesse quest’anno più facile quell’insano amore.

Divina la notte del sabato!

La luna, che dalla svelta piramide delle Secine, intagliata nettamente nel cielo profondo, veleggiava serena verso i boscosi contrafforti del Greco, faceva luccicare tutta la bianca distesa di quella così elevata valle d’Italia. E la valle era avvolta da una tenue nebbia argentina, fra cui spiccava una fascia più luminosa del resto, segnata dalla linea degli acquitrini gelati, mentre il Raso, gonfio di acque, rompeva solo, con la sua forte canzone, la vasta quiete notturna.

Divina la notte, ma, insieme con la luna, delle nuvolette scure dai contorni chiari navigavano dolcemente in alto.

Il nevischio dell’alba si era mutato in una pioggia lenta e monotona, che meravigliava per la novità del fenomeno e induceva a temere per le gare. Alla gaiezza della vigilia era succeduta un’inquietudine penosa, una musoneria generale, che la voce lugubre del maestrale rendeva anche più intensa. Con un lembo di azzurro rompeva l’uniformità grigia del cielo, e la neve, già così scarsa, si fondeva lentamente.

A Rivisondoli, al quartier generale, che si decideva, intanto?

Uno, due, tre skiatori risolsero di andare a chiedere notizie. Si avviarono, avanzando penosamente sulla striscia di neve che si allungava tra la nazionale e il monte, mentre la bufera imperversava più feroce. Passò una mezz’ora, ed essi tornarono l’un dopo l’altro, avviliti, fradici, dichiarando la strada disastrosa, la pioggia e il vento insostenibili. Proprio allora guizzò un lampo e il rombo di un tuono echeggiò sinistro.

Dalla Portella fino alla Casa del the si allungava una fila bruna e interminabile di skiatori, di pedoni, di slitte, che risaltava stranamente sull’immacolato candore delle Cinquemiglia.

Casa del the è un nome recentissimo imposto dal club degli skiatori di Roma a un albero presso cui sorbirono un giorno il the e che, durante le gare di febbraio, ha funzionato da punto di arrivo.

Poco lontano dalla Casa del the, a mezza costa di un ripido pendio, sorgeva l’ostacolo costruito dagli alpini, sotto il comando dei bravi ufficiali Gatto e Zamboni, e consistente in una barriera di grosse travi, dietro le quali veniva ammassata e calcata la neve, così da ottenere un breve ripiano.

Gli skiatori, discendendo con velocità vertiginosa dall’alto, superano fulmineamente il ripiano, sono sbalzati nel vuoto, e ricadono poi sulla china, a notevole distanza dall’ostacolo, riprendendo con moto anche più rapido la corsa interrotta e arrestandosi solo a valle. La difficoltà maggiore consiste nel cadere in piedi, con leggerezza ed eleganza, e nel ripigliar subito la corsa; la lunghezza del salto si misura dall’ostacolo al punto in cui avviene la caduta. Su piste favorevoli si ottengono salti di trenta quaranta e più metri; ma questi risultati si riducono notevolmente non appena la neve si presenti troppo molle o troppo dura.

Nel pomeriggio del 27 le difficoltà da superare apparivano gravi, perchè, pel repentino abbassamento di temperatura verificatosi dopo le undici, la neve vecchia si era consolidata molto, diventando in certi punti quasi ghiacciata, mentre il vento furiosissimo sollevava e raggirava in turbine la fresca, come avviene nelle tormente alpine. Malgrado ciò, l’abilità dei campioni norvegesi e italiani ha fatto si che la lunghezza raggiunta nei salti sia stata così rilevante e, date le circostanze, prodigiosa. Il Piano di Cinquemiglia presentava un aspetto fantastico. Superato in fretta il tratto che separa la Portella dalla Casa del the, la folla degli spettatori si accalcava sui ripiani sottostanti alla pista dei salti, mentre dei puntolini neri, che ingrandivano man mano sulla neve, dinotavano i ritardatari che si affannavano, ansiosi di giungere e di vedere. La folla era delle più varie e delle più variamente vestite che si possano immaginare: alpinisti, muniti di scarpe ben ferrate e di piccozza, automobilisti che, sulla neve sdrucciolevole, apparivano assai men baldi e men padroni del mondo che di consueto, pacifici cittadini e signore, che timidi gli uni e le altre, non osavano abbandonare le slitte.

Qua e là spiccavano, bruni e asciutti, i forti montanari di Abruzzo, dal piede sicuro, mentre le donne – quelle di Roccaraso, di Rivisondoli, di Pescocostanzo – formavano in disparte, coi loro costumi pittoreschi, un gruppo omogeneo e compatto.

All’improvviso, prorompe un suon di fanfara. E’ la banda giovinetta di Rivisondoli – costituita da ragazzi tra i quindici e i diciotto anni – che intona l’inno degli skiatori. Le note echeggiano gaie ed incitatrici su quei campi squallidi di neve, mentre l’ululo del vento si fa più straziante e la tempesta raddoppia la sua forza.

Gli skiatori e gli alpinisti si arrampicano frementi lungo la china, assiepandosi sui due lati della pista; cento macchine fotografiche pigliano di mira l’ostacolo. Un punto nero si distacca dall’alto, scende vertiginosamente, ingrandisce, acquista la figura di un uomo... Smith!... La folla, che riconosce il campione, contiene a stento il grido di ammirazione... Egli è sopra raggiunge l’ostacolo, balza come freccia nell’aria, vola, vola ancora – calmo sorridente leggero – si abbassa dolcemente, tocca la neve, e fugge di nuovo giù fino al piano, tra le acclamazioni entusiastiche.

Un vento pazzo solleva nuvoli di nevischio e li sospinge contro gli spettatori, bruciando loro gli occhi, il viso. Ma nulla può contrastare ormai l’entusiasmo generale!

L’inno degli skiatori echeggia sempre fra le balze gelate... Saltano di nuovo i fratelli Smith singolarmente, saltano a coppia, salta il maggiore di essi con la moglie; saltano i tenenti Gatto e Zamboni, seguiti dagli altri alpini...

L’entusiasmo trascina tutti; e l’austero Piano delle Cinquemiglia, terrore già di viandanti e pastori, gremito in quel freddo giorno di febbraio, sotto la tormenta incalzante, più che non soglia essere nei dì festivi gremito un villaggio, risona l’eco di una gioia sana, forte, clamorosa, quale non ha mai conosciuta nei secoli.

Luigi Pignatelli