Il salto con gli sci, una disciplina sportiva spettacolare ed affascinante, impreziosì lo sci “roccolano” e questo racconto, oltre a dirvi che l’impianto di Roccaraso era preso in considerazione per gli allenamenti della nazionale italiana, mette anche in evidenza lo spirito e il coraggio con i quali alcuni saltatori si

esprimono in questo sport tutt’altro che facile.

La pubblicazione di questo racconto vuole rappresentare anche una dedica a tutti i saltatori che gareggiarono sui nostri trampolini.

 

da: CINQUE MIGLIA DI NOSTALGIA

di Ugo Del Castello e Stefano Buccafusca

Michele Biallo Editore – 2007

 

Sul finire degli anni ’30 la squadra nazionale di salto, compresi i combinatisti, venne ad allenarsi sul trampolino di Roccaraso agli ordini dell’allenatore norvegese Per Kjellberg. Furono ospiti dell’Azienda di Soggiorno e Turismo e la domenica, terminati gli allenamenti, gli atleti gareggiarono tra di loro per una esibizione dimostrativa.

Faceva parte del gruppo dei combinatisti l’atleta delle Fiamme Gialle Giuseppe Volcan della Val di Fiemme. Era noto per essere un saltatore spregiudicato, sprezzante del pericolo, aveva una particolare attitudine ad adattarsi fin dal primo salto alle caratteristiche del trampolino e queste doti lo portavano ad essere un istrione della disciplina; gli altri atleti spesso dovevano sopportare le sue intemperanze, ma lo stimavano e riconoscevano le sue indiscusse capacità. L’altro personaggio “particolare”, temuto per essere il loro severo allenatore, ma amico di tutti, anche se di carattere scontroso e taciturno era il Norvegese. Quando i suoi uomini saltavano, egli si nascondeva nei punti più impensati e si riusciva a capire dove si fosse nascosto solo quando, quasi intossicato dal tabacco che masticava, incominciava a tossire violentemente e a sputare come un torrente in piena, che saltando tra le pareti rocciose alterna fragorosi rigurgiti a brevi momenti di tregua. Qualche volta, non sentendo i vomitevoli rumori, si riusciva ad individuare la sua posizione seguendo le macchie giallognole che ritmicamente aveva disegnato sulla neve, imbrattandola in linee puntecchiate e simulando il piccolo Pollicino.

Uno di quei giorni era caduta tanta neve ed era necessario battere bene la pista di atterraggio del trampolino, per cui Kjellberg colse l’occasione per sottoporre tutti gli atleti ad una diversa e pesante preparazione atletica per livellare e consolidare il candido manto nevoso. Il primo che un po’ stufo di quel super lavoro, ma senza alcuna autorizzazione, si avviò verso la cima della montagna per prepararsi a saltare fu proprio Volcan. Quando raggiunse la piazzola di partenza incominciò ad urlare affinchè tutti si spostassero sui lati del trampolino per consentirgli di atterrare in sicurezza. Gli altri saltatori, conoscendo bene le sue intemperanze si spostarono immediatamente. Solo il Norvegese, che non aveva dato il permesso di iniziare a saltare, ed abbastanza contrariato dal comportamento di quell’atleta, infilò nella sua bocca una dose massiccia di tabacco ed imperterrito restò al centro della pista di atterraggio, continuando con un ritmo forsennato a spingere gli sci sulla neve, al punto che sarebbe stato necessario per tutti tornare a calpestarla per rilivellare quei solchi precisi come i gradini di una scala. Non sappiamo se Volcan fu certo che tutti si fossero allontanati o avendo visto l’allenatore in quel punto pensò di tirargli uno scherzo e partì. I suoi sci, sibilando, tagliarono l’aria sulla testa di Kjellberg e poco ci mancò che tagliassero anche la sua testa; atterrò oltre con uno spettacolare salto, lungo al punto tale che tutti gli batterono le mani. Solo Kjellberg, imperterrito e rosso come un ferro appena tolto dalla forgia, continuò a sprofondare gli sci nella neve, seguendo ritmicamente il morso del tabacco. All’improvviso ci fu un silenzio tombale e solo allora il “torrente” incominciò a scendere a valle cupo e fragoroso macchiando di giallo òcra la neve, ma non a punti, bensì con una linea continua. Quando Per finalmente si fermò, sollevando una nuvola di neve, nel punto in cui riteneva si dovesse trovare Volcan, girandosi intorno fu accecato soltanto dai riflessi della neve, che nel frattempo veniva illuminata dai raggi del sole che avevano finalmente penetrato le ultime nuvole sbiadite. Volcan non c’era. Era fuggito in albergo!

Il 27 agosto 1964 Giuseppe Volcan, entrato negli organigrammi della F.I.S.I., collaudò, insieme ai tecnici del Genio Civile dell’Aquila, la nuova e slanciata tribuna dei giudici, costruita affianco al trampolino grande. Ancora oggi, proiettata come un saltatore nel vuoto, essa presidia, sovrastando gli alberi di faggio e di pino, l’area dei due impianti.