Un "fantastico" salto con gli sci.
Scriveva Viscount Knebworth nel classico manuale “Winter Sport” del 1930: “Non si può dire di essere sciatori completi se non si è capaci di saltare con gli sci”. Era questa una opinione abbastanza comune in quegli anni di sviluppo della pratica dello sci; oggi, quell’opinione è stata completamente disattesa, in
quanto, se fosse ancora così, lo sci dei nostri giorni sarebbe costituito da sciatori incompleti. Campioni di sci alpino inclusi; ad eccezione di poche centinaia di saltatori nel mondo che praticano questa disciplina. Infatti, anche a Roccaraso, che incominciava ad affacciarsi nel ristretto firmamento delle migliori località sciistiche italiane, memori di quei primi salti effettuati dai fratelli Smith sul Piano delle Cinque Miglia nell’ormai lontano 1910, verso la metà degli anni ‘20, in ossequio al suddetto concetto, lo Ski Club Roccaraso, con il determinante impegno finanziario dei soci dello Ski Club Roma, costruì un trampolino di salto.
L’impianto si estende interamente nella montagna e la pista di lancio è incavata nella roccia; era annoverato tra i pochi esistenti con questa caratteristica, la maggior parte dei trampolini ha la pista di lancio artificiale. Purtroppo, il lato della montagna su cui si trova non è sufficientemente lungo e i successivi lavori di ammodernamento non hanno consentito di allungarlo per permettere ai saltatori di ottenere salti superiori ai settantacinque metri.
Esso costituì immediatamente, come del resto era prevedibile, il passaggio fondamentale verso una più qualificata attività agonistica e consentì l’organizzazione di importanti competizioni nazionali e perfino internazionali.
Il trampolino fu denominato “Roma”; ristrutturato due volte e affiancato da uno più piccolo, per promuovere e consentire ai ragazzi di Roccaraso di intraprendere quella affascinante e spettacolare disciplina sportiva, lanciò l’ultimo saltatore nell’inverno del 1964 alla presenza del Presidente Giovanni Leone, che aveva il villino denominato “I tre monelli” proprio affianco alla pista di atterraggio.
Da bambino andavo sempre ad assistere alle gare di salto e il salto pur non avendolo mai praticato mi è rimasto nel cuore, al punto tale che d’inverno in televisione guardo quasi sempre le gare odierne.
Il racconto che segue scrivendolo mi ha riportato a quei giorni e quel ragazzo…
da: CINQUE MIGLIA DI NOSTALGIA
di Ugo Del Castello e Stefano Buccafusca
Michele Biallo Editore – 2007
Il turista che dal centro di Roccaraso sale verso l’Aremogna, arrivato davanti alla seggiovia del Colle Bellisario, nota alla sua sinistra, incastonato interamente nella montagna e in mezzo a un bosco di conifere, il maestoso trampolino Roma, che con la sua linea ancora elegante e sinuosa precipita come una cascata che raccoglie i ricordi di un tempo e pian piano li porta a valle per svanire nell’oblio.
La pista di lancio, purtroppo, è invasa e quasi nascosta dalle piante di pino; la pista d’atterraggio è anch’essa occupata in qualche punto dalle piante e diverse pietre degli arsi muretti di contenimento sono adagiate lungo i fianchi della montagna, forse per il sonno dei giusti; mentre il “dente” del trampolino, in pietra incerta, è elevato verso l’ètere, altero, ancora lì a dividere ormai le due immaginarie posizioni del salto di un fantasma che:
“Sulla pista di lancio si avvia concentrato sui larghi e lunghi sci per prendere velocità, raccogliere le forze e spingere il corpo nel vuoto; poi vola sul “ginocchio” davanti ai giudici che attenti lo seguono per giudicare lo stile. Egli è disteso sugli attrezzi, con il naso quasi tra le punte ben allineate; fende l’aria, trova su di essa un misterioso e indispensabile appoggio, vi scivola sopra leggero per arrivare a poggiarsi dolcemente in fondo alla pista di atterraggio con un telemark preciso. A seguire, col corpo retto e con un elegante, quanto principiante spazzaneve, compie una lieve virata a sinistra, in salita, ferma la sua corsa e raccoglie gli scroscianti applausi del pubblico radunato numeroso intorno al palco delle autorità per assistere alla gara della Coppa Principe di Piemonte.
E’ un gran giorno per Roccaraso, Umberto di Savoia è presente, ed entusiasta applaude per il salto lungo e perfetto.
E’ il salto dell’austriaco Lantschner? O del roccolano D’Alesio?No.
E’ quello dell’italiano Igino Rizzi? O dell’altro roccolano, il piccolo Liberatore? Neppure.
E’ il salto del norvegese Per Kjellberg, allenatore della squadra italiana, con il quale egli ha voluto rendere personalmente onore al Principe esprimendo tutta la sua potenza, rapidità, sensibilità, precisione, equilibrio e concentrazione, uniti allo stile unico, segno di una classe incomparabile.
Appoggiato ad un albero c’è un ragazzo: ha il giaccone col bavero alzato e il cappello sormontato da una palla di fili di lana blu e rossi, fitti e morbidi, frutto del lavoro delle sapienti e abili mani della mamma; è entusiasta ed emozionato. Sentire la breve frase dello speaker “E’ partito”. Vedere spuntare all’improvviso dal dente del trampolino, tra il religioso silenzio del pubblico e il fruscio emesso dagli sci sulla neve, il saltatore che vola e ascoltare il fremito dei suoi pantaloni, è una passione ed un’emozione che ha dentro, da quando il padre lo portò la prima volta tra le sue braccia ad assistere alle gare che ogni anno si svolgevano sul trampolino Roma.
Egli osserva nei minimi particolari i movimenti degli atleti; li segue con lo sguardo mentre vanno a piedi lungo il ripido sentiero che li porta in cima; hanno le mani racchiuse in guanti di lana bianca che salgono stretti fino al gomito, mentre reggono sulla spalla i lunghi sci; quando arrivano sotto gli ultimi alberi stagliano la loro figura contro il cielo azzurro e quasi avvolti dal copioso vapore che si forma con il caldo e ansimante respiro, raccolgono le forze e aspettano concentrati il proprio turno. L’altoparlante diffonde man mano le lunghezze e i punteggi dei salti che si susseguono, e gli ultimi atleti, i più bravi, concentrano la loro mente per cercare di stabilire il record del trampolino: è quello l’obiettivo di ogni saltatore.
Quel ragazzo all’improvviso si accorge di avere i piedi gelidi; li incomincia a battere ritmicamente sulla neve, muove le dita all’interno degli scarponi per vincere il freddo e consentire al sangue di non rallentare la sua corsa, ma continua a seguire orgoglioso, fino in fondo, gli atleti che si fermano quasi in mezzo alla folla e si accorge che gli applausi caldi e festosi del pubblico gli trasmettono l’interesse, il piacere, la gioia che ha quella gente nel vivere un pomeriggio di spettacolo unico, diverso, appagante, cercato dopo una intensa mattinata trascorsa sugli sci: chi da discesa, chi da fondo”.
E’ bello essere a Roccaraso e il trampolino di salto è il suo fiore all’occhiello.
E’ un giorno immaginario dell’inverno del 1939…! E quel ragazzo…