Questa è la montagna: A Roccaraso si fa festa.

Agosto. S’ingannavano a partito coloro che, in buona fede, credevano Roccaraso un tranquillo eremo di pace, assiso a cavalcioni della vallata del Sangro rimirar con bonomia ed indulgenza gli agili piroetta menti dei giuocatori di tennis. Nella quale voce maschile è compresa, s’intende, quella femminile, e in quest’ultima, egli è chiaro, la gentile signorina Titty che dalle otto alle dieci del mattino novera sconfitte e vittorie; forse, dicono i maligni se le sue vittorie sui cuori maschili fossero pari a quelle sui giocatori avversari,potrebbe rinunziare ai privilegi della gioventù. Ma non è così, per fortuna.
(*) Roccaraso, dunque, non soddisfa più le esigenze degli stanchi e degli snervati. Roccaraso, centro, per dir così, perché, viceversa, pace e tranquillità si sono rifugiate ed han preso stabile dimora in cima alla pineta, alle pendici di Monte Tocco e dovunque questo bel verde roccolano possa offrire le adatte condizioni ambientali agli amatori del silenzio. Quivi libellule solitarie, dai trentacinque ai sessanta autunni, sognano, tra lo stormir delle fronde, l’arrivo del cavaliere appiedato; damigelle anglosassoni, mature d’anni e forse d’esperienza, capitate chissà come al servizio di famiglie signorili, parlottano con arditi caporalini del reggimento qui al campo; vecchi zitelloni pelati, infine, lottano disperatamente contro l’invadente pinguedine con lunghe maratone a passo affrettato.
Questo è l’aspetto periferico, ma in città è un’altra cosa. Roccaraso, più che mai vivace, più che mai birichina, è all’avanguardia di una garrula e spigliata mondanità.
Ma procediamo con ordine.
C’è un colonnello, valoroso ufficiale ed intrepido mondano che ha dato una nota di particolare vivacità alla stagione: il colonnello è il Comm. Renzo Fissore, comandante del 10° Reggimento Fanteria, Brigata Regina, di stanza a Bari. Il colonnello ha voluto che i suoi ufficiali partecipassero largamente alla vita locale ed i suoi ufficiali tutti baldi e giovani, non si sono certo fatto ripetere l’invito. Ecco, quindi, i bei grigioverdi nelle sale del “Savoia” ad intrecciare danze e flirts; ecco il colonnello a presiedere, con bel tatto e signorilità, allegre causeries, dinanzi al campo di tennis. Le feste si sono succedute alle gite; le gite alle feste ed i bravi ufficiali, pur tra le grandi fatiche del campo, han sempre trovato modo di arrivare, freschi e scintillanti, alle gioconde adunate mondane.
Ogni bel giuoco dura poco. E così è venuto anche pel reggimento l’ora di andar via.
Con squisita cortesia gli ufficiali hanno voluto offrire una festa in onore degli ospitali villeggianti, festa che si è svolta in modo brillante e vaste proporzioni.
Nel pomeriggio ha avuto luogo, al campo, un ricevimento a cinquecento persone. Toilettes policrome si alternavano alle divise militari: una nota di gioconda femminilità venne ad interrompere il severo ritmo della vita militare. Cospicuo il buffet, perfetti gli onori di casa. Il colonnello Fissore ha avuto di che rallegrarsi coi suoi ottimi subalterni.
A sera, nei saloni del Grand Hotel Savoia, splendenti di mille luci, c’è stato l’addio. L’orchestrina del reggimento, che darebbe dei punti al Jazz più endiablè della Capitale, ha suonato infaticabilmente, fino a notte alta. Ed a notte alta, una fantastica fiaccolata ha rotto le tenebre montane, accendendo di rossi barbagli la pinetina, saluto, ricordo, fede.
Ieri sera, ad iniziativa di un gruppo di pensionati del Savoia, è stato offerto uno champagne d’onore agli ufficiali del 10°; champagne accompagnato da un’artistica medaglia d’oro ed una bouchet di fiori.
All’alba il reggimento, in ordine perfetto, ha lasciato Roccaraso.
Stamane in albergo, qualche viso femminile appariva insolitamente imbronciato.
 
Il gran ballo della “Gazzetta” all’Hotel Savoia di Roccaraso.
 
Lunedì prossimo, 22 agosto, avrà luogo a Roccaraso, nei saloni dell’Hotel Savoia, un gran ballo, promosso dalla nostra “Gazzetta”, sotto gli auspici del Comitato Provinciale per il Turismo di Aquila.
La festa si preannunzia come l’avvenimento mondano più importante della stagione e ad essa è assicurato fin da ora il più lieto successo per l’intervento di tutta la colonia villeggiante e delle maggiori personalità della provincia.
L’organizzazione è curata da un apposito Comitato di gentili dame e cavalieri che stanno lavorando alacremente per far sì che il ballo riesca degno delle tradizioni mondane di Roccaraso.
 
 
Pomeriggi vagabondi. Intervista con un “Concierge”.
 
Roccaraso, agosto. Ho intervistato il concierge.
Il concierge è l’uomo più avvicinabile che ci sia a Roccaraso. Sembra impossibile, ma è così: l’uomo che è costretto dieci volte al giorno a far buon viso e cattivo giuoco, l’uomo obbligato cinquanta volte a inchinarsi, suo malgrado, a chicchessia, l’uomo, infine, che è a disposizione del pubblico, per preciso mandato della direzione del mio hotel, è inavvicinabile. Si tratta, senza dubbio, d’una situazione paradossale, ma siamo in alta montagna e bisogna assuefarvisi. Domandate, per favore, all’uomo coi galloni se ha visto, per mero caso, un innocente asino sorvolare i tetti a gran colpi d’ala. Egli, servizievole e cortese vi risponderà che ancora non gli vien fatto di scorgere il quadrupede volante ma che, ove più tardi facesse capolino nel cielo di Roccaraso senz’altro ve ne terrà avvertito. Ma chiedete, viceversa, in confidenza chi mai è che paga i conti della bionda solitaria, raminga nei lembi estremi della pineta, e Cèrbero si rabbuierà, vi squadrerà dall’alto in basso e si andrà a rintanare, blaterando, nel ligneo fortilizio del bureau.
L’uomo che per abito e professione è affabile e socievole diviene muto come un pesce, anzi come una trota del Sangro, allorchè voi sdrucciolate su certi argomenti. Serba nello spazio compreso tra il berretto orofregiato e le spalline col bottone di madreperla i piccoli e grandi segreti d’azienda.
E’ l’uomo che più parla di tutto l’albergo; ma è anche l’uomo che più tace.
Ma io gli ho confidato, in un orecchio, che sono concierge travestito. D’inverno, monto la guardia in un locale della capitale, col bastone dal pomo dorato in mano ed il tricorno in capo. Quanti di coloro che, a notte alta, sono almeno passati da via Nazionale non mi hanno visto alla pioggia, neve e gelo sempre col tricorno e sempre con la mazza?
Eppure, è così. L’estate, mi rado i baffi, depongo gli arnesi del mestiere e me ne vo bel bello a spasso nelle stazioni di cura del monte e del mare. I miei colleghi mi divertono un mondo. Ecco, perché ricerco sempre la loro pregiata compagnia.
Allorchè l’ultimo viveur roccolano ebbe varcata la soglia del (grand) hotel, cioè esattamente centottanta minuti buoni dopo la mezzanotte, il concierge m’invitò a bere un buon Frascati nel suo stambugio.
Hai visto? Iniziò bruscamente. Hai visto? Io mi domando cosa fa costui, ogni notte, fino alle ore piccole. Non giuoca, non va a ballare, non ha amici…
Avrà amiche…
Manco a dirlo! C’era stata una signorina, una signorina che non ti dico quand’era bella che pareva l’avesse fatta il sole. Ebbene, per non portarti per le lunghe, la madre, che era donna d’esperienza, mi fece capire che tra lui e sua figlia c’era stata un, come si chiama, un piccolo flirt. Si trattava di condensare, mi capisci, di dare, se richiesto, delle grandi informazioni: gran gente, molti soldi, tre mesi di albergo, automobili, qua, mance là, ecc. Lo crederesti? Quel ludibrio d’uomo è ammogliato; ammogliato con una vecchia con gli occhiali che viene ogni settimana qua perché preferisce i bagni di mare…
Il concierge me n’ha confidato delle belle. Piccoli intrighi d’amore e gran drammi finanziari. Idee balzane del commendatore con la Roll-Royce e taccagnerie imperdonabili della signora del cane. E’ passato tutto l’albergo, come in una rivista, sulla bocca del concierge.
Elidonio
 
 
 
 
 
Il Principe Umberto esce dall'Albergo Savoia
 
 
(*) Tra l'Albergo Savoia e l'Albergo Reale si nota un bel giardino dove s'intrattenevano gli ospiti degli alberghi. Lo affianca il campo da tennis, del quale esiste un filmato girato durante una partita di tennis.