“Sciare è antiistintivo per eccellenza… fate perciò sempre il contrario di ciò che vi suggerisce l’istinto. Quando crederai di non aver più nulla da imparare, la più stupida caduta ti persuaderà del contrario.”
Leo Gasperl

 
dal libro: sulle orme dello sci ai piedi del Cervino
nel 70° anniversario della fondazione della
Scuola di sci del Cervino
di Riccardo Castellaro, 2006 - Augusto Ferrara Editore
 
Racconto di un pomeriggio in compagnia di Luciana Gasperl
 
Il mito comincia nella regione della Stiria, a Mitterndorf, il 24 maggio 1912. Leo era figlio di Carlo, un capo boscaiolo e incomincia a sciare per necessità: per andare a scuola un artigiano amico di famiglia gli costruisce il primo, corto paio di sci. Nel 1924 vince la prima gara di sci, il “Campionato dei giovani austriaci” e lo stesso anno vince anche la prima gara di salto. E’ durante le scuole medie, frequentate a Kitzbuhel, che Leo affina la tecnica dello sci, fino a incominciare a lavorare come aiuto maestro.
Nonostante il diploma da meccanico, decide per lo sci e incomincia a gareggiare anche grazie all’aiuto del Conte Spiegel, che gli fa da manager per svariati anni. Il “Parsenn Derby” di Davos e lo “Stambecco d’argento” del KL di St. Moritz nel 1931 sono le prime importanti gare vinte. In particolare, il mitico record di 136,300 Km orari stabilito a St. Moritz resisterà molto a lungo, battuto solo a 16 anni di distanza, l’8 maggio del 1947 a Plateau Rosà dall’amico-allievo Zeno Colò.
Da questo punto le vittorie ottenute in tutte le stazioni sciistiche delle Alpi sono innumerevoli ed affiancate da una costante e profonda evoluzione della tecnica dello sci che lo porta a formulare la richiesta alle autorità austriache per l’apertura di una scuola di sci, autorizzazione che gli viene negata in quanto gli manca il regolare diploma di maestro; è in questo momento di grande sconforto che si concretizza la svolta italiana: nel 1932 grazie all’ing. Gianni Albertini e all’amico-campione Hans Nobl, viene chiamato a selezionare ed allenare la squadra italiana per le Olimpiadi del 1935. Da quel momento Leo si dedica quasi interamente all’attività di allenatore, con eccezionali risultati, intervallandola a quella di istruttore alla scuola estiva del Livrio (Passo dello Stelvio)¸ è qui che, nell’estate del 1936 incontra Luciana, che diventerà sua moglie il 22 maggio del 1937 e che lo affiancherà per tutta la vita. La figura di Luciana è una colonna portante della vita dell’eccentrico Leo e ancora oggi è amata e rispettata da tutti gli abitanti di Cervinia.
Fino al 1941 sono innumerevoli le vittorie degli atleti italiani allenati da Leo, ma la guerra tronca la sua attività di allenatore. Nel dopoguerra ottiene finalmente il diploma di maestro di sci italiano, precisamente il 6 maggio 1946 a Salice d’Ulzio, ovviamente con il massimo dei voti. Da allora lo troviamo a lungo alla direzione della scuola di sci di Cervinia, invernale ed estiva, al fianco di Rolando Zanni, Giulio Bich, Ernesto e Gioacchino Pession, Jean e Daniele Pellissier e uno stuolo di suoi allievi, i “Cuccioli del Cervino”, che grazie a lui diventeranno grandi e scriveranno a caratteri di fuoco il nome della Scuola di sci del Cervino nell’olimpo dello sci.
 
 
Autodidatta per eccellenza, Leo ha gettato le basi della attuale tecnica, sperimentando anche soluzioni innovative, alcune più fortunate, come il famoso “parallelo di Gasperl”, fluido e sicuro, altre indimenticabili e spettacolari, come il “Tirring mantell” e gli esperimenti con il pallone aerostatico del Conte Rossi. E’ forse questo l’aspetto più preponderante della figura di Leo, la continua ricerca dell’innovazione e del miglioramento della tecnica, senza paura di essere considerato un “eretico” dello sci.
Per Leo e Luciana gli anni ’50 sono gli anni della spensieratezza, delle moltissime feste, soprattutto i carnevali in costume, che Luciana organizzava con grande maestria, quando Leo e il suo grande amico Achille Compagnoni si travestivano e dilettavano i turisti con divertenti caroselli per le piste di Cervinia; sono gli anni dell’amicizia con Renato Rascel, Gina Lollobrigida, l’Agha Khan, Mike Bongiorno, Louis Trenker e molti altri personaggi famosi, non ultimo Umberto II e la famiglia reale, all’epoca già in esilio, ma in costante contatto grazie a una fitta corrispondenza epistolare.
 
 
La signora Luciana, ricordando e descrivendo quel periodo, parla di “sci allegro”, definizione che ritengo molto appropriata: racconta di come, finita la giornata di sci, si indugiava fra amici nei vari locali di Cervinia fino a tarda notte, ripartendo il giorno dopo con entusiasmo, anche se con un po’ di mal di testa…
Luciana ripercorre la vittoria alla Coppa del Re al Sestriere del ’36: una sei giorni di gara massacrante, dove Leo vince cinque volte, battuto in una sola occasione da Hans Nobl e racconta delle difficoltà per ottenere il grande premio previsto: una Fiat Balilla Lusso, che poi li accompagnerà a lungo attraverso le Alpi. Racconta della trepidante attesa a Milano, proprio su quella vettura, aspettando il ritorno di Leo, che era chiuso nell’ufficio di Ulrico Hoepli, per discutere la pubblicazione di un libro che costituirà una pietra miliare per la nascente tecnica dello sci italiano: “Scuola di sci: discesismo”, del 1939; verrà poi stampato in tre edizioni, corredato di numerose e geniali foto che Leo amava definire “fotografie parlanti”, molto più utili delle parole per descrivere quell’arte dello sci che tanto lo appassionava. Luciana Gasperl descrive in modo preciso le vetrine del famoso negozio che lei e Leo guidarono per molti anni e ricorda le numerosissime apparizioni di Leo sui più famosi giornali del mondo, fra cui anche il Times. E’ osservando i profondi occhi azzurri della signora Luciana, che scintillano raccontando episodi e aneddoti dei tempi che furono, quando Cervinia e la Scuola di Sci divennero grandi, che mi rendo semplicemente conto di essere faccia a faccia con la Storia dello sci.
 
 
Leo si spegne nel 1997 in Abruzzo, compianto da tutti, dopo aver soggiornato per ben 25 anni a Rivisondoli e aver diretto la stazione di sci di Monte Pratello.
Finiva la sua vita e cominciava la leggenda.
 
 
 
 
Ecco perché è giusto e doveroso intitolargli la pista Direttissima di Monte Pratello; è questo il modo più efficace per tramandare questa leggenda alle future generazioni di sciatori che scenderanno sulle nevi delle nostre montagne.