… Due furono le piste ricavate sul lato nord della montagna: una meno ripida, ma più lunga, per le gare di discesa; l’altra più vicina all’impianto, con circa seicento metri di ripido pendio, per lo slalom e fu denominata “Napoli”. Negli anni successivi divennero teatro di memorabili gare nazionali ed internazionali. Curioso e significativo è il racconto di Alberto Ardini, romano, maestro di sci, giudice-arbitro ed omologatore di piste, direttore di stazioni invernali e della scuola di sci di Selva di Val Gardena, con incarichi diversi nella FISI.
“Il giorno di San Giuseppe del 1940, sulla pista Napoli fu organizzata una gara di slalom ed il tracciatore Fernando Menzocchi usò per la prima volta in Italia e forse in Europa, rudimentali pali snodati; avevano, come del resto li hanno ancora oggi, un mollone in metallo di 15 centimetri, che collegava e rendeva mobile il palo del perno infisso nella neve.”
A questo punto sarebbe interessante capire, data la continua evoluzione della meccanica e della tecnica sciistica, perché sono dovuti arrivare gli inizi degli anni ottanta per incominciare ad utilizzare, ad opera di Oreste Peccedi, allenatore della squadra italiana di sci, un attrezzo così intelligentemente concepito e che ha rivoluzionato in maniera determinante la gare di slalom …
 
dal libro: La slittovia di Roccaraso
di Ugo Del Castello
 
Ho riportato questo brano tratto dal mio primo libro sulla storia sciistica di Roccaraso, perché illustra brevemente la situazione delle piste cui era al servizio il primo impianto di risalita, la slittovia, appunto. Su, in cima al Monte Zurrone, è rimasta la testimonianza di quell’impianto, il rullo dell’argano elettrico, che con il suo movimento avvolgeva la fune attaccata allo slittone e lo tirava fin lassù carico di quattordici sciatori. Ci sono poi alcune immagini e il mio libro che fanno rivivere quegli anni di sci pionieristico e nello stesso tempo evoluto e affascinante.
Mai avrei immaginato che un giorno fosse riemersa un’ulteriore testimonianza dell’attività sciistica che si svolse in quei luoghi, in particolare dell’attività agonistica e invece eccola. Per me c’è solo una foto del trofeo che lo sciatore Travaglio vinse in una gara di sci, mentre Fabrizio Merolla, presidente del SAI Napoli (Sci Accademico Italiano), lo ha ricevuto in dono, per il suo sci club, dal vincitore, in una riunione del SAI nazionale a Verona.
 
 
Il logo dello Sci Accademico Italiano
 
Niente di eccezionale, ma tornare solo per un momento con la fantasia a quei tempi, credo possa suscitare in voi, come è accaduto per me, non solo un pizzico di curiosità, ma anche un breve momento di emozione.

Le tracce lasciate sulla neve dai pattini dello slittone, quel puntino nero che si vede arrivare quasi alla fine del percorso. Non è visibile la pista Napoli, che si trovava a destra, oltre la linea elettrica.

Una bella immagine dello slittone disegnato su un depliant dell'epoca.